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Psicoanalisi lacaniana

Oltre al rapporto tra il soggetto e l’Altro è importante considerare il rapporto tra il soggetto e la sua soddisfazione.

Logica dei nuovi sintomi e campo familiare

In ambito lacaniano c’è un ritornello che dice che nella clinica dei nuovi sintomi dobbiamo far passare il soggetto che chiede una cura “dalla domanda di trattamento al trattamento della domanda”.

Di fronte a questa questione clinica per uno psicoanalista la possibilità del trattamento della famiglia non è immediata. Dal punto di vista lacaniano il lavoro dell’inconscio punta alla singolarità del soggetto: non mettiamo sul lettino la famiglia, la coppia o i gruppi. Sul lettino si va uno alla volta e da soli.

Se abbiamo una formazione psicoanalitica come possiamo autorizzarci e addirittura considerare opportuno aprire il campo terapeutico all’incontro con i familiari? Attraverso la mia esperienza clinica mi sono convinto che, soprattutto oggi, la “clinica del vuoto” elaborata da Massimo Recalcati ci permette di cogliere questa possibilità.

Indice

Psicopatologia descrittiva e strutturale

I nuovi sintomi mostrano una logica peculiare attraverso cui possiamo leggere il rapporto tra soggetto, famiglia e discorso sociale nell’epoca contemporanea. Dal punto di vista della psicopatologia descrittiva potremmo dire che sono sintomi che sono sempre stati presenti, ma dal punto di vista della psicopatologia strutturale osserviamo che sono nuovi sintomi perché mostrano un’altra logica.

Possiamo intendere la differenza tra psicopatologia descrittiva e psicopatologia strutturale immaginando della limatura di ferro sparsa su un tavolo e sotto lo stesso tavolo un campo magnetico.

Le storie e i vissuti che le persone ci raccontano sono sopra il tavolo: è questo il piano descrittivo del sintomo. Invece quello che noi non vediamo e che ipotizziamo a partire dalle parole del paziente è il campo magnetico che si trova sotto: il campo magnetico è la struttura del soggetto.

 

Soggetto, Altro e pulsione

Se seguiamo la prospettiva psicoanalitica possiamo dire in maniera molto semplice che per fare una diagnosi o per descrivere un caso clinico dobbiamo dire due o tre cose. Innanzitutto, bisogna partire dal rapporto tra il soggetto e l’Altro.

La psicoanalisi lacaniana fa parte del modello relazionale perché sostiene che non esiste soggetto senza Altro, anzi prima viene l’Altro e poi il soggetto.

Da questo punto di vista possiamo sovrapporre la psicoanalisi lacaniana alla teoria dell’attaccamento. Ci sono degli studi di Peter Fonagy in cui viene mostrato che le fantasie materne in gravidanza sono dei predittori affidabili del legame di attaccamento che poi la madre stabilirà con il figlio.

Quando diciamo l’Altro, non indichiamo solo l’Altro in carne ed ossa ma anche il desiderio dell’Altro, ciò che l’Altro si aspetta dal soggetto.

Oltre al rapporto tra il soggetto e l’Altro è importante considerare il rapporto tra il soggetto e la sua soddisfazione, in termini più psicoanalitici il rapporto tra il soggetto e la pulsione. La dimensione pulsionale del soggetto non è qualcosa d’istintivo per la psicoanalisi; per la psicoanalisi non c’è l’istinto della fame, esiste semmai la pulsione orale. Che vuol dire? Che non c’è qualcosa di predeterminato dal punto di vista biologico nel rapporto tra il soggetto e la soddisfazione.

Il rapporto tra il soggetto e la soddisfazione è sempre condizionato dal legame con l’Altro: il modo in cui ciascuno di noi si gioca la partita della propria soddisfazione è condizionato dalla relazione con l’Altro.

Una volta che abbiamo descritto ciò che succede a una persona in queste due dimensioni, allora tendenzialmente riusciamo a capire come funziona: come sente, come esiste, come ama, come vive la poesia e le sue problematiche esistenziali.

 
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