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Psicoterapia psicodinamica

L’abbandono del terapeuta si realizza innanzitutto nell’ascolto delle parole del paziente.

Abbandono, destituzione e desiderio dell’analista

L’abbandonarsi del terapeuta è la condizione necessaria per far esistere la possibilità di abbandono per il paziente. L’abbandono del terapeuta si realizza innanzitutto nell’ascolto delle parole del paziente

Una delle prime tentazioni nell’ascolto clinico è quello di ricondurre le parole del paziente a un significato che di solito è stato già codificato da una teoria “psi”. La destituzione soggettiva del terapeuta consiste innanzitutto nella messa tra parentesi del proprio sapere, i fenomenologi parlano a questo proposito di epoché ed Elvio Fachinelli riformulava l’atteggiamento senza memoria e senza desiderio di Bion come una forma di epoché psicoanalitica.

 

L'abbandono del terapeuta

In termini più lacaniani, potremmo dire che l’abbandono serve per prestare attenzione ai significanti pronunciati dal paziente senza affrettarsi ad abbinargli subito un significato.
 
Carmelo Bene diceva che il significato è il sasso in bocca al significante: l’abbandonarsi del terapeuta è allora l’occasione per saper sostare in quella dimensione dove le parole non si sono ancora congiunte con i loro significati.

Abbandonarsi per il terapeuta vuol dire anche ascoltarsi. Non mi sentirei però di promuovere un ascoltarsi che si traduce in un’attività introspettiva, in questo caso le parole del paziente diventerebbero soltanto la fonte per evocare i significanti che riguardano solo gli interessi o le questioni irrisolte del terapeuta.

Ascoltarsi vuol dire lasciar risuonare l’effetto emotivo delle parole del paziente e sintonizzarsi con quel ritmo emotivo che le parole e i gesti trasmettono.

È a partire da questa sintonizzazione che gli interventi del terapeuta potranno essere recepiti dal paziente come autentici e allo stesso tempo pertinenti. E la pertinenza sarà recepita dal paziente non tanto attraverso l’esattezza dell’interpretazione ma come effetto della presenza del terapeuta. Senza l’abbandonarsi del terapeuta il paziente non percepisce l’autenticità della sua presenza.

 

La vocazione del terapeuta

Quali sono i presupposti affinché l’abbandonarsi del terapeuta possa avvenire? Direi che ci sono dei presupposti teorici, ossia ci sono esperienze che possono realizzarsi perché qualcun Altro ci ha insegnato che possono esistere.

Sempre per connetterci al parallelo posto dallo psicoanalista Emmanuel Ghent tra amare e abbandonarsi, possiamo riprendere una frase di François de La Rochefoucauld che dice:

“vi sono taluni che non sarebbero mai stati innamorati, se non avessero mai sentito parlare dell’amore”.

Ad ogni modo credo che oltre ai presupposti teorici di riferimento per il terapeuta sia decisiva la vocazione che ha per il suo lavoro. Come mette bene in luce Ghent la nostra professione è molto particolare soprattutto per la posizione che si occupa nella relazione con il paziente.

Ghent dice addirittura che emergerebbe il ritratto di un masochista, ma poi aggiunge che il motivo profondo sottostante sia quello di abbandonarsi, quello di crescere come persone.

Direi che all’inizio della formazione uno psicoterapeuta porta con sé diversi nodi irrisolti, poi durante la propria analisi ciascun terapeuta ha occasione per scoprire la propria vocazione terapeutica, che forse potremmo considerare come un bocciolo che è potuto sbocciare soltanto attraverso l’esperienza dell’abbandonarsi.

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Per qualche spunto in più sulla relazione psicoterapeutica si veda questo video sul transfert come romanzo e come lettera:


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