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Psicoterapia psicodinamica

Nel caso Schreber ci troviamo sul ben noto terreno del complesso paterno.

Il complesso paterno di Schreber secondo Freud

L’interpretazione freudiana delle manifestazioni deliranti raccontate da Schreber passa attraverso alcuni punti che non erano stati sufficientemente valorizzati dalle perizie mediche. Freud rivolge infatti la sua attenzione al rapporto tra il presidente Schreber e il professor Flechsig, suo primo medico.

Freud evidenzia che “il primo artefice di tutte le persecuzioni è Flechsig ed egli ne rimane il promotore durante l’intero corso della malattia” [Freud S (1910), Osservazioni psicoanalitiche su un caso di paranoia (dementia paranoides) descritto autobiograficamente (Caso clinico del presidente Schreber), in Opere, VI, p. 366].

Indice

Flechsig, Dio e il padre di Schreber 

Per Schreber c’era una sorta di dipendenza o influsso a cui Dio era sottoposto dal professor Flechsig. Seguendo l’argomentazione di Freud bisogna però sottolineare come “Schreber si sforzi di distinguere l’‘anima di Flechsig’ dall’uomo vivente che risponde a questo nome, il Flechsig in carne e ossa dal Flechsig del delirio” (Freud 1910, p. 368).

Anche sulla base di precedenti studi, Freud annota che i deliri di persecuzione sono contraddistinti da un mutamento avvenuto nell’atteggiamento sentimentale del paziente:

la persona che adesso è temuta come persecutore, era precedentemente amata e venerata.

Nel caso Schreber tale persona era Flechsig. Secondo Freud causa scatenante della malattia si può ritrovare in “un assalto di libido omosessuale, il cui oggetto in origine fu, con ogni probabilità, il dottor Flechsig, e la lotta contro questo impulso libidico provocò il conflitto che generò le manifestazioni patologiche” (Ivi, p. 370).

Freud continua ed entra nei particolari del rapporto con Flechsig, mettendolo sulla stessa linea di “Dio” e scoprendo dietro la sua figura quella del padre di Schreber, che per le sue “virtù” di pedagogo autoritario si presta, secondo Freud, al ruolo e del Dio delle Memorie e del suo rappresentante: il sole.

Il delirio tra complesso paterno e privazione dei figli

“Nel caso Schreber ci troviamo sul ben noto terreno del complesso paterno” (Ivi, p. 381) di cui, come Freud sottolinea in nota, la “fantasia di desiderio femminile” di Schreber altro “non è che una delle forme tipiche assunte dal complesso nucleare infantile” (Ibidem). Il saggio freudiano continua così:

“se la lotta con Flechsig finisce per rivelarsi al malato stesso come un conflitto con Dio, noi dobbiamo a nostra volta tradurre tale conflitto come un conflitto infantile col padre” (Ivi, p. 381).

Preannunciando i prodromi di quello che in seguito sarebbe diventato il complesso d’Edipo, Freud sostiene qui che “il padre in queste esperienze infantili appare come colui che intralcia il soddisfacimento, perlopiù autoerotico, cui il bambino aspira, e che più tardi viene sostituito nella fantasia da un soddisfacimento meno inglorioso. Nella fase finale del delirio di Schreber la tensione sessuale infantile celebra un trionfo grandioso: la voluttà diventa timorata di Dio e Dio stesso (il padre) non si stanca mai di richiederla al paziente” (Ivi, p. 381-382).

Freud si interroga inoltre sul motivo per cui questa esplosione di libido omosessuale si sia manifestata nel paziente proprio nel periodo che va dalla nomina del giugno 1893 all’effettivo trasferimento a Dresda avvenuto soltanto ad ottobre. Quest’ultima questione viene sinteticamente approfondita così:

lo scoppio del conflitto viene messo in relazione con “una privazione imposta dalla vita reale” (Ivi, p. 383). E tale privazione sarebbe stata per Schreber la mancanza di figli.

Il suo matrimonio viene infatti descritto come un’unione felice, ma non ha portato “quel figlio che lo avrebbe consolato della perdita del padre e del fratello, e su cui egli avrebbe potuto riversare la sua tenerezza omosessuale insoddisfatta. […] Schreber – scrive più avanti Freud – può bene aver fantasticato che come donna gli sarebbe riuscito meglio avere dei figli, e aver così trovato la via che gli consentisse di riportarsi all’atteggiamento femminile nei confronti del padre che era stato proprio dei primi anni della sua infanzia” (Ivi, pp. 383-384).

Secondo Freud quindi si può “sostenere che l’elemento paranoico della malattia è costituito dal fatto che per difendersi da una fantasia di desiderio omosessuale il paziente reagisce precisamente con un delirio di persecuzione di un certo tipo” (Ivi, p. 385).

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Per qualche spunto in più sul complesso paterno nella psicosi si veda questo video su Complesso di Edipo e forclusione del Nome del Padre:


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