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Articoli

Recensione - blog Lettera di ALIpsi, febbraio 2019
“È necessario che la vita dei nostri figli conosca l’amore per potersi accendere, per poter rimanere viva”. Con queste parole Massimo Recalcati apre Lessico amoroso, un nuovo programma televisivo che prosegue il cammino avviato lo scorso anno con Lessico famigliare. Il discorso riparte da quell’ultimo filmato proiettato a Lessico famigliare dove Roberto Benigni esortava i giovani a innamorarsi e a scegliere bene le parole per esprimere l’amore. Recalcati accoglie coraggiosamente quell’invito avventurandosi in un’impresa tanto delicata quanto difficile: rivolgere il discorso della psicoanalisi al grande pubblico affrontando un tema che attraversa la vita di tutti in un modo che è sempre unico per ciascuno.
 
 

Presentazione romanzo “Abelis” di Mauro Leonardi, 11 Aprile 2012
La forza della storia di Abelis consiste allora nel rovesciamento di ogni egologia più o meno patologica. In questo romanzo il lieto fine è la dissoluzione del potere dell’io, di un io che si ritiene autosufficiente e che pretende di funzionare in modo autoreferenziale: “io voglio liberarmi dall’obbligo di fare qualcosa solo perché è possibile farlo” (p. 134) dirà ancora Blennenort. Sarà su questa via che si configurerà in modo sempre più nitido la possibilità di assaporare la vita, di accorgersi di essere proprio dove si è per “conoscere e accettare fino in fondo la propria sorte” (p. 88) e capire finalmente perché “innamorarsi è decidere di esistere” (p. 133).
 

LANG MAG. La rivista multilingue di interculturalità, Marzo 2011

Nella prevenzione e nella cura del bullismo è importante predisporre dei percorsi educativi dove sia possibile compiere l'esperienza della relazione con l’Altro, dentro e fuori di noi. È questa infatti la questione aperta dall’adolescenza e i comportamenti di bullismo non sono altro che un modo per scansare il compito di crescere, ossia di prendere posizione nel rapporto con l’Altro senza escluderlo o senza sentirsene minacciati.


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Fiera Internazionale del Libro di Torino, 17 Maggio 2009
I ciottoli di Jonas sono dei libri di psicoanalisi e questo li distingue dagli altri libri dedicati a questi temi. Essi non propongono delle soluzioni prêt à porter, ma intendono interrogare il significato profondo che ha la sofferenza psichica, in particolare quella dei nuovi sintomi. Senza proporsi con copertine e titoli ammiccanti i ciottoli di Jonas intendono stimolare riflessioni che non banalizzino le radici della sofferenza umana nell’immediato paradigma del problem-solving. I ciottoli di Jonas vogliono mostrare la realtà profonda del vissuto umano, nel bene e nel male.
 

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Costruire in due, Ottobre-Dicembre 2007, n. 3, pp. 8-10

La generatività del legame di coppia scorge il suo momento di vertigine nella nascita del primo figlio, un inizio che apre i sentieri di una nuova generazione. Il cuore della genitorialità risiede nel passaggio intergenerazionale, dove da un lato entra in gioco il rapporto della coppia con le proprie famiglie d’origine e dall’altro l’assunzione di responsabilità verso la nuova generazione (i figli).

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Articolo - L’Abbazia, Maggio 2006, pp. 19-23
Jacques Lacan già nel 1938, ne I complessi familiari nella formazione dell’individuo, leggeva nelle trasformazioni della famiglia moderna il declino sociale dell’imago paterna. “La cicatrice dell’evaporazione del padre” è un’espressione che lo psicoanalista francese pronunciò in una fase successiva del suo insegnamento, nel 1968 al Congresso dell’École Freudienne de Paris facendo seguito ad un intervento di Michel De Certau (storico, gesuita e membro della sua Scuola). In quell’occasione Lacan metteva in luce come da un lato il declino della funzione paterna e dall’altro l’universalismo e la comunicazione della civiltà moderna producessero tutta una serie di “segregazioni ramificate”, moltiplicando le barriere nel rapporto tra gli uomini e producendo una proliferazione disordinata delle forme organizzative della famiglia.
 

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Articolo - DISF, maggio 2006
“Sono nato il 6 maggio 1856 a Freiberg in Moravia. Avevo tre anni quando i miei genitori si trasferirono a Lipsia e poi a Vienna, dove hanno abitato stabilmente fino ad oggi. Ricevuti i primi insegnamenti nella casa paterna, frequentai poi una scuola elementare privata…”. Inizia così un breve scritto del 1885, definito scherzosamente da Freud come “un lavoro preliminare alla sua autobiografia”, redatto in occasione della domanda per la libera docenza in neuropatologia all'Università di Vienna.
Oggi, a 150 anni dalla nascita del padre della psicoanalisi, il dibattitto sulla “scoperta dell'inconscio” non sembra spegnersi e si alimenta delle diverse evoluzioni (ortodosse ed eterodosse) che ha subito il pensiero freudiano. Un pensiero del quale non si possono ignorare le influenze su ambiti dell'antropologia che riguardano la sfera dei sentimenti e dell'emotività, della memoria e della sessualità, ma anche della psicologia del sacro e della religione.

