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Adolescenza, educazione e famiglia

La possibilità di vivere gli affetti in maniera flessibile e autonoma è fondamentale per il contenimento emotivo del proprio bambino.

Vedersi nella mente dell’Altro

«La psicoanalisi attuale e il campo emergente della psicopatologia evolutiva hanno in comune lo scopo cui è stata dedicata la vita di John Bowlby: scoprire il percorso evolutivo dei disturbi dell’infanzia e dell’età adulta» (Cfr. Fonagy P., M. Steele, H. Steele, T. Leigh, T. Kennedy, G. Mattoon, M. Target (1995), «Attaccamento, Sé riflessivo e disturbi borderline», in P. Fonagy, M. Target, Attaccamento e funzione riflessiva, Cortina, Milano 2001, pp. 57-100).

Le idee di Bowlby hanno guidato numerosi ricercatori nello studio dei fattori che intervengono nel processo di trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento. È stato così evidenziato che la responsività del genitore verso il bambino non è una causa determinante nella trasmissione dell’attaccamento, bensì solo un fattore che media la sicurezza.

Nella visione di Fonagy e dei suoi collaboratori il punto oscuro del processo di trasmissione dell’attaccamento può essere spiegato ricorrendo all’osservazione del grado di maturità delle difese dei genitori rispetto ai propri vissuti emotivi: la possibilità di vivere gli affetti in maniera flessibile e autonoma è infatti fondamentale per il contenimento del proprio bambino.

Indice

Contenimento e trasformazione

Il contenimento di un’esperienza di crisi non consiste nel semplice rispecchiamento del disa­gio, ma concede al bambino l’opportunità di una possibile trasformazione (funzione alfa) del suo aspetto spiacevole in uno stato emotivo tollerabile. Il concetto di funzione alfa, elaborato da Wilfred Bion, indica la trasformazione degli affetti di cui il bambino vorrebbe liberarsi (elementi beta) in esperienze di significato. La rêverie materna, metabolizzando gli aspetti spiacevoli, consente così al bambino di modulare e gestire le esperienze.

«La sensibilità del caregiver stimola il bambino a iniziare l’organizzazione dell’esperienza di sé attraverso gruppi di risposte che poi verranno catalogate verbalmente come emozioni specifiche (o desideri). […] In questo senso, si può definire il comportamento di attaccamento come un’abilità acquisita in relazione a uno specifico caregiver, all’interno di un modello teleologico di comportamento» (P. Fonagy, M. Target (1997), «Attaccamento e funzione riflessiva: il loro ruolo nell’organizzazione del Sé», in P. Fonagy, M. Target, Attaccamento e funzione riflessiva, Cortina, Milano 2001, pp. 101-133).

Tre insuccessi del contenimento

Tale considerazione conduce Fonagy nella spiegazione del processo di trasmissione intergenera­zio­­nale delle carenze secondo tre forme distinte di insuccesso del contenimento:

1) la madre può essere incapace nel riconoscere le comunicazioni affettive negative del bambino;

2) la madre nonostante comprenda lo stato emotivo del bambino non è in grado di rispecchiare e metabolizzare l’esperienza spiacevole del bambino;

3) oppure la madre può fallire nel riconoscimento dell’atteggiamento intenzionale che il bambino inizia a manifestare nei suoi primi anni di vita.

Capacità riflessiva

L’ipotesi guida di Fonagy assume come in condizioni di stress familiare la capacità riflessiva del genitore favorisca la sintonizzazione delle interazioni madre-bambino. Nell’ambito del modello transgenerazionale il grado di mentalizzazione del caregiver si configura come elemento precursore della qualità dell’attaccamento del bambino.

Nelle esperienze avverse la capacità di mentalizzazione del genitore garantisce un contenimento efficace dei vissuti emotivamente disturbanti del bambino che può così accedere ad una versione modulata degli affetti spiacevoli.

Il superamento concettuale di Fonagy rispetto al modello classico consiste nel ritenere come fondamentale l’interiorizzazione del Sé pensante compreso nella mente dell’adulto contenente e non più, semplicemente, dell’immagine dell’adulto rassicurante. A questo punto, si comprende come nella prospettiva dialettica dello sviluppo del Sé l’intersoggettività consista nel vedere sé stessi nella mente dell’altro.

La capacità riflessiva del genitore rimanda alla coerenza delle narrative raccolte con l’Adult Attachment Interview (AAI). L’A.A.I. è un’intervista che permette di accedere rapidamente a dati significativi delle vicende infantili: l’obiettivo è di «sorprendere l’inconscio». Essa si fonda sul principio della cooperazione conversazionale di Grice (1986) e consente di valutare le narrazioni delle esperienze di attaccamento infantile sulla base della loro coerenza.

Il colloquio clinico consente di verificare l’integrazione dei modelli operativi interni e le diverse strategie che i soggetti mettono in atto per regolare gli affetti spiacevoli: il paziente evitante soffoca i suoi vissuti emotivi; il paziente ambivalente non trova invece delle modalità efficaci con cui regolare gli affetti; infine il paziente irrisolto mostra una marcata confusione e distorsione dell’esperienza. A differenza di Holmes, la Slade non propone un nuovo modello psicoterapeutico, ma arricchisce con i concetti chiave dell’attaccamento la capacità esplicativa della diagnosi e dell’intervento clinico.

 

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