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Articoli

Capitolo Libro - Quale omogeneità nei gruppi?, 2013
Nelle pagine che seguono intendo approfondire le questioni legate al gruppo, al campo istituzionale e alla psicopatologia dei pazienti della comunità. In particolare cercherò di illustrare in che modo l’appuntamento settimanale del gruppo parola possa svolgere la funzione di un contenitore in grado di assemblare i contenuti che aleggiano nell’atmosfera della comunità. Entra in gioco un fondamentale processo di elaborazione, senza il quale la comunità farebbe fatica a costituirsi come luogo terapeutico. È una questione che diventa ancor più evidente se consideriamo la specifica configurazione psicopatologica che sostiene i problemi dell’alcolismo e della tossicodipendenza. Nel titolo indico appunto il riferimento all’area borderline per sottolineare il funzionamento “classico” del tossicomane. In una comunità la sfida terapeutica consiste innanzitutto nell’evitare la cronicizzazione di un funzionamento che al suo esordio rappresentava la risposta a un trauma, ma che nel tempo è diventato una modalità organizzatrice dell’identità del soggetto. La cura inizia allora quando si riesce a far emergere una possibile discrepanza tra il soggetto e la maschera identitaria che lo rappresenta a se stesso e agli altri. È questo il modo iniziale in cui si presenta, perlomeno nella nostra comunità, la questione dell’omogeneità promossa dal sintomo tossicomanico. 
 
 

Capitolo Libro - Corpi ipermoderni, 2012
In ambito psicoanalitico lacaniano la clinica dell’anoressia-bulimia ha imposto il tema del coinvolgimento dei genitori nella cura delle giovani pazienti anoressico-bulimiche. Tale questione si è rivelata imprescindibile soprattutto in tutte quelle situazioni cliniche in cui sono proprio i genitori a chiedere una cura per le loro figlie. Numerosi lavori di analisti lacaniani hanno considerato il tempo dei colloqui con i genitori come una fase preliminare all’inizio della cura delle pazienti anoressico-bulimiche.  Nelle pagine che seguono cercherò di chiarire in che senso possiamo definire la pratica clinica dei colloqui preliminari come “consulenza generativa”.
 
 

Articolo - Plexus. Semestrale Scientifico Online, 2011
Il testo approfondisce la psicopatologia della tossicodipendenza, ponendo in rilievo la fenomenologia borderline. L’attenzione viene focalizzata sulla configurazione dei legami familiari nei soggetti tossicomani. In particolare viene studiato il dispositivo antropologico del trauma, che si presenta come il nucleo centrale su cui fondare il lavoro terapeutico.
 
 

Articolo - L'altro. Rivista per la Formazione in Psichiatria 2011
In questo lavoro vengono presentati alcuni dati clinici provenienti dalle esperienze iniziali del Servizio Socio-Educativo Territoriale “Millefiori”, che nell’intenzione iniziale è stato progettato con la funzione principale di accompagnamento nel territorio di soggetti tossico/alcoldipendenti che hanno già svolto un trattamento terapeutico. L’obiettivo argomentativo consiste nel mostrare le potenzialità terapeutiche di un Servizio Territoriale che, nell’esperienza dell’incontro con i pazienti, si è rivelato sempre più duttile come strumento di primo “aggancio” e intervento nei casi di giovani pazienti borderline con problemi di tossicodipendenza. Vengono quindi discusse le questioni psicopatologiche dei pazienti presi in carico e le strategie di intervento applicate.
 
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Relazione presentata al IX Seminario Nazionale di JONAS Onlus
La funzione del campo istituzionale può però essere garantita soltanto dalla promozione della dimensione gruppale dello scenario terapeutico. Il campo istituzionale non è infatti riducibile alle variabili organizzativo-strutturali (set) di una comunità terapeutica, perché chiama in causa il pensiero terapeutico che orienta una comunità e la matrice delle relazioni gruppali che vi prendono corpo (setting). L’esperienza clinica, che viene qui schematicamente presentata, permette di considerare la dimensione gruppale dello scenario terapeutico come elemento fondamentale per leggere e intervenire sulla vulnerabilità del campo istituzionale e sulle possibilità trasformative del progetto terapeutico individuale.
 