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Recensione - blog Lettera di ALIpsi, giugno 2019
Lo aspettavamo da tempo, era un libro di cui avevamo già intuito la gemmazione un paio di anni fa quando al Dipartimento clinico dell’IRPA (Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata) aveva parlato del “Lacan cristiano”. Nel corso di quella lezione magistrale avevamo ascoltato le ragioni profondamente incarnate che legano l’esperienza di un’analisi alla questione della Croce. Nel suo libro Contro il sacrificio Recalcati avrebbe poi sviluppato il nucleo concettuale di quella lezione concentrandosi sul superamento del fantasma sacrificale. Ma la questione della Croce e del fantasma sacrificale non era l’unico punto di intersezione tra testo biblico e psicoanalisi, ce n’era un altro non meno importante. Recalcati aveva sottolineato che per la psicoanalisi e il cristianesimo il momento del dolore è un momento di verità, anche se questa verità può far compiere quell’esperienza in cui l’esistenza si sgancia da ogni possibile attribuzione di senso.
 
 

Introduzione. 2018, pp. 11-22
In modo del tutto inedito a Milano nel 2017 il Dipartimento clinico dell’IRPA è stato aperto da una lezione magistrale di Enzo Bianchi, fondatore ed ex-priore del Monastero di Bose. Non era mai successo che un ciclo di incontri destinati alla formazione e alla ricerca psicoanalitica fossero inaugurati dal discorso di un monaco. La particolarità di un tema come “la psicoanalisi e i monoteismi” ha facilitato l’occasione, però bisogna sottolineare che Enzo Bianchi è una figura speciale con una personalità ardente e ha saputo rendere vive, anche per analisti e giovani in formazione, le fonti sapienziali e le narrazioni custodite nel testo biblico.

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Capitolo Libro - Attualità di Lacan - 2013
Nel lavoro clinico in istituzione ho parlato in diversi momenti con i miei colleghi dell’insegnamento di Jacques Lacan. Solitamente si trattava di un momento decisivo nella riflessione su un caso clinico. Si partiva dal “fare” per interrogarsi poi su “come fare”. E per me era inevitabile fare riferimento a Lacan. È di questa inevitabilità che vorrei qui discutere, cercando di mostrare per quali ragioni il lavoro terapeutico in istituzione debba continuare a rimanere in dialogo con la psicoanalisi e in special modo con quella lacaniana. 
 

Recensione - Lo Sguardo.net, Rivista di Filosofia, n. 11, 2013
Il libro Jacques Lacan e il trauma del linguaggio di Alex Pagliardini rappresenta uno studio approfondito sulla specificità della psicoanalisi. Nel suo percorso argomentativo lo psicoanalista Pagliardini costruisce i presupposti per cogliere la portata trasformativa dell’esperienza analitica. Attraverso la ricognizione minuziosa e dettagliata dei passaggi teorici e clinici che Jacques Lacan ha compiuto in un trentennio di attività seminariale, l’autore ci spinge nel confronto con la questione del trauma, questione decisiva per cogliere l’effettiva posta in gioco della psicoanalisi. 
 
 

Relazione - Convegno OPL - Milano, 26 novembre 2011
Ho sviluppato il tema del convegno focalizzandomi su quattro questioni principali: 1) il legame tra la solitudine dell’analista e la comunità analitica; 2) l’importanza della scrittura del caso clinico; 3) la necessità dell’analisi personale e 4) la differenza tra ruolo didattico e ruolo terapeutico. L’obiettivo generale è quello di tratteggiare alcuni aspetti specifici del contributo della psicoanalisi di orientamento lacaniano all’etica della formazione in psicoterapia.
 
 

Articolo - Attualità lacaniana, 2009, n. 9, pp. 91-98
Da più di un secolo, sin dalla nascita della psicoanalisi le storie cliniche si configurano attraverso un taglio che separa il testo narrato dal tempo di un’esperienza che è già passata. La storia implica dunque una marcatura del tempo. Scrivere una storia vuol dire generare un passato, circoscriverlo, organizzare il materiale eterogeneo dei fatti per costruire nel presente una ragione, un filo logico.
 
