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Spunti

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Se non passiamo attraverso l'esperienza del silenzio non potremo mai vivere il nostro rapporto con l'inconscio.

Altro, immagine, corpo: in ciascuno di questi livelli di esperienza il silenzio si fa segno di una presenza e, al contempo, di un’assenza. La cura psicoanalitica è uno dei modi per esplorare le forme in cui tale presenza-assenza si manifesta nel rapporto con il proprio inconscio. L’inconscio si rivela infatti come parola e silenzio, come eco del passato e come segno ancora muto che attende di essere tradotto in avvenire.

 La perdita dell’evidenza naturale

Studiare i classici della psicopatologia fenomenologica è ancora oggi un esercizio ineludibile tanto per ogni apprendista in psicoterapia quanto per ogni clinico di lunga esperienza.
Tra le pietre miliari della letteratura antropo-fenomenologica spicca La perdita dell’evidenza naturale di Wolfgang Blankenburg, un testo che ci permette, ancora oggi, di confrontarci con la questione clinica della psicosi.
 
L’obiettivo è che la domanda iniziale del paziente si rivolga alla questione enigmatica che affiora tra le maglie del sintomo.

In un’analisi l’apertura dell’inconscio non si esaurisce nella presenza dei sogni, lapsus, etc., ma richiede che alla sofferenza del sintomo venga supposta una significazione. Per esempio, si può verificare il caso in cui un paziente inizi a raccontare molti sogni e che mostri una curiosità soggettiva per i contenuti emersi, senza però manifestare l’idea che il sogno significhi qualcosa che concerne il proprio disagio. 

Nella psicopatologia classica il sentimento di estraneità (BEfremdung) che lo psichiatra prova di fronte all’“estraneazione” (ENTfremdung) del suo paziente è stato il criterio con cui definire l’incomprensibilità della psicosi.

Nella psicopatologia classica il “sentimento di estraneità” (BEfremdung) che un clinico prova di fronte all’“estraneazione” (ENTfremdung) del paziente è stato il criterio con cui definire l’incomprensibilità della psicosi. Tale atteggiamento però ha relegato lo psicotico in un mondo a noi estraneo, inaccessibile.

Affetti e generatività mostrano la dimensione relazionale del desiderio che si trasmette di generazione in generazione.

Nel modello relazionale-simbolico sviluppato dalla scuola di Scabini e Cigoli troviamo due vertici di osservazione esplorare ogni programma di educazione sessuale che non sia semplicemente un’ortopedia del comportamento sessuale ma un’apertura sulla relazione affettiva e sessuale.

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