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Adolescenza, educazione e famiglia

 Il miraggio dello specchio in amore

Il miraggio dello specchio in amore

Nonostante la scelta d’amore sia condizionata dal particolare momento a cui è legato ogni incontro, la psicoanalisi ha cercato di circoscrivere “le condizioni d’amore”, ossia quelle condizioni necessarie per l’innamoramento.

In particolare, l’elaborazione psicoanalitica verte sulla somiglianza tra il soggetto amato e il primo altro che è stato amato. Da questo punto di vista l’amore sembra sempre uno spostamento, una traslazione di quelle caratteristiche che in un’epoca primordiale ci avevano sedotto. Sulla base di somiglianza immaginarie o simboliche si compie dunque una scelta relazionale che può essere la riproposizione o del rapporto che la persona intratteneva con sé stessa o del rapporto stabilito con altri membri della famiglia.

Nel primo caso si tratta di “amore narcisistico”, mentre nel secondo di “amore anaclitico”. La definizione narcisistica dell’amore è costruita sull’esclusione dell’altro dal rapporto: nel narcisismo infatti il soggetto è chiuso nell’autoreferenzialità e ricerca nel partner solo un rispecchiamento gratificante per l’idea che ha di sé.

Il livello narcisistico della relazione trova il suo prototipo nello stadio di sviluppo del bambino che lo psicoanalista Jacques Lacan ha definito “stadio dello specchio”.[1] Il bambino si riconosce nello specchio e si ritrova nel miraggio offerto dall’immagine speculare. Si tratta di un miraggio perché l’essere del soggetto non coinciderà mai con il riflesso dell’immagine. Senza la presenza di un altro che apre l’orizzonte simbolico della relazione e rompe l’incantesimo immaginario, l’io rischia di perdersi e confondersi nel suo doppio, mancando in tal modo l’incontro con l’alterità radicale che l’attende oltre il miraggio dello specchio.

Il piano della relazione che in psicoanalisi viene definito narcisistico richiama dunque la simmetria e la simpatia delle relazioni speculari, quelle dove ci rivediamo nell’altro, dove addirittura corriamo il rischio di confonderci con l’altro come se fosse un nostro doppione. Se una relazione si sostiene solo su questo gioco di specchi non avrà molto futuro e nel migliore dei casi il legame sarà messo in crisi dopo la mancata conferma del proprio narcisismo.
 
 
 
 

[1] Cfr. J. Lacan (1936), “Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’io”, in Scritti, vol. I, ed. it. a cura di G.B. Contri, Einaudi, Torino 1974, pp. 87-94.

 
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