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L'oggetto piccolo a è una traccia del godimento perduto.

Lacan, l’oggetto piccolo a e il buco dell’Altro

Nella psicoanalisi di Lacan l’oggetto piccolo a è ciò che contrassegna il buco dell’Altro.

RESTO. L’oggetto piccolo a è l'impronta che rimane come buco dell’Altro. L’oggetto piccolo a è il residuo di godimento o, più precisamente, il resto della rinuncia a un godimento tutto pieno.

Come sottolinea Lacan nel Seminario XVI (Da un Altro all’altro), è attraverso l’oggetto piccolo a che possiamo sapere qualcosa del godimento che si estrae dall’informe.

L'oggetto piccolo a è una traccia del godimento perduto che mantiene una certa attualità.

L’oggetto piccolo a è la persistenza nel presente di un tempo, quasi mitico, in cui c’era la Cosa. La questione del soggetto si orienta verso questa Cosa che non c’è mai stata e che tuttavia viene sempre richiamata.

EXTIMITÀ. Nel Seminario XVI Lacan dice che l’oggetto piccolo a può funzionare come equivalente di un godimento perduto in ragione di una struttura topologica.

L’oggetto piccolo a, in quanto causa del desiderio, si presenta come un oggetto esteriore e contemporaneamente si configura come un oggetto interno alla struttura del soggetto che causa.

L’oggetto piccolo a congiunge l’intimità alla radicale esteriorità.

A questo proposito Lacan parla di extimité: l’oggetto piccolo a è interno al rapporto che si instaura nell’istituzione del soggetto come effetto del significante e, allo stesso tempo, determina nel campo dell’Altro una struttura di bordo.

L’oggetto a si iscrive nel campo dell’Altro sotto la forma di un bordo, come contorno che determina un buco. Lacan addirittura dice che ciò che dà forma all’Altro è l’oggetto a.

MANCANZA. L'oggetto a è la condizione dell’istituzione del luogo dell’Altro come evacuato da un godimento tutt’Uno – in questo caso l’Uno del godimento va inteso come l’elemento di un insieme e non come un Uno ordinale. Allo stesso tempo l’oggetto a è, strutturalmente, logicamente, ciò che manca nel luogo dell’Altro.

La topologia secondo Lacan mostra il rapporto tra la struttura e il buco che la costituisce. Lacan sottolinea allora il legame tra le quattro strutture topologiche fondamentali (la sfera, il toro, il cross cap e la bottiglia di Klein) e i quattro oggetti piccoli a (il seno, le feci, lo sguardo e la voce).

Sul piano simbolico l’incompletezza dell’Altro imprime la sua struttura logica attraverso il significante fondamentale della mancanza (S di A barrato).

E la tessitura immaginaria di questa mancanza è il fallo, che si configura come la conseguenza di un effetto di struttura determinato dall’esperienza del Reale.

Il grafo del desiderio i suoi differenti piani di costruzione sono la traduzione logica di una struttura fondamentalmente bucata. Nel corso del suo insegnamento Lacan evidenzierà sempre l’omologia tra le faglie della logica e la struttura del desiderio.

L’oggetto piccolo a non si configura quindi come l’oggetto del luogo del desiderio, ma come l’oggetto causa del desiderio. L’effetto dell’oggetto a nell’istituzione stessa del soggetto va a causare, costituire, il desiderio in ciò che è, secondo i bordi particolari e propri a ciascun soggetto.

L’oggetto a incarna ciò che manca al soggetto, ma anche ciò che lo costituisce in quanto mancanza d’essere, in quanto soggetto diviso.

E sarà questa dimensione a fare da motore al vettore verso cui il soggetto tenderà infinitamente secondo i modi di un asintoto, senza tuttavia alcun possibile recupero totale. Con l’oggetto piccolo a l’impossibile diventa allora causa e conseguenza.

ZERO, UNO, ALTRO. Nel quadro concettuale disegnato da Lacan l’infinito che entra in gioco con l’oggetto a non può che essere pensato che a partire dallo zero.

Lo zero si configura come un elemento che pur non essendo contato permette di avviare un conteggio.

Lo zero funziona come un Uno che viene sottratto a un tutto iniziale, un insieme iniziale che tuttavia si costituisce a partire da esso.

È dunque attraverso questa operazione di sottrazione di un Uno che viene inaugurato quell’insieme iniziale che implica necessariamente già il registro dell’immaginario e del simbolico.

C’è poi un secondo tipo di Uno, un Uno successivo al primo Uno: questa seconda forma di Uno è l’Uno del tratto unario, senza il quale il soggetto non potrebbe ritrovarsi rappresentato nel campo significante.

Il soggetto si istituisce contemporaneamente alla luce dell’Uno (tratto unario) che si scrive nell’Altro e dell’oggetto piccolo a che rappresenta il buco dell’Altro dove si colloca la causa del desiderio del soggetto.

Nell’Altro c’è l’Uno e una faglia, un vuoto, simile a un insieme vuoto, che prende la forma dell’oggetto piccolo a e rende possibile il collocarsi del desiderio come mancanza fondamentale.

UNO E VUOTO. Nella prospettiva di Lacan l’Altro, prima ancora di essere considerato come una concatenazione dei significanti o, per dirla con i toni aulici del primo Lacan, come il tesoro dei significanti, si configura come un insieme che contiene l’elemento Uno e l’elemento dell’insieme vuoto.

A partire da questo primo insieme, composto dall’Uno e dalla mancanza, viene aperta la possibilità ad altri elementi di concatenarsi dentro l’insieme, partendo dunque da una struttura fondamentale bucata, dove c’è un elemento Uno e l’insieme vuoto.

Se consideriamo la presenza di questo insieme vuoto all’interno dell’insieme dell’Altro possiamo introdurre anche la questione della negazione.

Il grande Altro incarna dunque allo stesso tempo l’insieme vuoto e una riserva di primi elementi Uno che danno avvio al concatenarsi di elementi successivi.

Questi elementi significanti successivi si costituiscono rispetto a questo vuoto che fa parte dell’insieme del grande Altro, ma che non fa parte dell’insieme dei significanti. Per questa ragione il significante rinvia sempre a un altro significante: la differenza e il rimando dei significanti si costituisce a partire da un insieme vuoto, da un buco che permette allo stesso tempo la tramatura dei significanti.

MARCHIO E SCARTO. Un significante che rinvia a un altro significante è garantito da un punto di capitone, di arresto, che si basa su un buco rappresentato dall’insieme vuoto presente nell’Altro.

E il soggetto appare furtivamente in questo rinvio da un significante a un altro significante, un rinvio dei significanti che prende avvio da un vuoto – da un insieme vuoto contraddistinto nel campo dell’Altro da un rapporto di inclusione che viene esclusa o di esclusione che viene inclusa – da cui prende forma l’oggetto piccola a.

L’oggetto piccolo a si configura come l’insegna di ciò che viene evacuato da un godimento tutt’Uno.

E questa insegna imprime un marchio sul corpo del soggetto, un soggetto che si ritrova per tutta la vita a produrre un guadagno di godimento a partire paradossalmente da una operazione di svuotamento.

Questo vuoto, che determina questa esclusione/inclusione, si declina differentemente, assumendo tre pieghe diverse (frustrazione, castrazione e privazione) e mostrando effetti e conseguenze che variano da caso a caso. È sempre attraverso questo buco che all’interno della struttura dei significanti è presente uno scarto tra l’enunciazione e l’enunciato, uno scarto che apre il movimento del desiderio.

 


Psicoterapeuta Torino
Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.
La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.
I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

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