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Psicoterapia psicodinamica

In ogni tappa della sua elaborazione Recalcati esplora la possibilità di trasformare il vuoto in mancanza.

I nuovi sintomi tra nevrosi e psicosi

Recalcati compie una diagnosi strutturale sui fenomeni psicopatologici della contemporaneità. I nuovi sintomi sono più vicini alla struttura della psicosi perché mostrano un ritorno del Reale pulsionale che segue il meccanismo della forclusione anziché quello della rimozione che è tipico della clinica delle nevrosi.

Ma il lavoro teorico-clinico di Recalcati va oltre l’opposizione tra nevrosi e psicosi perché contempla anche la struttura della perversione e apre delle piste di ricerca interessantissime sulla clinica borderline.

Indice

Ambivalenza e paranoia

L’ambivalenza è riconducibile alla clinica della nevrosi e mostra la divisione soggettiva tra la volontà cosciente e il desiderio inconscio. L’ambivalenza è accompagnata spesso dal dubbio e da tanti altri tentennamenti che scandiscono l’esitazione del nevrotico nella scelta del desiderio.

La paranoia è invece una declinazione della struttura psicotica dove l’Io satura l’identità del soggetto e la certezza che lo contraddistingue si fonda sul rigetto (forclusione) dell’esperienza dell’inconscio. 

La melanconia come anti-lutto

La differenza tra nevrosi e psicosi paranoica mette in luce l’opposizione tra ambivalenza e certezza, mentre la differenza tra nevrosi e psicosi melanconica ci fa vedere il rigetto melanconico del lavoro del lutto.

Il lutto consiste essenzialmente nell’assunzione della perdita dell’oggetto e implica un lavoro simbolico su questa perdita Reale.

Nella psicosi non si è iscritta quella funzione simbolica che introduce la perdita e che consentirebbe al soggetto di simbolizzarla: senza questo lavoro di simbolizzazione il soggetto rimane incollato all’oggetto, che non è mai perduto. È a questo proposito, come ricorda Recalcati, che Freud diceva che l’ombra dell’oggetto cade sul soggetto.

Vuoto e mancanza nei disturbi dell'alimentazione

Potremmo rintracciare nella differenza tra vuoto e mancanza il filo conduttore che attraversa il lavoro teorico-clinico di Recalcati sull’anoressia-bulimia dai tempi dell’Ultima cena fino al più recente Le nuove melanconie.

In ogni tappa della sua elaborazione Recalcati esplora la possibilità di trasformare il vuoto in mancanza. Il vuoto indica chiusura e disregolazione emotiva, la mancanza invece implica la possibilità, mai garantita del tutto, di annodare l’apertura relazionale del desiderio con l’eccesso e l’erranza che caratterizzano il desiderio stesso.

Identificazioni solide

Le identificazioni solide esprimono una declinazione della clinica del vuoto, in particolare la clinica dell’Io senza Es. Si tratta quindi di una posizione soggettiva, non sempre riconducibile alla psicosi, che manifesta un rigetto e una negazione dell’inconscio.

L’esperienza dell’inconscio aprirebbe infatti una crepa nell’Io mostrando quel mistero che ci abita e che ci disidentifica dalle postazioni immaginarie e simboliche con cui tentiamo di rivestire il nostro Dasein.

Rettificare l'Altro

Nel trattamento dei nuovi sintomi la posizione dello psicoanalista deve consentire innanzitutto di trasformare il vuoto in mancanza e per sostenere questo passaggio terapeutico bisogna prima rettificare l’Altro, va custodita cioè la possibilità di istituire un campo relazionale dove la parola e il desiderio possano far schiudere l’alterità ingabbiata nel sintomo.

La nascita dei Centri Jonas e poi dei Centri Telemaco scaturisce da questa visione recalcatiana e intende dare spazio a questo campo relazionale che trova nella forza della parola il suo centro di gravità.

 

Per qualche spunto in più sulla prospettiva psicoanalitica di Jonas nella cura dei disturbi dell'alimentazione si veda questo intervento di Nicolò Terminio tenuto in occasione di una puntata del programma televisivo Siamo Noi (TV200).


 

 

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