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Psicoanalisi lacaniana

Il Reale è ciò che rende insaturo il Simbolico e per tal ragione ne prefigura le possibilità generative e creative.

I quattro discorsi di Lacan tra Simbolico e Reale

Il termine discorso – seguendo gli studi semiotici – indica ciò che ha una trama, un testo che connette diversi elementi. Discorso inoltre, nella sua radice etimologica, porta con sé il verbo discorrere e si riferisce al movimento.

Possiamo allora considerare il discorso come una forma di legame tra diversi elementi in movimento.

Indice

Quattro discorsi per quattro elementi 

Nell’insegnamento di Lacan il discorso è una struttura di quattro elementi [Cfr. J. Lacan (1969-1970), Il seminario, Libro XVII, Il rovescio della psicoanalisi] che prova a tenere insieme la dimensione del significante e quella del godimento, ossia la parte della nostra vita che riesce a essere rappresentata e condivisa e quella invece che ci rimane appiccicata addosso come un vissuto sensoriale ed emotivo che risulterà sempre intraducibile.

Per Lacan i discorsi sono quattro, quindi nella teoria lacaniana troviamo quattro discorsi che fanno muovere quattro elementi.

L'inconscio tra Simbolico e Reale  

In questa cornice teorica l’inconscio va considerato su un duplice piano: quello dei cosiddetti significanti e quello del godimento, quello del Simbolico e quello del Reale. Quando osserviamo il versante Simbolico l’inconscio consiste in una trama che attraversa la nostra vita e che si è costruita nel corso degli anni. In tal senso il Simbolico indica l’inconscio come un sapere che non sappiamo di sapere e che tuttavia orienta la nostra vita come una trama che tendiamo a ripetere in ambiti e momenti diversi.

Quando invece sottolineiamo il livello del Reale ci stiamo riferendo all’inconscio come sapere che deve ancora realizzarsi. Il Reale è un trauma della trama simbolica, il Reale interrompe il fluire ripetitivo dei significanti e richiama ciascuno a simbolizzare qualcosa che non è ancora stato scritto e che rimane fuori-senso. Il Reale insiste nella vita come possibilità per un nuovo modo di esistere al di là di ciò che si è già sedimentato e consolidato.

Il lavoro analitico

Il lavoro di un’analisi consiste nel reperire la trama dell’inconscio che si è costruita nel passato e che tende a ripetersi. Allo stesso tempo un’analisi deve introdurre l’esperienza del Reale come inciampo e trauma del senso affinché la cura sia effettivamente un’occasione per riconfigurare la trama e far esistere l’inconscio come possibilità per un sapere che deve ancora avvenire. La psicoanalisi ha il compito di far esistere l’inconscio non colonizzando il Reale con il Simbolico, ma rendendo il Simbolico permeabile all’esistenza del Reale. Il Reale è ciò che rende insaturo il Simbolico e per tal ragione ne prefigura le possibilità generative e creative.

I quattro posti

I quattro discorsi lacaniani sono le variazioni di uno schema base. Si tratta di uno schema con quattro posizioni fisse: quella dell’agente, quella dell’Altro, quello del prodotto e quella della verità. Ecco il modo in cui è strutturato lo schema base del discorso secondo la teorizzazione di Lacan:

Lo schema del discorso mette dunque in ordine e collega i posti della verità, dell’agente, dell’Altro e del prodotto. Questi quattro posti hanno sempre la stessa sequenza.

In modo sintetico, riducendo la teorizzazione lacaniana ai fini di un uso clinico dei discorsi possiamo evidenziare che:

  • fra l’agente e la verità c’è una barra di separazione che va considerata come la stessa barra che separa significante e significato;
  • il vettore che collega l’agente e l’Altro indica l’azione dell’agente sull’Altro;
  • fra l’Altro e il prodotto riscontriamo la stessa barra di separazione fra l’agente e la verità;
  • fra la verità e il prodotto c’è l’impossibilità del legame.

Per completare lo schema base del discorso dobbiamo prevedere di inserire quattro simboli diversi ($, S1, S2, e a) per ciascun posto.

Il posto dell’agente è il posto che dà avvio e direzione al discorso. L’agente del discorso è in posizione dominante rispetto agli altri elementi. In particolare, l’agente mette al lavoro il posto dell’Altro. Dovremo quindi considerare che il simbolo che occuperà il posto dell’agente metterà al lavoro il simbolo che sarà collocato nel posto dell’Altro. Il nome che viene dato a ogni discorso dipende dal tipo di simbolo che viene messo in posizione di agente.

Nel posto della verità troviamo il simbolo che viene rimosso e che rimane inaccessibile perché è sotto la barra che separa irrimediabilmente il posto dell’agente dal posto della verità. Nel posto della verità viene custodita la ragione segreta che abita il movimento avviato dall’agente e che tuttavia gli rimane ignota. Da questo punto di vista possiamo considerare l’agente come il sembiante di una verità che viene misconosciuta. Fra agente e verità ritroviamo la stessa separazione che osserviamo tra sembiante e verità. Ecco perché il posto dell’agente può essere inteso come il posto del sembiante.

