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Psicoanalisi lacaniana

Nel fantasma inconscio l’oggetto causa del desiderio viene connesso al desiderio dell’Altro.

Logica del fantasma e discorso del padrone

L’impossibilità del legame tra $ e a è ciò che viene indicato nella parte inferiore della formula del discorso del padrone. Se inseriamo un punzone tra i due termini otteniamo la formula lacaniana del fantasma inconscio: $ ◊ a.

«Questa formula che definisce il discorso del padrone ha l’interesse di far vedere che esso è il solo a rendere impossibile l’articolazione che abbiamo indicato altrove come fantasma, in quanto relazione di a con la divisione del soggetto – ($ ◊ a). Sin dall’inizio e in modo fondamentale, il discorso del padrone esclude il fantasma. E questo lo rende, nel suo fondamento, completamente cieco. Il fatto che altrove, e specialmente nel discorso analitico dove si dispone su una linea orizzontale in modo del tutto equilibrato, il fantasma possa emergere, ci dice un po’ di più sul fondamento del discorso del padrone. Per ora comunque, riprendendo le cose a livello del discorso dell’analista, constatiamo che è il sapere, vale a dire tutta l’articolazione dell’S2 esistente, tutto ciò che si può sapere, a essere messo, secondo il mio modo di scrivere, nel posto cosiddetto della verità – non ho detto reale. Ciò che si può sapere, nel discorso dell’analista, è pregato funzionare secondo il registro della verità» [J. Lacan (1969-1970), Il seminario, Libro XVII, Il rovescio della psicoanalisi, p. 131].

Indice

Il passaggio del fantasma

Nella costruzione del fantasma avviene un passaggio che prova a connettere quegli elementi che sono stati irrimediabilmente separati dall’operazione di alienazione. Il fantasma è l’esito dell’operazione di separazione dove appunto il soggetto recupera ciò che nell’alienazione era stato tagliato e scartato come una perdita d’essere.

«Questo qualcosa che resiste, che non è permeabile a ogni senso, che è conseguenza del nostro discorso si chiama fantasma. Da scandagliare sono i suoi limiti, la sua struttura, la sua funzione. Il rapporto, in un discorso, fra a piccolo, il plusgodere, e $ barrato del soggetto, ossia per l’esattezza la relazione che è troncata nel discorso del padrone: ecco che cosa dobbiamo scandagliare nella sua funzione quando, nella posizione completamente opposta, quella del discorso dell’analista, a piccolo occupa il posto del sembiante e il soggetto si trova di fronte. In questo posto in cui è interrogato il fantasma deve assumere il suo statuto, che è definito dalla parte stessa di impossibilità che c’è nell’interrogazione analitica» [J. Lacan (1971), Il seminario, Libro XVIII, Di un discorso che non sarebbe del sembiante, p. 22].

Fantasma e desiderio dell'Altro

Nel fantasma viene recuperato un rapporto con il proprio oggetto a reintroducendolo nella relazione con il desiderio dell’Altro. Di fronte alla faccia enigmatica del desiderio dell’Altro, di fronte alla dimensione dell’Altro che non è riassorbile nella connessione dei significanti il soggetto è messo alle strette nel rispondere alla questione “che vuole l’Altro da me?”.

Il soggetto di cui stiamo parlando è il soggetto prodotto dall’alienazione, è quindi un soggetto diviso ($). Ora, $ per rispondere alla questione “che vuole l’Altro da me?” sovrappone la propria perdita d’essere (l’oggetto a) alla mancanza dell’Altro.

La costruzione del fantasma implica dunque la sovrapposizione del proprio oggetto a alla mancanza dell’Altro. Nel fantasma l’oggetto a di $ viene collocato nel campo dell’Altro. Il punzone della formula del fantasma indica quindi la riconnessione – che avviene nella separazione – tra la dimensione del soggetto diviso ($) e quella dell’oggetto a.

Il problema che però rimane aperto – e che toccherà al discorso analitico risolvere – è che l’oggetto a viene recuperato ma allo stesso tempo viene collocato altrove, nel campo dell’Altro appunto. Nel fantasma l’oggetto causa del desiderio viene posizionato nel luogo del desiderio dell’Altro: ecco il modo in cui – secondo la logica dell’inconscio (alienazione + separazione) – ritroviamo la formula del “desiderio come desiderio dell’Altro” come fondamento della causazione del soggetto diviso.

 

Per un approfondimento sulla logica del fantasma nel vivo della cura psicoanalitica lacaniana si veda il libro Teoria e tecnica della psicoanalisi lacaniana

 

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