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Psicoanalisi lacaniana

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Il tempo della seduta svolge una funzione cruciale per intervenire sul reale della ripetizione dell'inconscio.

Lacan, la durata della seduta e il tempo dell'inconscio

L’inconscio è legato alla persistenza del sintomo, al godimento che ex-siste nel campo del linguaggio. Il sintomo mostra quell’inciampo del Reale che si ripete nel tempo.

Nella psicoanalisi lacaniana la seduta a tempo variabile svolge una funzione cruciale per intervenire sul Reale della ripetizione dell'inconscio.

Il tempo dell'Altro

In una seduta analitica il tempo dell’esperienza soggettiva è scandito dalla parola, dal fluire del discorso dell’analizzante.

Il dispiegamento della catena significante fa esistere l’Altro come luogo della parola e il tempo del soggetto trova la sua stratificazione nella dialettica con l’Altro.

Il tempo della parola del soggetto è anche il tempo del legame con l’Altro.

È l’Altro che scandisce il pronunciarsi del soggetto: l’Altro è il luogo dove il messaggio trova il codice del suo senso e il tempo della sua manifestazione.

Nella dialettica con l’Altro il soggetto è vincolato alla cornice temporale che viene stabilita da un’esteriorità.

Il tempo della seduta analitica può seguire il tempo dell’Altro, la durata della seduta può essere in rapporto alla misura che dà l’Altro. Queste sedute hanno un tempo determinato e possono trovare un loro standard.

Tali sedute fanno parte di un approccio con cui Jacques Lacan si è scontrato sin dall’inizio del suo insegnamento. La promozione del tempo variabile della seduta è nata infatti come un utilizzo tecnico del tempo al fine di rendere l’interruzione della seduta il più possibile aderente alle sorprese dell’inconscio del paziente.

Per qualche spunto in più guarda questo video su coscienza e inconscio:


 

La scansione della seduta 

La seduta a tempo variabile cerca di sintonizzarsi con i momenti in cui la parola dell’analizzante trova un istante significativo che corre il rischio di essere riassorbito in una interruzione puramente cronometrica.

Come sottolinea Lacan: «Così, è una felice interpunzione a dare il suo senso al discorso del soggetto. È questo il motivo per cui la sospensione della seduta, di cui la tecnica odierna fa un’interruzione puramente cronometrica e come tale indifferente alla trama del discorso, vi gioca il ruolo di una scansione che ha tutto il valore di un intervento per precipitare i momenti conclusivi. Il che suggerisce di liberare questo termine dalla sua cornice abitudinaria per sottometterlo ad ogni fine utile alla tecnica» [Lacan (1953), Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi, in Scritti, p. 245].

La scansione della seduta diventa allora un elemento del «setting», ossia di quel campo simbolico in cui entrano in gioco le coordinate per il lavoro dell’analizzante.

L’uso del tempo è un altro di quei fattori che fanno parte della conduzione della cura. La variabilità del tempo della seduta è una possibilità di cui l’analista può servirsi per stimolare il percorso dell’analizzante.

«La sospensione della seduta acquisisce quindi in Lacan lo statuto di scansione che valorizza un punto chiave del discorso dell’analizzante, precipitando l’elaborazione del soggetto su quel punto di densità che ha fatto capolino nella trama delle sue parole. […] La scansione della seduta nella tecnica di Lacan ha la funzione di fermare il soggetto sul punto di enigma che lo riguarda, emerso all’interno del suo stesso discorso, al fine di rinviargli la responsabilità di una sua elaborazione» (Cosenza, Jacques Lacan e il problema della tecnica in psicoanalisi, 2003, p. 53).

La scansione del tempo si aggiunge agli altri interventi sui significanti del paziente. Il tempo di una seduta trova il suo criterio di applicazione non nella sua durata, ma nella sua valenza significante. Il tempo diventa cioè un elemento significante che l’analista introduce nell’articolazione dei significanti dell’analizzante.

L’interruzione della seduta trova il suo riferimento non in un uso cronometrico del tempo, ma in una lettura logica della concatenazione significante del paziente.

L’interruzione della seduta è uno strumento significante con cui si cerca di localizzare l’apparizione del tempo del soggetto, ossia quel tempo in cui la pulsazione dell’inconscio si fa sentire nella trama dei significanti.

Per qualche spunto in più guarda questo video sull'inconscio tra parola piena e parola vuota:


 

La pulsazione dell'inconscio

La pulsazione dell’inconscio ricade sia sul movimento transferale che sul tempo della seduta. «Il transfert è una relazione essenzialmente legata al tempo e al suo maneggiamento» [Lacan (1964), Posizione dell’inconscio, in Scritti, p. 848].
 
Il tempo della seduta va calibrato in accordo con la discontinuità, l’inatteso che si produce quando l’inconscio parla tra le righe della catena significante.
 
La seduta a tempo variabile è finalizzata ad accogliere l’aspetto imprevisto dell’inconscio, l’effetto di sorpresa delle manifestazioni dell’inconscio.
Il carattere pulsatile dell’inconscio, di questo inconscio dove situiamo il soggetto del desiderio, fonda la concezione clinica del tempo variabile della seduta.
 
Il tempo della seduta (il tempo dell’Altro – ovvero dell’inconscio strutturato come un linguaggio) viene articolato con il tempo del soggetto (l’inconscio come pulsazione), dove ciò che emerge non è soltanto la serie dei significanti maître, ma anche la posizione del soggetto in riferimento al desiderio dell’Altro.
 
La gestione del tempo che fa l’analista (l’Altro del linguaggio) è un modo per indurre e sottolineare la posizione del soggetto in rapporto all’Altro del desiderio.
 
Con il tempo variabile della seduta si vuole far emergere quel Reale che si condensa nell’oggetto a, che è appunto quel versante dell’esperienza soggettiva che un analizzante tenta di elaborare in una psicoanalisi.
 
In una seduta psicoanalitica la pulsazione dell’inconscio apre uno scarto tra il sapere dell’Altro e il sapere non saputo.
E l’analista mette il soggetto al lavoro affinché possa separarsi dal già saputo (separazione dall’Altro) e allo stesso tempo rilancia l’elaborazione di quel sapere non precostituito (soggetto supposto sapere) che tra le maglie significanti del sintomo emerge come enigma, come paradosso che tuttavia determina i modi di godimento del soggetto.
 
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