 

Articolo - Psychomedia. Telematic Review, Feb. 2008
Con il suo sforzo teorico e clinico Jacques Lacan ha cercato di garantire un posto per il soggetto. Lacan parte dalle que­stio­ni sollevate dall’esperienza analitica e cerca di sviluppare e trasmet­tere i principi di una prassi che non indietreggi innanzi alle esigenze della clinica. La direttrice che ani­ma il percorso lacaniano mira al cuore della posi­zione soggettiva e intende render conto di ciò che fa sintomo nell’esperienza del soggetto.
In questo contributo si tenterà di cogliere – a partire dal magistero di J.-A. Miller e dal lavoro svolto nel Campo freudiano – alcuni punti cruciali dell’insegnamento lacaniano. Il lavoro si articola in tre parti: nella prima (parr. 2-4) il concetto di sintomo viene trattato in riferimento a quello di soggetto dell’atto di enunciazione; nella seconda parte (parr. 5-7) il focus argomentativo si sposta dalla dimensione simbolica verso l’esperienza pulsionale del sintomo; nell’ultima parte (parr. 8-9) la teoria lacaniana del soggetto vie­ne approfondita in relazione ai temi di memoria, inconscio e autenticità, evidenziando soprattutto la que­stione della scelta soggettiva.

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Articolo - Psychomedia. Telematic Review, Feb. 2006
Lacan rilegge le Opere freudiane interrogando il metodo con cui Freud affrontava le questioni che la sua pratica clinica via via gli poneva. La lettura lacaniana "è la lettera di Freud di cui prolunga il percorso per decifrarla e offrirla a dei nuovi lettori" (Miller 1991). Lo sforzo di Lacan mette a nudo la struttura che contiene le coordinate dei miti freudiani, infatti della letteratura freudiana non privilegia la sua "forma epica", ma decifra la struttura che il testo di Freud postula. Nelle pagine che seguono si cercherà di metter in luce alcuni passaggi del lavoro compiuto da Lacan su uno dei classici freudiani: il Caso clinico del presidente Schreber.
 
 

Articolo - Dasein, 7, 2018
Tempo, conoscenza e dispositivo sono tre parole chiave per intendere la matrice filosofica della psicologia. In particolar modo quando la ricerca psicologica e la pratica clinica si accostano al tema della costituzione della soggettività umana, che è il problema filosofico per eccellenza.
Questo contributo si focalizza su alcuni aspetti antropologici che sono messi in risalto dalla prospettiva clinica della psicoanalisi e della psicopatologia fenomenologica. L'obiettivo finale è quello di mostrare la prossimità del gesto filosofico e dell'intervento clinico.

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Recensione - Comprendre, 2018, 27-30, pp. 382-388
Il libro sulle psicosi sintetiche curato da Gilberto Di Petta e Danilo Tittarelli si configura come una guida per incontrare molti di quei pazienti che danno corpo alle nuove forme di tossicomania. Questi pazienti sono dei nuovi “psiconauti” che presentano una sintomatologia che non è classicamente psicotica né esclusivamente tossicomanica. La loro “mania” non si presenta come un matrimonio con un unico tipo di droga. Il legame esclusivo che gli eroinomani mostravano verso la sostanza viene ora nebulizzato e sovvertito da una poligamia tossicomanica che non dà corpo a nessuna luna di miele, c’è semmai un mordi e fuggi che spinge di sostanza in sostanza nella ricerca compulsiva di un’alterazione psichica lucidamente avvertita.

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Articolo - Plexus. Semestrale Scientifico Online, 2015
In questo lavoro viene presentato uno studio su una singola seduta di gruppo condotta da Salomon Resnik nella comunità terapeutica Fermata d’Autobus. La comunità ospita pazienti con doppia diagnosi. La seduta è stata videoregistrata e su di essa sono stati compiuti tre livelli di analisi. Il primo livello riguarda le osservazioni di due terapeuti presenti durante la seduta con Resnik. Il secondo livello comprende le osservazioni compiute da un gruppo di psicoterapeuti che hanno visto la videoregistrazione della seduta. Il terzo livello prova a mettere insieme i primi due. Le conclusioni a cui giunge questo studio riguardano l’opportunità per una istituzione di cura di accogliere la visita di “un analista di passaggio”, in modo da mantenere un contatto generativo con la dimensione del perturbante.

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Articolo - Comprendre, 2014, 24, pp. 203-216
Il legame tra fenomenologia e psicoterapia non è scontato, sebbene la psicopatologia fenomenologica si sia configurata sin dai suoi albori come un’innovazione epistemologica e metodologica dell’incontro con il malato mentale. L’orientamento fenomenologico in psicopatologia pone in rilievo la dimensione del vissuto soggettivo: la malattia mentale non viene osservata dall’esterno come se fosse un mero fenomeno biologico, ma viene interrogata come l’indice semantico del percorso esistentivo di un paziente. La centralità della persona costituisce dunque il carattere peculiare dell’approccio fenomenologico in psicopatologia. In tale cornice epistemologica viene infatti privilegiato un vertice di osservazione che intende superare i limiti dell’organicismo aprendo nella malattia mentale un orizzonte di senso in grado di illuminarci su ciò che rende umano l’essere umano. In tal senso la psicopatologia fenomenologica va intesa come una “psicologia del patologico”, dove l’obiettivo centrale dell’analisi clinica si traduce in un percorso esplorativo sulle condizioni di possibilità dell’esperienza umana.

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