 

Articolo - Funzione Gamma Journal, 2010, 24, pp. 1-21
The topics presented in this paper[1] aim to answer three questions. The first: what is it that justifies the changes of contemporary psychopathological forms? The second: why resort to the group when treating anorexia and bulimia? The third: when working with patients with eating disorders, which are the factors that make group work therapeutic?
The theoretic approach that will be adopted regarding the subject in contemporary clinical practice is that of psychoanalysis of Lacanian orientation. Particular focus shall be placed on work carried out by the psychoanalyst Massimo Recalcati[2] over the last fifteen years.
The paper develops three main points that are structured in consecutive manner: firstly there will be a brief outline on some aspects of the theory of the subject in J. Lacan (paragraphs 1-2-3); continuing with the Lacanian perspective on new symptomatic issues regarding present day social questions (paragraphs 4-5-6); and lastly I will delineate the essential coordinates of psychotherapeutic strategies that are used in the preliminary treatment of the “new symptoms” (paragraphs 7-8-9-10).
 
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Capitolo Libro - Ritratti della nuova clinica , 2010
Nell’ambito della teoria e clinica dell’anoressia-bulimia Recalcati propone come strategia di cura l’uso del gruppo monosintomatico. Per schematizzare le nostre argomentazioni sul legame tra teoria, clinica e ricerca in psicoanalisi possiamo procedere articolando cinque domande:
  1. Come affrontare la questione dei preliminari nella clinica dei nuovi sintomi?
  2. Quali sono gli elementi del set(ting) della cura?
  3. In che modo tali caratteristiche possono configurare un dispositivo che abbia effetti terapeutici sui nuovi sintomi?
  4. E che cosa si intende per effetti terapeutici?
  5. Sulla base dell’esperienza clinica relativa al gruppo omogeneo, quali sono i processi psichici che si possono inferire a partire dall’osservazione dei fenomeni?
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Un percorso di lettura
In questo testo illustrerò in modo sintetico cosa dicono le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’educazione sessuale. Il mio obiettivo è quello leggerle in modo critico e senza averne paura, cercando di mostrarne limiti e opportunità. In un primo passaggio darò qualche coordinata di un modello psicologico che ci può consentire di mantenere il giusto riferimento relazionale e simbolico nella lettura delle linee guida.

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Recensione pubblicata su doppiozero.com - maggio 2017
Il libro Cosa si fa quando si fa filosofia? di Rossella Fabbrichesi è scritto “per tutti e per nessuno” e così anche chi non ha dedicato la propria vita alla vocazione filosofica può rintracciarvi alcuni elementi decisivi per la propria pratica. La filosofia viene infatti presentata come un sapere vivente che trova la propria specificità nel suo farsi, nel suo prendere corpo in una serie di pratiche che trasformano il sapere in opera viva. Il taglio pragmatico che viene dato al sapere consente di ripercorrere la storia della filosofia recuperandone la valenza politica. La filosofia è un esercizio da praticare in una relazione e può trasmettersi solo attraverso le vie della testimonianza. E nella testimonianza ciò che viene insegnato può essere appreso solo se diventa sapere incarnato: “un maestro ci guida, ma poi dobbiamo riuscire a progredire da soli, senza il suo aiuto, avendo incorporato le verità apprese”.

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Elaborato scritto nel 2008
La prospettiva che si assumerà nell’impostazione degli argomenti troverà uno dei suoi perni in un’osservazione che già negli anni Trenta poneva il filosofo Ludwig Wittgenstein: “Forse che colui che è reso irrequieto dall’amore troverà calma e aiuto in una spiegazione fisiologica dell’amore?”.
Il percorso argomentativo si articola in tre parti consecutive. Nella prima (Temi introduttivi) vengono presentati alcuni nodi tematici del dialogo tra neuroscienze e psicoanalisi: in particolare si farà riferimento al problema mente-cervello e alla scoperta dei neuroni specchio. Nella seconda parte (Neurobiologia del cambiamento psichico) l’accento viene posto sugli aspetti neurobiologici del cambiamento psichico: si parte dai lavori di Kandel e si giunge alla proposta teorica di Ansermet e Magistretti. Infine, nella terza parte (Quale avvenire per l’inconscio?) gli argomenti precedenti vengono compendiati e articolati in una prospettiva critica che avrà come riferimento l’orientamento lacaniano.
 
 
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