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Psicoanalisi e fenomenologia

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La sragione rappresenta un’eterogeneità che incrina l’identità della ragione con se stessa.

Le parole e le cose di Michel Foucault

Nell’uso referenziale del linguaggio l’obiettivo è quello di arrivare alla cosa, mettendo una designazione esatta, un’etichetta per l’oggetto. Ciò ci consente di individuare le cose, di catalogarle, di contarle, di analizzarne la quantità. I dati così acquisiti possono essere poi aggregati mediante procedure statistiche ed essere messi al servizio di previsioni e applicazioni scientifiche. In tal modo i nomi delle cose entrano a far parte della sintassi che definisce i principi di una teoria scientifica.

Tale slancio conoscitivo rimane però lontano dalla possibilità di colmare lo scarto che c’è tra le parole e le cose, perché è proprio sul superamento originario di tale iato che si costituisce ogni possibilità conoscitiva.

 

Indice

Un momento inaugurale

La sintassi che tiene insieme gli elementi di una teoria scientifica si fonda su un momento inaugurale che istituisce una prima sintassi, quella che tiene insieme le parole e le cose.

È questo il tema del libro Le parole e le cose di Michel Foucault, dove l’autore si occupa appunto dell’analisi dell’ordine dei nostri codici culturali.

Le parole e le cose prende il suo avvio con un passo di Borges su «una certa enciclopedia cinese».

Nel testo di Borges gli animali vengono categorizzati in modo del tutto inusuale, infatti «gli animali si suddividono in: a) appartenenti all’Imperatore, b) imbalsamati, c) maialini da latte, e) sirene, f) favolosi, g) cani in libertà, h) inclusi nella presente classificazione, i) che si agitano follemente, j) innumerevoli, k) disegnati con un pennello finissimo di peli di cammello, l) et caetera, m) che fanno l’amore, n) che da lontano sembrano mosche» (Foucault, 1966, p. 5).

L’effetto indotto dalla citazione proposta da Foucault ci rinvia da un lato a un’esperienza di disordine dove le cose sono organizzate in modo così «incongruo» da non poter essere riunite secondo una ragione comune, mentre dall’altro vediamo definirsi «modi d’essere dell’ordine diversi» che non obbediscono ai codici di un’esperienza compatibile con la nostra.

«Nello stupore di una simile tassonomia – sottolinea Foucault –, ciò che balza subito alla mente, ciò che, col favore dell’apologo, ci viene indicato come il fascino esotico di un’altro pensiero, è il limite del nostro, l’impossibilità pura e semplice di pensare tutto questo» (Foucault, 1966, p. 5).

Eppure nonostante quest’impossibilità Foucault intende rilanciare un’analisi strutturale che possa ritrovare, al di là dello stupore, un principio d’ordine, un quadro in cui si inscrivono e coordinano analogie e differenze che sono estranee alla nostra ragione [Cfr. de Certeau M. (1967), Il sole nero del linguaggio, in Storia e psicoanalisi. Tra scienza e finzione, tr. it. di Brivio G., pref. ed. it. di Ranchetti M., Bollati Boringhieri, Torino 2006, pp. 137-138].

Sragione e condizioni di verità

Un tale effetto di spiazzamento, ovviamente, non deve essere proiettato solo in un altrove fuori di noi, che grazie alla lontananza storica e geografica rimane sempre al di là dei nostri confini.

L’eventualità di un simile effetto è intrinseca a ogni cultura come limite critico delle sue pretese di conoscenza e, al contempo, come condizione di possibilità del suo progresso.

Ciò che sta ai margini del nostro discorso – quella «sragione» di foucaultiana memoria – non rappresenta più il limite della ragione, ma rivela piuttosto le condizioni di verità del nostro «campo epistemologico», ossia ciò a partire da cui conoscenze e teorie sono state possibili.

La sragione rappresenta un’eterogeneità che incrina l’identità della ragione con se stessa.

Il campo d’esperienza in cui le singole forme di sapere costruiscono l’ordine del loro discorso si fonda non su un effetto di armonia o di equilibrio naturale, ma su un punto instabile di compromesso nella questione che ha come posta in gioco la distinzione tra il vero e il falso.

La prospettiva aperta dal testo di Borges mette infatti in evidenza la variabilità delle condizioni di verità in rapporto al contesto in cui queste trovano una loro declinazione, in questo caso Foucault ci mostra un relativismo fondato sulla geografia e sull’etnografia.

Per qualche spunto in più guarda questo video su Sogno ed esistenza di Ludwig Binswanger:


 

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