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Psicoanalisi lacaniana

La psicopatologia delle psicosi rivela una struttura psichica marchiata dall’assenza di un si¬gni¬ficante primordiale: il Nome-del-Padre.

La forclusione del Nome del Padre (la psicosi nel primo Lacan)

La presenza di un rapporto dialettico con l’Altro garantisce al soggetto la possibilità di entrare nel campo del linguaggio. «L’Altro è il luogo ove si costituisce colui che parla con colui che ascolta […]. L’Altro dev’essere considerato anzitutto come un luogo, il luogo in cui la parola si costituisce» (Lacan, Il seminario, Libro III, Le psicosi, 1955-1956, pp. 323-324).

E se «il nevro­ti­co abita il linguaggio, lo psicotico ne è abitato, pos­seduto» (Lacan, Il seminario, Libro III, Le psicosi, 1955-1956, p. 298). Ciò che appare «sfasato» nello psico­ti­co è il rapporto che il soggetto intrattiene con l’Altro. Il carattere essenziale della psicosi è di oggettivare «il soggetto in un linguaggio senza dialettica» (Lacan, Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi, 1953, p. 273).

L’ipostatizzazione delle si­gni­­ficazioni psicotiche rivela una struttura psichica marchiata dall’assenza di «un si­gni­ficante primordiale»: il Nome-del-Padre. Nel pensiero di Lacan il Nome-del-Padre è un significante paterno – ha cioè valore fondativo – proprio perché significante.

Nella psicosi viene meno la funzione costitutiva del Nome-del-Padre, che non offre alcuna garanzia alla stabilità dell’Altro; in un certo senso il soggetto ne scopre l’arbitrarietà e lo rigetta in quanto sembiante: l’assenza dell’Altro dell’Altro è sempre a rischio di rivelarsi in assenza di quella significazione fallica che attraverso la metafora paterna garantisce un funzionamento normale (nevrotico) della struttura.

Indice

Un'insondabile decisione dell'essere

Lacan parla di «un’insondabile decisione dell’essere», di un momento imperscrutabile nella storia di un soggetto che si ricostruisce solo da un punto di vista logico, attraverso il reperimento di una non «marcatezza» del significante nella struttura.

«La forclusione del Nome-del-Padre vuol dire che, per un soggetto, non c’è sembiante del Nome-del-Padre, non c’è il tenue sembiante del padre» (Miller, Corso «Della natura dei sembianti», 27 novembre 1991). La psicosi si configura dunque come il fallimento del sembiante, per cui «tutti i nostri discorsi non sono che difese contro il reale» (Miller, Clinica ironica, 1988, p. 210). In particolare, il soggetto schizofrenico dice che «l’Altro non esiste, che il legame sociale è in fondo una truffa, che non c’è discorso che non sia del sembiante» (Miller, Clinica ironica, 1988, p. 211).

Il rifiuto psicotico del significante paterno riguarda la funzione costituente della parola, funzione che richiede il consenso del soggetto, che con la libertà di «un’insondabile decisione dell’essere» può rigettare il carattere conven­zionale dei sembianti, rigettando quella che è ormai diventata l’impostura del Simbolico.

 

Follia e libertà

L’idea che ispira il percorso di Lacan all’inizio del suo insegnamento consiste nel ritenere le psicosi come declinazioni diverse di una stessa ragione segreta che ritrova nell’esclusione dall’ordine significante sia la fonte della sua liber­tà che l’origine della sua follia.

 

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