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Empatia significato e definizione

Empatia: significato e definizione

Empatia significa scoperta dell'Altro, ma non vuol dire immedesimazione nell'altro. Questa è una differenza fondamentale per intendere il vero significato dell'empatia.

Il significato della parola "empatia", che ha un'etimologia greca (en-pathein, sentire dentro), va ricondotto alla dimensione relazionale dell'essere umano. La definizione dell'empatia non è però immediata perché proprio la dimensione relazionale che entra in gioco nell'empatia mostra diverse sfaccettature e a seconda di quale sfaccettatura consideriamo cambia non soltanto la definizione, ma addirittura il significato che diamo all'esperienza relazionale dell'empatia.

L'evoluzione del significato dell'empatia è contrassegnata dalle differenti traduzioni che nel passaggio da una lingua all'altra (prevalentemente inglese e tedesco) hanno mescolato diverse tradizioni del pensiero filosofico, estetico e psicologico.

In ambito psicologico il termine inglese Empathy, riferito alla conoscenza di altri soggetti, è stato utilizzato come traduzione del termine tedesco Einfühlung che in ambito estetico si riferiva al rapporto del soggetto con l'opera d'arte. Einfühlung è la capacità dello spirito di proiettarsi nell'oggetto e di vivificarlo con le proprie energie. Nell'Einfühlung quindi il soggetto s'immedesima con la realtà esterna animandola della sua stessa sostanza.

La trasposizione del significato di Einfühlung su quello di Empathy ha prodotto la confusione tra il processo psicologico-relazionale di immedisimazione nell'Altro con l'effettiva comprensione e condivisione delle esperienze altrui che è alla base di un vero rapporto empatico.

Il significato dell'empatia non può essere ricondotto a una mera proiezione dei propri vissuti nel mondo dell'Altro né nel ritrovamento di un'analogia tra i propri vissuti e quelli dell'Altro. Con la proiezione e con l'analogia l'Altro viene generalmente ridotto allo Stesso.

Invece il significato più importante da rintracciare per costruire una definizione chiara dell'empatia è quello della scoperta dell'Altro, ossia un movimento di apertura verso un'alterità radicale che non è riassorbile nel nostro mondo né attraverso l'immedesimazione né attraverso una comparazione. L'Altro non è il Medesimo.

Per entrare in relazione con l'Altro è necessaria la messa tra parentesi del proprio mondo e soprattutto del proprio Io. Prendere in considerazione il proprio Io come parametro per conoscere la verità dell'Altro è un modo per evitare il confronto con l'estraneità e l'unicità dell'Altro.

Nella definizione dell'empatia non possiamo inserire una comprensione istintiva del vissuto dell'Altro che scaturisce da un'imitazione interna o da una proiezione per via analogica. Il significato dell'empatia non include allora termini ed espressioni come "ri-sentire", "ri-vivere", né tantomeno "riprodurre l'esperienza" dell'Altro.

Come partecipare allora ai vissuti dell'Altro senza confonderli con i propri? Ecco il vero significato dell'empatia, che in alcuni casi ancora più delicati apre a un'ulteriore approfondimento: come rispondere con sensibilità e cura alla sofferenza dell'Altro?

Sono proprio queste domande che allargano la definizione di empatia e fanno convergere nel suo significato la condivisione affettiva, il prendersi cura del benessere e della sofferenza altrui, la comprensione e la cognizione sociale. Non bisogna però cedere a questa tentazione di definire l'empatia facendone un "termine ombrello" che copre diverse sfaccettarure della vita relazionale e sociale: processi di rispecchiamento, sincronizzazione corporea, imitazione e contagio emotivo.

Per cogliere il significato specifico dell'empatia bisogna andare oltre la dimensione relazionale "innata" che caratterizza la condizione umana. Una definizione efficace di empatia dovrebbe infatti cogliere il significato speciale dell'esperienza empatica.

Dovremo allora ribadire la distinzione tra l'empatia e la simulazione dello stato psichico e corporeo di un'altra persona, anche quando la simulazione mantiene una netta differenziazione tra sé e l'Altro. Il rapporto empatico con il dolore altrui non deve necessariamente passare attraverso la riproduzione diretta sulla propria pelle del vissuto doloroso dell'Altro. Compredere la sofferenza dell'Altro implica una partecipazione diversa dal provare in prima persona lo stesso o un analogo dolore.

