La testimonianza è sempre singolare perché non riguarda l’identificazione, ma l’assunzione della singolarità del proprio Reale pulsionale.
Nella scrittura del caso possiamo individuare tre livelli in cui il clinico è chiamato a compiere degli atti.
Nel libro Il vuoto e il fuoco Massimo Recalcati espone una teoria sintetica della clinica psicoanalitica delle organizzazioni.
L’oggetto piccolo a è la causa/predisposizione del nostro desiderio e si configura come una matrice multisensoriale.
Nel romanzo L’anniversario di Andrea Bajani troviamo una rappresentazione efficace della funzione simbolica del discorso.
Leggere Storia della follia a vent’anni è quasi una folgorazione perché ribalta tutti quei pregiudizi sulla malattia mentale che ancora oggi condizionano la nostra visione.
Clinica del vuoto è un libro di Massimo Recalcati che è stato pubblicato nel 2002, appena prima della nascita di Jonas.
Il mio cammino in Jonas mi ha sostenuto anche in altre esperienze cliniche spingendomi a riformulare alcuni aspetti della teoria e della pratica psicoanalitica.
Nel mio intervento al ventennale di Jonas ho sostenuto che una delle conseguenze della nascita di Jonas è stata l’invenzione di una nuova lingua in psicoanalisi.
La cura psicoanalitica punta a risvegliare il desiderio del soggetto. L'esperienza clinica mostra che il soggetto nevrotico si difende dal desiderio attraverso un filtro fantasmatico che interpone tra sé e l'Altro.
Il concetto di atto analitico è fondamentale per intendere il cambiamento che avviene alla fine di un’analisi.
Il discorso dell’università trova una sua applicazione in certi libri che propongono dei percorsi di soggettivazione del trauma.
In ambito psicoanalitico lacaniano la seduta a tempo variabile segue la logica della punteggiatura e anche la logica del taglio.
Se il tempo della seduta segue il principio della scansione dei significanti, secondo unità semantiche, allora la seduta può fermarsi su un significante o una serie di significanti che appaiono molto significativi.
Il discorso dell’università può essere inteso anche come un dispositivo per la formulazione di “metafore terminologiche”.
Nell’ascolto della storia delle persone che incontriamo in analisi dobbiamo tener conto di quegli eventi che hanno scandito il loro percorso esistentivo segnando la presenza di un prima e un dopo.
Dal punto di vista psicoanalitico la storia raccontata nel romanzo Lacci di Domenico Starnone si presenta come un’illustrazione efficace di alcuni aspetti che riguardano la logica del trauma e la trasmissione intergenerazionale del desiderio.
In alcuni studi il deficit di comprensione delle intenzioni dell’Altro che manifesta il soggetto borderline viene accomunato alle difficoltà dei soggetti psicotici nel decodificare i segnali relazionali dell’Altro.
Ossessione e preoccupazione possono essere intese come due modi per ostacolare la creatività dell’inconscio.
"Una danza che crea" e "un analista che sa giocare/sognare col paziente" sono due metafore concettuali che possono orientarci nella lettura del libro Menti che si svelano. Caratteristiche e funzioni della self-disclosure dell'analista di Giuseppe Craparo.
Si è concluso da poco il ciclo di seminari del Dipartimento Clinico dell’IRPA. Nel 2025 gli incontri sono stati dedicati al tema de “I grandi paranoici”.
La distinzione tra dolore di esistere e dolore dovuto alla perdita è una questione centrale nella clinica della melanconia.
Nell’esperienza traumatica ci accorgiamo tutti quanto la tensione psichica, che ci fa tenere insieme i vari aspetti della nostra vita, sia dipendente dal contesto relazionale e dalle coordinate simboliche del mondo in cui viviamo.
Tra le pietre miliari della letteratura antropo-fenomenologica troviamo La perdita dell’evidenza naturale (1971) di Wolfgang Blankenburg, un testo che ci permette, ancora oggi, di accostarci alla questione clinica della psicosi.
Trovo il suo libro molto interessante e di grande accuratezza nelle spiegazioni.
Possiamo collegare la mentalizzazione alla prospettiva linguistica degli speech acts che sono stati concettualizzati da Austin.
Lo psicoanalista Christopher Bollas ci permette di cogliere l’importanza della funzione del sogno nel lavoro clinico con i pazienti borderline.
La particolarità dello sciame borderline consiste nel fatto che il soggetto si trova in una posizione immaginaria, ma questa posizione non coincide con quella del fallo immaginario.
Il concetto di rettifica dell’Altro, coniato da Recalcati, pone l’accento sul campo relazionale da instaurare nella cura dei nuovi sintomi.
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La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.