Nel posto dell’Altro viene collocato il simbolo che viene sottoposto al lavoro nell’attività del discorso. Il simbolo che occupa il posto dell’Altro viene messo in attività e in movimento dall’agente.

Nel posto del prodotto troviamo ciò che scaturisce dall’attività dell’Altro. Il simbolo che occupa il posto del prodotto indica l’eccedenza che non è più riassorbibile nel luogo dell’Altro. In posizione di prodotto troviamo il frutto che, di volta in volta, si stacca da un albero-discorso. È importante sottolineare che questo frutto può assumere sia il valore di prodotto sia il valore di scarto del discorso.

I quattro simboli

Lo schema del discorso è la base su cui possiamo collocare e far girare quattro simboli che seguono sempre la stessa successione: $, S1, S2, e a

Questi quattro simboli possono ruotare nei posti del discorso e, a seconda della posizione che occupano nel discorso, cambiano un po’ la loro identità. Nella prospettiva strutturale l’identità di un elemento è definita infatti a partire dalla posizione (e dalla funzione) che viene occupata rispetto agli altri elementi. Per il momento, prima di entrare nel vivo dei quattro discorsi, possiamo definire le caratteristiche generali dei nostri quattro simboli.

Il significante padrone 

S1 è il simbolo del significante padrone, ossia quel significante che ha inserito il soggetto in una trama significante. È il significante dell’inizio dell’alienazione significante, quello che segna il momento aurorale dell’ingresso del soggetto nell’universo simbolico. Ovviamente in un’analisi potremo avere più S1 che hanno scandito la vita del soggetto. Gli S1 sono i significanti maître, (in italiano con padrone è stato appunto tradotto il termine francese maître).

Il sapere 

S2 è simbolo del sapere o, più semplicemente, della trama dei significanti che vengono dopo gli S1. La coppia di significanti S1 - S2 indica la base minima per rappresentare l’articolazione della catena significante. S1 è il primo significante che dà avvio al movimento della significazione, S1 però essendo un significante può trovare il suo significato solo nel suo concatenarsi con un altro significante. S2 rappresenta dunque l’insieme dei significanti che vengono dopo quel primo significante (S1) che se rimanesse tutto solo (ab-soluto, sciolto da ogni legame) non potrebbe assumere alcun significato.

Il soggetto diviso

$ rappresenta il soggetto diviso dal significante, ovvero il soggetto che è rappresentato da un significante (S1) per un altro significante (S2). Il soggetto diviso non è padrone di sé, è il soggetto che viene alienato (rappresentato) nel campo del linguaggio e che dipende in maniera irrimediabile dallo scivolamento (per condensazione o spostamento) della catena significante. $ indica quella condizione soggettiva dove sperimentiamo il vacillamento delle nostre certezze, perché appunto si è aperta una crepa nel nostro Io a causa del sintomo e della significazione sconosciuta a cui rimandano i nostri significanti. $ segnala non solo la dipendenza dalla catena significante, ma anche l’effetto di perdita d’essere che viene generato da questa dipendenza.

L'oggetto causa del desiderio

E infine, troviamo l’oggetto a che è l’oggetto causa del desiderio. L’oggetto a è l’oggetto pulsionale che risulta inassimilabile alla catena significante, ma di cui costituisce tuttavia il prodotto. L’oggetto a è l’eccedenza che viene prodotta dal lavoro svolto nel luogo dell’Altro.

In un primo tempo, l’oggetto a corrisponde alla perdita d’essere introdotta dall’alienazione significante. In un secondo tempo, l’oggetto a si configura come la singolarità del soggetto che nell’operazione di separazione è stata sovrapposta alla dimensione desiderante dell’Altro. Quindi l’oggetto a parla di un resto asemantico di godimento che viene prodotto dal morso del linguaggio e che mettiamo in gioco quando entriamo in relazione con il desiderio dell’Altro. Infine, il simbolo a si riferisce anche al concetto di plusgodere che Lacan elabora prendendo spunto dal plusvalore di Marx.

Questi quattro simboli possono ruotare sullo schema base del discorso con movimenti che contemplano un quarto di giro. Con un quarto di giro ogni simbolo va ad occupare la posizione successiva. Ogni quarto di giro osserviamo il cambio di discorso. Quando compiamo invece mezzo giro abbiamo il rovesciamento del discorso. Ecco perché possiamo dire per esempio che il discorso dell’isterica è il rovescio del discorso dell’università e che il discorso dell’analista è il rovescio del discorso del padrone.

Adesso possiamo finalmente posizionare questi quattro simboli sui quattro posti e proviamo a muoverli con un quarto di giro per quattro volte. Da questa permutazione rotatoria si generano i quattro discorsi:

 
 
 
Per un approfondimento che disegna il movimento dei quattro discorsi nel vivo della cura psicoanalitica lacaniana si veda il libro Teoria e tecnica della psicoanalisi lacaniana
 
 
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