Il significato dell'empatia va al di là del ruolo della risonanza affettiva immediata e involontaria tra individui. L'empatia è un'esperienza più complessa che richiede alcune mediazioni simboliche che separano quindi la definizione di empatia da quella di compassione. La specificità del significato dell'empatia non risiede infatti in una serie di sentimenti positivi che spingono ad alleviare il disagio o la sofferenza dell'Altro.

Una definizione più specifica dell'empatia ci porta a trovare il suo significato più proprio per le relazioni umane andando oltre la somiglianza e la condivisione affettiva. L'empatia non nasce attraverso il rispecchiamento con i vissuti dell'Altro, ma quando viene meno ogni possibile rispecchiamento e immedesimazione con l'Altro. L'empatia entra in gioco quando ci accostiamo all'estraneità e all'ignoto, quando siamo in difficoltà o abbiamo paura di incontrare l'Altro.

Il significato dell'empatia non riguarda cosa abbiamo in comune con gli altri, ma come entriamo in rapporto con l'esistenza di altri differenti da noi. La definizione di empatia non include quindi fenomeni relazionali e sociali come il contagio e l'idenficazione affettiva. Né possiamo allargare la definizione dell'empatia estendendo il suo significato all'interazione e all'interdipendenza che costituisce una dimensione originaria della condizione umana. Inoltre, il significato dell'empatia non è sovrapponibile alla capacità di leggere la mente degli altri perché nel rapporto empatico entra in gioco anche ciò che dell'Altro sarà sempre ignoto e inaccessibile. Infine, empatia non vuol dire predisposizione alla cura sebbene un rapporto empatico sia un presupposto indispensabile per la cura dell'Altro.

Se il significato dell'empatia non può ridursi al "mettersi nei panni" dell'Altro né al farsi toccare emotivamente da un volto triste, allora cosa vuol dire incontrare empaticamente l'Altro? Empatia vuol dire entrare in rapporto con l'Altro facendo esperienza della discontinuità anziché della continuità tra i propri vissuti e quelli dell'Altro. Il significato etico e relazionale dell'empatia risiede nella discontinuità tra l'io e il tu, tra il Sé e l'Altro.

Possiamo definire l'empatia come un'apertura relazionale alla singolarità dell'Altro senza immaginare una continuità di emozioni e/o pensieri. Nel rapporto empatico l'Altro è una presenza che contrassegna in modo irrimediabile una differenza e una distanza che non potranno essere colmate. Una relazione empatica implica che la strada che porta da me a te non potrà mai essere la stessa che porta da te a me.

L'empatia si configura come l'occasione per fare della discontinuità la sorgente della relazione con l'Altro. L'empatia conduce la dimensione relazionale oltre la logica del rispecchiamento e pone la questione del rapporto con l'Altro al di là di ogni tentazione identificatoria.

Empatia è risonanza con la discontinuità aperta dall'Altro nella nostra vita. L'empatia è quella risonanza con la discontinuità che spinge a conoscere l'Altro nella sua differenza assoluta. Empatia significa esporsi all'incontro come degli eterni debuttanti che non possono assimilare il nuovo al già conosciuto.

E possiamo infine capire che l'empatia non è soltanto rapporto con ciò che dell'Altro non entra in rapporto, ma è anche una modalità di relazione con noi stessi, con quella parte della nostra vita che nonostante tutti gli esercizi di consapevolezza rimarrà sempre la sorgente più misteriosa della nostra verità.

 

Nicolò Terminio è Psicologo e Psicoterapeuta a Torino. È specializzato nella cura di ansia, cura attacchi di panico, cura depressione, cura anoressia, cura bulimia e obesità, cura gioco d’azzardo patologico e cura disturbo borderline di personalità a Torino.
Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.

La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata. Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.

I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

Come psicologo svolge attività di consulenza per enti e associazioni, non solo di Torino, rivolte alla formazione di giovani, educatori e famiglie.


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