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Psicoanalisi lacaniana

L’isterica a differenza dell’ossessivo desidera che l’Altro riveli il suo desiderio.

L’ossessivo e la garanzia dell’Altro

L’isterica cerca il suo desiderio nel desiderio dell’Altro, ossia nel desiderio che suppone all’Altro in quanto tale. L’ossessivo invece entra nel circuito del desiderio evitando l’alterità a cui apre la domanda d’amore.

L’ossessivo fa passare il suo desiderio davanti a tutto, prima di ogni dialettica con il desiderio dell’Altro. Si situa in questo punto «l’attività distruttrice dell’ossessivo» che prende di mira l’Altro. Il problema dell’ossessivo con il desiderio si costituisce a partire da questa «condizione assoluta del desiderio» e dall’evitamento del «desiderio come desiderio dell’Altro».

Indice

L'evanescenza del desiderio ossessivo

Se il movimento desiderante dell’ossessivo non tiene conto del desiderio dell’Altro è destinato a infrangersi e a diventare evanescente. Su questo aspetto Lacan è molto preciso: «il desiderio dell’Altro non è una via d’accesso al desiderio del soggetto, è tout court il posto del desiderio, e ogni movimento dell’ossessivo verso il suo desiderio urta contro una barriera che è assolutamente tangibile, se posso dire così, nel movimento della sua libido. Nella psicologia di un ossessivo, più qualcosa ha il ruolo di oggetto, fosse pure momentaneo, del desiderio, più la legge di approccio del soggetto rispetto a questo oggetto si manifesterà letteralmente con un abbassamento di tensione libidica. […] Il problema per l’ossessivo è dunque quello di dare un supporto a questo desiderio – desiderio che per lui condiziona la distruzione dell’Altro, dove il desiderio stesso sparirà» [J. Lacan (1957-1958), Il seminario, Libro V, Le formazioni dell’inconscio, p. 413].

Da una parte osserviamo il carattere assoluto del desiderio dell’ossessivo che si oppone al desiderio dell’Altro e dall’altra c’è sempre il rischio imminente dell’evaporazione dello stesso desiderio a causa dell’evitamento dell’Altro. Il nevrotico ossessivo deve dunque far fronte alla mancanza di un punto di appoggio per il desiderio, di qualcosa che possa assumere una funzione gravitazionale per il suo desiderio.

Exploit fallico 

Nel Seminario V Lacan ci indica chiaramente che l’exploit, il lato performance di tutta l’attività dell’ossessivo, è il segno del ripiegamento del soggetto sul significante fallico, significante che rappresenta per eccellenza «il significante del desiderio» configurando la possibilità di significantizzare il resto che si produce quando il bisogno passa nel registro della domanda.

L’apertura sulla dimensione vitale del desiderio dell’Altro viene suturata dall’ossessivo mediante l’appiattimento del rapporto con l’Altro sul piano della domanda, come se l’oblatività ossessiva potesse scongiurare il lato perturbante presentificato dal desiderio dell’Altro. Ritornano qui tutti i temi portanti dell’elaborazione lacaniana del Seminario L’angoscia, che trovano poi una rinnovata formalizzazione nei concetti di alienazione e separazione del Seminario XI.

Il desiderio impossibile

Ciò che la clinica testimonia è che il prezzo che il soggetto paga per la sua strategia ossessiva consiste nella desertificazione del versante del desiderio, che sembra poter sussistere solo come desiderio insoddisfatto e impossibile da realizzare. Questo è uno stato che l’ossessivo ottiene reintroducendo l’Altro in quanto Altro che pone un interdetto al desiderio.

«L’ossessivo, come anche l’isterico, ha bisogno – diciamo noi – di un desiderio insoddisfatto, cioè di un desiderio al di là di una domanda. L’ossessivo risolve la questione dell’evanescenza del suo desiderio facendone un desiderio interdetto. Egli lo fa sostenere dall’Altro, precisamente tramite l’interdizione dell’Altro» [J. Lacan (1957-1958), Il seminario, Libro V, Le formazioni dell’inconscio, p. 425].

Tutte le perfomances dell’ossessivo esprimono i tentativi del soggetto per ingraziarsi l’Altro e il permesso per poter accedere al proprio desiderio. «Quello che l’ossessivo cerca di ottenere nell’exploit è precisamente quello che poco fa chiamavamo il permesso dell’Altro e in nome di qualcosa che è molto polivalente» [J. Lacan (1957-1958), Il seminario, Libro V, Le formazioni dell’inconscio, p. 428].

