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La depressione con forti oscillazioni dell'umore

La depressione con forti oscillazioni dell'umore

I sintomi della depressione con forti oscillazioni dell'umore comprendono sentimenti di profonda disperazione che si alternano a stati francamente maniacali.

Se la disperazione e l'assenza di significato sono i markers psicopatologici dell'oscillazione verso il polo depressivo, l'euforia e la megalomania sono invece i sintomi caratteristici dell'umore maniacale.

Le forti oscillazioni dell'umore che vanno dalla disperazione e perdita di significato fino alla megalomania ed euforia vengono oggi classificati nei manuali diagnostici come disturbo bipolare.

Una volta però in ambito psicopatologico per indicare la depressione con forti oscillazioni dell'umore si faceva riferimento alla depressione maniacale.

Nel mio libro Lo sciame borderline affronto anche questo argomento riprendendo le riflessioni che Christopher Bollas presenta nel suo libro Tre caratteri. Narcisistico, borderline, maniaco-depressivo (ed. Cortina, 2022) dove propone una comprensione psicodinamica dei sintomi della depressione con forti oscillazioni dell'umore.

Bollas collega le oscillazioni maniaco-depressive con la memoria del soggetto e sottolinea come questa memoria possa essere sorgente di amore per il soggetto.

Bollas dice che nello stato maniacale la memoria viene banalizzata dal soggetto perché rispetto alle sensazioni offerte dalla megalomania la memoria appare estremamente irrilevante. Nella fase maniacale il  soggetto sembra catturato da quella condizione di euforia per cui tutto il resto non conta. Nel tempo della mania tutto ciò che è stato vissuto appare irrilevante, come se fosse un’immagine in dissolvenza, qualcosa di sbiadito e banale.

Nello stato depressivo per il soggetto è impossibile entrare in contatto con la sua storia soggettiva perché il suo vissuto è pervaso da un vuoto di significato.

In entrambe queste fasi di oscillazione dell’umore, la persona maniaco-depressiva è assorbita in una dimensione senza significato perché un soggetto senza memoria non è soltanto privo di radici o di orientamento verso il futuro, ma è innanzitutto un soggetto “inconsciamente abbandonato come oggetto d’amore” (Bollas 2022, p. 116)

Per far comprendere il collegamento tra memoria e sensazione di essere amati Christopher Bollas fa l’esempio di quando andiamo a ritroso con la memoria perché siamo spinti dall’amore o dall’affetto per ciò che cerchiamo di recuperare: persone, luoghi oppure nostri vissuti precedenti.

Bollas cerca di far cogliere una prospettiva psicoanalitica su questa condizione perché la memoria non è soltanto qualcosa di cui noi ci serviamo per recuperare qualcosa, la memoria non è soltanto memoria di lavoro. La memoria è una parte di noi che ama il nostro Sé. Bollas dice che noi “siamo commemorati dal nostro inconscio” (p. 116).

Tra memoria e inconscio esiste infatti una profonda analogia. Noi non siamo padroni dei nostri ricordi: a volte non possiamo smettere di ricordare dei ricordi che assillano la nostra mente e allo stesso tempo abbiamo la sensazione di non riuscire a recuperare dei ricordi che invece consideriamo preziosi e vitali per noi. Ebbene, allo stesso modo non siamo padroni del nostro inconscio. La memoria funziona in modo inconscio. Inconscio e memoria sono due esperienze sovrapponibili perché la memoria è il bagno psichico e corporeo in cui siamo immersi e che ci restituisce la sensazione di essere soggetti della nostra vita.

Christopher Bollas sottolinea che quando noi riusciamo a recuperare improvvisamente con piacere qualcosa che ci sembrava perduto per decenni, in quel momento abbiamo la sensazione di ricevere un regalo. Succede così anche quando la nostra memoria evoca degli stati del Sé che ci sembrava di aver perduto: in questi momenti sentiamo che il nostro inconscio si prende cura di noi, addirittura Bollas si spinge a dire che “è la madre del nostro Sé”, come se ci fosse una funzione materna del prendersi cura che viene esercitata dall’inconscio nei nostri confronti.

Quindi, secondo Christopher Bollas, “avere una memoria significa essere amati da questa madre interna” (p. 116). In questa ottica le persone maniaco-depressive lottano invano per recuperare la memoria di sé. Purtroppo però la fuga maniacale o lo sprofondamento depressivo si configurano soltanto come un tentativo impossibile: il loro tentativo di compensazione non può infatti appoggiarsi a quella funzione simbolica che istituisce la soggettività umana radicandola nell’inconscio. In termini lacaniani, potremmo dire che lì dove avrebbe dovuto esserci il punto di giunzione tra il significante e il sentimento della vita il soggetto trova invece un vuoto, quell’assenza di fondamento a cui cerca di rispondere con l’oscillazione maniaco-depressiva.

 

Per approfondire “La depressione con forti oscillazioni dell'umore: i sintomi”:

Psicoterapeuta Torino
Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.
La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.
I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

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