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Psicoanalisi lacaniana

Non esiste rapporto sessuale

Non esiste rapporto sessuale

La riflessione psicoanalitica di Jacques Lacan ci offre una possibilità per approfondire la specificità dell’amore. L’esperienza del godimento è strutturalmente destinata a una perdita di soddisfacimento, poiché rappresenta la ricerca ripetitiva di una pienezza immaginaria che risulta impossibile. Secondo la prospettiva psicoanalitica il rapporto sessuale rappresenta la ricerca di un’unione capace di completare e superare la distanza che separa il soggetto dal proprio “oggetto perduto”. Eppure l’essere umano non riuscirà mai a riappropriarsi di una pienezza che sembra rimandare a un’esperienza mitica di soddisfacimento. Da questo punto di vista il rapporto sessuale è destinato a fallire e a deludere l’attesa di ritrovamento dell’oggetto perduto. Sul piano della relazione sessuale non può avvenire la ricongiunzione del soggetto con quell’oggetto che darebbe la sensazione di fare Uno con l’Altro. È per tal motivo che in termini provocatori Lacan affermava che “non c’è rapporto sessuale”.[1]

“Non esiste rapporto sessuale” vuol dire dunque che gli esseri umani, sul piano del godimento sessuale, rimangono reciprocamente in esilio: non c’è infatti un’esperienza del rapporto tra i due godimenti, poiché uno dei due rimane precluso, inaccessibile. È pur vero che il nostro corpo ci apre alla relazione con l’Altro, ma nessun rapporto sessuale potrà fare dei due godimenti Uno. Il godimento è in fondo un’esperienza che ci divide dall’Altro, così come fa il dolore fisico. L’incontro con il partner si realizza allora sullo sfondo dell’esilio da un rapporto che possa compiersi sul piano sessuale. L’amore emerge come unica “supplenza” possibile.

Si tratta di una supplenza e non di un complemento, perché l’Uno rimane di fatto impossibile: nonostante l’amore rappresenti una tensione verso l’Uno, “non fa mai uscire nessuno da se stesso”.[2] L’amore costituisce allora un ponte sul vuoto che separa irrimediabilmente l’esperienza di godimento dei due amanti. La connessione creata dall’amore restituisce ai due partner la possibilità di incontrarsi al di là del godimento. L’amore lega insieme la differenza reale tra i corpi in relazione, elevando la presenza del partner a causa del desiderio del soggetto.

La molla dell’amore non è infatti da collocare sul piano del godimento, ma a livello del “segno”. Nell’amore il partner diventa allora non il riempimento pulsionale della propria incompletezza (destinata tra l’altro a rimanere tale), ma il segno suscettibile di risvegliarci come soggetti di desiderio, come esseri aperti all’incontro con l’alterità radicale dell’Altro e non semplicemente come esseri ridotti alla ricerca di una pienezza chiusa su se stessa. La dimensione relazionale aperta dall’amore risponde allora all’impossibilità dei due di fare Uno: se sul piano del godimento non esiste rapporto tra i due godimenti sessuali, sul piano del desiderio è possibile ritrovare la presenza del partner come condizione del mio aprirmi all’Altro. È in tal senso che possiamo comprendere l’affermazione lacaniana sul fatto che “solo l’amore permette al godimento di accondiscendere al desiderio”.[3]
 
 
 
 

[1] J. Lacan (1972-1973), Il seminario, Libro XX, Ancora, ed. it. a cura di A. Di Ciaccia, Einaudi, Torino 2011, p. 33.
[2] Ivi, p. 45.
[3] J. Lacan (1962-1963), Il seminario, Libro X, L’angoscia, ed. it. a cura di A. Di Ciaccia, Einaudi, Torino 2007, p. 193.

 
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