 Ma come ci fa notare Lacan, ancora nel Seminario V, «se il desiderio è effettivamente ciò che ho articolato qui, vale a dire ciò che si produce nell’apertura beante che la parola apre nella domanda, e che quindi è in quanto tale al di là di ogni domanda concreta, è chiaro che ogni tentativo di ridurre il desiderio a qualcosa di cui si domanda il soddisfacimento si scontra con una contraddizione interna» (Ivi p. 426). Qualche riga più avanti Lacan aggiunge che «l’illusione, il fantasma stesso che è alla portata dell’ossessivo, è in fin dei conti che l’Altro in quanto tale sia consenziente al suo desiderio» (Ivi, p. 427).

Il fantasma dell’ossessivo guida il soggetto in una condotta in cui ciò che risulta cruciale è la convalida del desiderio e in questo la presenza dell’Altro è fondamentale, anzi Lacan è ancora più preciso quando dice che «la mira essenziale è mantenere l’Altro» (Ivi, p. 430).

La dipendenza dall'Altro 

La struttura della nevrosi ossessiva si contraddistingue dunque per la «dipendenza dall’Altro nell’accesso al desiderio» (Ivi, p. 417) e in tal modo il desiderio viene sbarrato, procrastinato, «facendolo essere sempre altrove da dove si corre il rischio, e lasciandone sul posto appena un’ombra, poiché egli annulla in partenza la vincita e la perdita, abdicando anzitutto al desiderio che è in gioco» (J. Lacan (1957), La psicoanalisi e il suo insegnamento, in Scritti, vol. I, p. 446).

Nella struttura nevrotica sebbene l’Altro sia l’intermediario per il rapporto con il proprio desiderio si presenta al soggetto sotto le sembianze di un luogo enigmatico «in cui deve essere scoperto il desiderio, in cui deve essere scoperta la sua possibile formulazione. Qui si esercita a ogni momento la contraddizione, poiché l’Altro è posseduto da un desiderio – un desiderio che, inauguralmente e fondamentalmente, è estraneo al soggetto. Da qui le difficoltà della formulazione del desiderio, sulle quali il soggetto inciamperà, e in modo tanto significativo che lo vedremo sviluppare le strutture nevrotiche che la scoperta analitica ha permesso di disegnare. Queste strutture sono diverse a seconda che l’accento sia messo sull’insoddisfazione del desiderio, modo attraverso cui l’isterica ne affronta il campo e la necessità, oppure sulla dipendenza dall’Altro nell’accesso al desiderio, modo in cui questo accesso si propone all’ossessivo» [J. Lacan (1957-1958), Il seminario, Libro V, Le formazioni dell’inconscio, cit., pp. 416-417].

Isteria e nevrosi ossessiva 

Come si è già detto, nell’isteria viene chiamato in causa l’Altro del desiderio e l’Altro della parola viene provocato affinché riveli il suo punto di mancanza. L’ossessivo invece cerca di rivestire il desiderio dell’Altro attraverso una manovra in cui la dialettica dell’Altro viene cristallizzata sul piano della domanda.

L’isterica a differenza dell’ossessivo tenta l’Altro affinché riveli il suo desiderio. Tuttavia anche nella nevrosi ossessiva rimane un substrato isterico, ossia quel nocciolo duro del reale pulsionale che non si lascia tradurre del tutto nel simbolico. La nevrosi ossessiva infatti non esclude la questione dell’isteria «perché, anche eliso, il desiderio resta sessuale (ci si perdoni di limitarci a queste indicazioni)» [J. Lacan (1957), La psicoanalisi e il suo insegnamento, in Scritti, vol. I, p. 446].

Discorsi

Se spostiamo la nostra attenzione all’elaborazione lacaniana del mathema del discorso dell’isterica così come viene esposta nel Seminario XVII, allora possiamo notare come in Lacan venga ancora mantenuta la metafora freudiana della nevrosi ossessiva come dialetto dell’isteria.

Nella formulazione dei quattro discorsi infatti troviamo il discorso dell’isterica, ma non quello dell’ossessivo. Il discorso per Lacan non è una categoria clinica e il nevrotico ossessivo può per esempio essere confortato da certi soggiorni nel discorso dell’università. Ciò non vuol dire che il discorso universitario indichi esclusivamente un funzionamento ossessivo, infatti il nevrotico ossessivo trova un altro polo dei suoi riferimenti nel discorso del padrone (maître), come del resto anche l’isterica.

Per Lacan il discorso del padrone è la forma del discorso dell’inconscio, rispetto a cui isteria e nevrosi ossessiva rispondono in modo distinto. Ora, uno degli aforismi con cui Lacan puntualizza alcuni avanzamenti concettuali del suo Seminario XVII è quello in cui dice: «l’isterica vuole un padrone su cui regnare» [J. Lacan (1969-1970), Il seminario, Libro XVII, Il rovescio della psicoanalisi, p. 160], mentre l’ossessivo attende la sua morte per prenderne il posto.

 

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