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Psicoanalisi lacaniana

Lacan sottolineava che “il desiderio dell’uomo è desiderio dell’Altro”, cioè desiderio di riconoscimento.

Il desiderio non è un bisogno

Il desiderio è legato alla qualità della relazione con l’Altro e la soddisfazione del desiderio non si ferma al piano dei bisogni.
 
Il valore del legame con l’Altro è caratterizzato dal riconoscimento e dall’attenzione che l’Altro ci rivolge. Sin dalle prime esperienze di vita, dipendiamo dal modo in cui siamo pensati e accuditi dall’Altro.
 
 

L'Altro e il soddisfacimento del bisogno

Gli studi degli psicologi dello sviluppo evidenziano il ruolo della “sintonizzazione” fra madre e bambino, soprattutto in quelle fasi precoci della vita in cui comincia a strutturarsi la modalità, peculiare per ciascuno, di essere-con l’Altro.

Le interazioni madre-bambino risultano fondamentali per la sintesi armonica delle sensazioni, delle esperienze emotive e delle relazioni che le hanno generate. I primi contatti con il corpo materno inaugurano la nostra finestra sul mondo.
 
La fase mitica delle nostre esperienze interpersonali inizia già alla prima poppata, momento cruciale che innesta il soddisfacimento umano nel ramo del legame con l’Altro.
 
La domanda di soddisfacimento che caratterizza la relazione del bambino con l’Altro è duplice: per l’essere umano infatti la presenza dell’Altro non è necessaria solo per il soddisfacimento dei bisogni.
 
Per qualche spunto in più guarda questo video su sintonizzazione e traduzione materna:


 

Il desiderio di riconoscimento

Il bisogno è filogeneticamente determinato e la sua soddisfazione corrisponde a quella istintuale: quando si ha sete si beve e quando si ha fame si mangia, tutto è biologicamente programmato e perché tutto vada bene è semplicemente necessaria la presenza degli oggetti di soddisfacimento.
 
Il desiderio è invece “antropogeno” perché è rivolto verso un soggetto e in particolare verso il suo desiderio.
 
A tal proposito Lacan sottolineava che “il desiderio dell’uomo è desiderio dell’Altro”, cioè desiderio di riconoscimento.
Il desiderio – che dipende dal legame con l’Altro – va dunque al di là del bisogno, aprendo nel soggetto la dimensione relazionale della soddisfazione.
 
Per accedere all’esperienza del desiderio occorre però fare i conti con il fatto che l’Altro può non rispondere: può darci il dono della sua attenzione oppure no, senza che questo possa essere padroneggiato.
 
L’esperienza del desiderio non è l’esperienza dell’armonia e dell’intesa perfetta: il desiderio espone semmai al vacillamento delle certezze sulla relazione con l’Altro. Il legame con l’Altro è infatti connotato da una separatezza irrimediabile e, al contempo, da un vincolo necessario.
 
Per qualche spunto in più guarda questo video sull'Essere soli, ma non senza l'Altro:


 

La singolarità del desiderio

Non tutto il desiderio prende la forma del desiderio di riconoscimento, esiste infatti una forza indomita che consiste nel desiderare di avere un proprio desiderio.
 
Si tratta di un desiderio che non si lascia assorbire dalla dialettica del riconoscimento perché esprime la spinta verso una singolarità assoluta (ab-soluta), sciolta da ogni legame con l'Altro.
 
Il marchio del desiderio singolare di ciascun soggetto nasce quindi in seno alla relazione con l'Altro ma non si esaurisce in quel primo legame che gli ha dato forma.
 
La singolarità del desiderio conduce il soggetto al di là dell'orbita del desiderio dell'Altro.
Sebbene si manifesti come l'eclissi della dialettica del riconoscimento, la singolarità costituisce l'occasione più autentica per mettersi in gioco nella relazione con l'Altro.
 
La singolarità del desiderio pone in primo piano la spinta ad aprirsi all'Altro prima ancora di essere rassicurati dal suo riconoscimento o dalla sua accoglienza. In tal senso la singolarità del desiderio è il cuore pulsante di ogni autentica esposizione al desiderio dell'Altro.
 
Per qualche spunto in più guarda questo video sulle due anime del desiderio:


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