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Psicoterapia psicodinamica

L’esperienza dell’abbandono è un transito verso una destinazione tutta ancora da scoprire.

Abbandono e fiducia nell'alterità

Per abbandonarsi nella relazione terapeutica è necessario un atto di fiducia nell’alterità, anzi l’abbandono stesso coincide con questo atto. Per essere più vicini a ciò che succede nella relazione terapeutica dobbiamo considerare questo atto come il punto di arrivo di un processo.

In alcuni momenti cruciali della cura un paziente si trova nella condizione matura per:

  1. riconoscere ciò da cui si difendeva nevroticamente;
  2. constatare il disagio, l’ansia, i vissuti depressivi e tanti altri sintomi che derivano dal rimanere nella sua isola nevrotica;
  3. rinunciare alle sicurezze offerte dalla nevrosi e scegliere di partire anche se la destinazione del viaggio non è garantita.

In questa assenza di garanzia un paziente può provare angoscia perché non c’è nessun Altro o un Altro sapere in grado di prevedere in anticipo l’esito del viaggio.

 

Amore e paura

Il vero abbandono non è uno slancio dove ci si illude della positività dei risultati, si è ben consapevoli che si tratta di un atto di fiducia che non ha alcuna garanzia.
 
A questo proposito possiamo riprendere quanto lo psicoanalista relazionale Emmanuel Ghent diceva sull’opposizione tra amore e paura. La nevrosi è una sorta di edificio costruito come difesa dall’alterità. Superare la nevrosi fa uscire dalla paura e apre la possibilità dell’incontro. Certo, bisogna sottolineare che non sempre l’apertura all’incontro genera condizioni felici e positive.
 
Il poeta Gibran ci ricorda che l’amore così come ci incorona così ci crocifigge.
L’abbandono consiste in un atto di fiducia verso la nostra vulnerabilità esistenziale e relazionale: la vulnerabilità non viene più vissuta solo come fonte di pericolo ma anche come un’occasione per scoprire la propria autenticità.

 

Il viaggio sul canotto

L’esperienza dell’abbandono è un transito verso una destinazione tutta ancora da scoprire. Un paziente per farmi capire come si sentiva mi aveva raccontato che una volta si era trovato su una piccola isola e con un canotto doveva dirigersi verso un’altra isola. Era da solo su quel canotto e mentre era in mare aperto a un certo punto si accorse che non vedeva più l’isola da cui era partito e neanche quella verso cui era diretto.

L’immagine dell’uomo sul canotto raffigura la responsabilità che devono assumersi coloro che vogliono vivere il tempo del soggetto.

Bisogna attraversare un momento in cui si è soli e senza appigli, dove non si è garantiti nelle nostre scelte, dove non c'è nessun Altro a cui appellarsi per trovare orientamento, dove non si può addebitare la responsabilità della propria rotta a nessun punto di partenza.

Allo stesso tempo pur sentendosi responsabili della propria rotta non si può pretendere di avere la sensazione di padroneggiare quel cammino, si è in viaggio ma non si ha la certezza della meta. È in questo viaggio che si può sperimentare la sorpresa dell’amore e comprendere che l’esperienza dell’amore è apertura verso il mistero dell’alterità.

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Per qualche spunto in più su amore e meccanismi di difesa si veda questo video sulla dipendenza affettiva:


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