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La posta in gioco di ogni percorso formativo sarà sempre il movimento dell’inconscio.

Movimento e pluralità dell'inconscio

La formazione degli psicoanalisti è costituita da tre ambiti principali: analisi personale, formazione teorica e supervisione clinica.

Sono tre luoghi e momenti differenti che permettono a ciascun analista di elaborare il proprio stile personale nella conduzione della cura.

A seconda dello specifico orientamento teorico della scuola di formazione dell’analista verranno messi in risalto alcuni aspetti piuttosto che altri, ma ad ogni modo la posta in gioco di ogni percorso formativo sarà sempre il movimento dell’inconscio, anzi il movimento nell’inconscio.

LINGUA E DIALETTI. Nel corso degli anni mi sono convinto sempre più che i vari orientamenti psicoanalitici sono tanti dialetti di una stessa lingua, una lingua che non esiste. Ci sono tanti modi per esplorare il bordo tra la dimensione del senso e quella del non-senso, tra la parte semantica della nostra esperienza e quella invece più pulsionale, più pulsionale ma non meno significativa.

Muoversi nell’inconscio implica dunque una tensione perpetua tra due livelli dell’esperienza che risultano eterogenei.

Ogni dialetto psicodinamico prova appunto a tracciare una rotta possibile tra queste due rive dello stesso mare.

Al di là delle particolari pieghe che può assumere il corredo teorico-clinico di un apprendista in psicoterapia, ci sono alcune abilità che sono trasversali alle diverse scuole di formazione e che addirittura riguardano non solo il mondo degli “psi”, ma di tutti coloro che vogliono sintonizzare il proprio incedere nella vita con le onde singolari del proprio inconscio e con quello delle persone a cui si rivolgono.

Per qualche spunto in più guarda questo video sulle due anime del desiderio.

 

Inconscio

 

RITMO. Ogni apprendista in psicoterapia deve maturare una certa apertura nel tragitto che lo porterà a diventare analista, che per inciso non è una postazione o un luogo ben definito, ma soltanto una condizione dell’essere che si attiva nel movimento inconscio del nostro stare in relazione. In primo luogo, questa apertura va mantenuta attraverso il ritmo, cioè tenendo insieme metafora e metonimia, senso e fuga del senso.

CONNESSIONI. Un’altra caratteristica dell’apprendistato in psicoterapia riguarda la capacità di creare connessioni tra puntini separati che in apparenza – sul piano fenomenico – non sembrano collegati, ma che a livello strutturale rivelano invece una forma, la forma dell’inconscio che soggiace alla manifestazione dei fenomeni. La capacità di creare connessioni richiama alcune domande: come strutturare i pensieri della realtà? Come scegliere ed essere capaci di atto e abduzione già nel momento in cui si ascolta e si inizia a formulare un’ipotesi diagnostica sul funzionamento e sulla particolarità del soggetto in analisi?

DISCORSI. L’apprendista in psicoterapia viene sollecitato anche nella maturazione della capacità di osservare e descrivere tendenze e mutazioni nel tempo. Questa abilità si rivela particolarmente rilevante per la clinica psicoanalitica perché l’inconscio è sempre, in qualche modo, il riflesso intimo degli effetti del discorso sociale sulla vita psichica di ciascun soggetto.

PLURALITÀ. La dinamica dell'inconscio non si esprime secondo una forma estetica che richiama la dimensione del classico, sebbene nel corso di un’analisi possano presentarsi delle forme psicopatologiche tipiche o addirittura dei sogni tipici.

Se volessimo utilizzare la chiave semiotica offerta da Omar Calabrese, potremmo definire la dimensione policentrica delle manifestazioni dell’inconscio come una tendenza neo-barocca.

Quindi l’inconscio sollecita il clinico a non avvalersi di un approccio categoriale con cui catalogare le manifestazioni cliniche, né rende possibile applicare un’unica chiave di lettura per la complessità dei sintomi e di tutte le altre forme dell’inconscio.

TAGLIO. A questo proposito è importante che un apprendista in psicoterapia sappia considerare il suo modello di riferimento come un ombrello di conoscenze a cui bisogna fare un taglio affinché da quello squarcio possa affiorare la luce o le tenebre da cui quell’ombrello tiene al riparo.

Il modo migliore per fare questo taglio è introdurre la stessa dimensione policentrica delle manifestazioni dell’inconscio nel rapporto con la teoria.

Non bisogna allora innamorarsi soltanto di una teoria. Non esiste una teoria in grado di ricoprire di senso e significato tutto ciò che accade nell’esperienza clinica. Ecco perché bisogna sapersi muovere tra le psicoanalisi per essere in sintonia con il movimento dell’inconscio.

Per qualche spunto in più guarda questo video sulla logica del fantasma. 

 

Inconscio

 

Psicoterapeuta Torino
Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.
La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.
I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

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