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Adolescenza, educazione e famiglia

Nell’amore il partner diventa il segno capace di risvegliarci come soggetti di desiderio, come esseri aperti all’incontro con l’Altro.

Testimoniare l'amore

Cosa vuol dire amare? Cos’è il segno d’amore? Lo psicoanalista Jacques Lacan ha ripetuto più volte che “amare è dare all’Altro ciò che non si ha”. E si può dare all’Altro ciò che non si ha soltanto se l’Altro incarna veramente l’alterità e non un duplicato del proprio Io. Trattiamo l’Altro come una replica della nostra immagine narcisistica oppure come l’insondabile mistero del nostro desiderio?

Il dono d’amore è sempre il segno del desiderio dell’Altro, dunque della sua mancanza. In questo senso amare è donare ciò che non si ha perché nell’amore si tratta di donare all’Altro innanzitutto il segno della propria mancanza.

Indice

Il dono d'amore  

Il dono d’amore non ha nessuna pretesa di essere ricambiato, se non da un altro dono d’amore. Domandare l’amore vuol dire domandare che l’Altro ci riveli la sua mancanza e quindi il suo desiderio. Alla base della tensione dell’amore c’è dunque il desiderio di essere desiderati.

L’amore ci dice anche il posto che la sessualità potrà occupare nella relazione di coppia. Se viene a mancare il segno d’amore il partner viene degradato a mero oggetto del proprio godimento pulsionale.

La natura essenzialmente simbolica e relazionale degli esseri umani colloca la sessualità al di là del piano biologico e comportamentale, cogliendo piuttosto in essa uno degli aspetti che mette in questione la vita interiore dell’uomo.

Il banale incontro degli incontri quotidiani

Nella società contemporanea l’erotismo ha smesso però di configurarsi come quell’elemento che, nella coscienza dell’uomo, mette il suo essere in questione. Lo spazio riservato alla sessualità si è appiattito sul solo piano del godimento pulsionale, escludendo le implicazioni simboliche e relazionali dell’incontro con l’Altro sesso. L’incontro tra i corpi non interroga più le ragioni profonde di un desiderio che si nutre del desiderio dell’Altro, ma viene ridotto al “banale commercio degli incontri quotidiani” (Kavafis, “Per quanto sta in te”, p. 59) dove ciò che conta è la soddisfazione immediata, intensa ma senza alcun vincolo di legame.

Lo scenario contemporaneo evidenzia una disgiunzione incolmabile tra soggetto e sessualità. L’incontro sessuale non apre più nessuna questione soggettiva e non interroga più il senso dell’esistenza. Eppure la sessualità rimane l’esperienza più ignota, anche quando è la più esibita, con cui uomo e donna si confrontano quando vivono il desiderio.

Amore e desiderio

L’amore connette ciò che attiva il desiderio del soggetto con il desiderio dell’Altro. L’amore è la possibilità di far convergere il godimento con il desiderio. In questo modo l’amore ci conduce oltre la sessualità fine a sé stessa. Non si ama il partner solo perché ci fa godere, ma perché fa entrare in gioco quella mancanza d’essere che umanizza ogni nostro intimo incontro.

L’amore è il movimento dell’Uno verso l’Altro, è una forma di conversione pulsionale perché costringe l’Uno a esporsi all’Altro. Allo stesso tempo l’amore trasforma anche il desiderio che tende strutturalmente a sostituire un oggetto con un altro nella costante tensione verso il Nuovo: nell’amore l’oggetto diventa insostituibile nella sua singolarità, l’amore è amore per il Nome proprio per ciò che del partner continua a sfuggirci come un mistero. Ecco perché l’amore offre la chance di trovare il Nuovo nello Stesso.

L'esilio del godimento e la supplenza dell'amore

Sul piano della relazione sessuale il soggetto non può raggiungere la sensazione di fare Uno con l’Altro. Gli esseri umani, sul piano del godimento sessuale, rimangono reciprocamente in esilio: non c’è un’esperienza del rapporto tra i due godimenti, poiché uno dei due rimane precluso, inaccessibile. È pur vero che il nostro corpo ci apre alla relazione con l’Altro, ma nessun rapporto sessuale potrà fare dei due godimenti Uno. Il godimento è in fondo un’esperienza che ci divide dall’Altro, così come fa il dolore fisico.

L’incontro con il partner si realizza allora sullo sfondo dell’inesistenza del rapporto tra i due godimenti sessuali. L’amore emerge così come unica “supplenza” possibile. Si tratta di una supplenza e non di un complemento, perché la compattezza dell’Uno rimane di fatto impossibile. Nonostante l’amore rappresenti una tensione verso l’Uno, “non fa mai uscire nessuno da se stesso” [Lacan J. (1972-1973), Il seminario, Libro XX, Ancora, p. 45].

L’amore costituisce allora un ponte sul vuoto che separa l’esperienza di godimento dei due amanti. La connessione creata dall’amore restituisce ai due partner la possibilità di incontrarsi al di là del godimento. L’amore lega insieme la differenza tra i corpi in relazione, elevando la presenza del partner a causa del desiderio del soggetto.

La molla dell’amore non è da collocare sul piano del godimento, ma a livello del “segno”. Nell’amore il partner diventa il segno capace di risvegliarci come soggetti di desiderio, come esseri aperti all’incontro con l’Altro e non semplicemente come esseri ridotti alla ricerca di una pienezza chiusa su sé stessa.

La dimensione relazionale aperta dall’amore risponde allora all’impossibilità dei due partner di fare Uno: se sul piano del godimento non esiste rapporto tra i due godimenti sessuali, sul piano del desiderio è possibile ritrovare la presenza del partner come condizione del mio aprirmi all’estraneità radicale che abita dentro e fuori di me. È questa l’apertura a cui dovrebbe preparare l’educazione affettiva e sessuale, con l’augurio che amare l’Altro ci porti a scoprire una parte inedita di noi stessi e della nostra vocazione e ad accogliere autenticamente l’Altro nella sua alterità e verità.

 

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