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Psicoanalisi lacaniana

Il soggetto supposto sapere non è l’analista

Il soggetto supposto sapere non è l’analista

Se continuiamo a osservare il triangolo del transfert, sull’asse analizzante-inconscio possiamo notare che la ricerca di un sapere non saputo presuppone l’esistenza di un soggetto o di un luogo dove questo sapere sia custodito. È proprio a questo proposito che Lacan concettualizza il transfert come «soggetto supposto sapere»[1].

Il soggetto supposto sapere non è l’analista. Il soggetto supposto sapere non è colui a cui si pone una questione per apprendere ciò che il locutore non sa quando si suppone che l’interlocutore sappia. Nel soggetto supposto sapere è in gioco il soggetto dell’inconscio. E l’asse a cui prestare attenzione è l’asse analizzante-inconscio.

L’effetto soggetto supposto sapere si verifica quando in una cura compare il «significante del transfert»[2]. Si tratta di un significante che fa incontrare qualcosa a proposito del quale il soggetto si interroga e si domanda che cosa voglia dire[3]. E quando ci si interroga sull’enigma racchiuso in un significante si chiamerà all’appello un altro significante per tentare di far sorgere il senso del primo.[4]  

Il transfert come soggetto supposto sapere inizia dunque quando nel discorso del paziente intravediamo un enigma che avvia la ricerca di un sapere che non possiede ma di cui suppone l’esistenza. L’attivazione del soggetto supposto sapere spinge il lavoro dell’analizzante verso un’amplificazione significante[5] che consiste nell’interrogare i propri S1 e nella costruzione di un nuovo sapere (S2).

È importante sottolineare che non sarà in gioco un sapere già saputo, ma un sapere che deve trovare ancora il suo avvenire. Il sapere che viene supposto non è infatti un «sapere referenziale», non è una serie di nozioni sulla realtà che possiamo scambiarci, che possiamo eventualmente trovare sui libri di psicoanalisi. Si tratterà piuttosto di un «sapere testuale» che riguarda la connessione tra il sapere saputo e quello non ancora saputo[6].

 
 
 

[1] «Il soggetto supposto sapere è per noi il perno a partire da cui si articola tutto ciò che riguarda il transfert» [J. Lacan, Proposta del 9 ottobre 1967 sullo psicoanalista della Scuola, in Altri scritti, ed. it. a cura di A. Di Ciaccia, Einaudi, Torino 2013, p. 246].
[2] «Come iniziano le analisi? La risposta di Lacan è che le analisi cominciano con il significante del transfert. Cos’è il significante del transfert? Ciò che conta qui è l’articolo definito, il significante del transfert è un significante distinto, un significante singolare. […] Il significante del transfert è quello a proposito del quale vi domandate: cosa vuol dire? Occorre che il soggetto incontri qualcosa al cui proposito si domanda, “cosa vuol dire?”, perché un’analisi cominci. Può essere qualsiasi cosa. Occorre naturalmente che la significazione vi importi, occorre che supponiate che ne va di voi nella soluzione della domanda: “ma cosa vuol dire?”» [J.-A. Miller, L’inizio delle analisi (1994), in I paradigmi del godimento, a cura di A. Di Ciaccia e S. Sabbatini, Astrolabio, Roma 2001, p. 145].
[3] «Con il soggetto supposto sapere […] si mette l’accento sul modo di dire e si fonda l’analisi non sulla ripetizione libidica ma sul rapporto del soggetto con la parola. In termini di domanda, il soggetto supposto sapere comporta che la domanda iniziale dell’analisi sia la domanda di significazione: cosa vuol dire?» [J.-A. Miller, L’inizio delle analisi (1994), in I paradigmi del godimento, cit., p. 143].
[4] In un’analisi la dimensione del senso sarà tanto più presente quando non si sa che cosa un significante voglia dire. Un significante, fino a quando non è inserito in una catena significante, può entrare in un orizzonte di significazione piuttosto indefinito e quanto mai ampio. È in rapporto a questo fenomeno che Lacan diceva che il massimo del senso è l’enigma.
[5] Jacques-Alain Miller ne L’osso di un’analisi distingueva il lavoro dell’analisi in amplificazione significante e riduzione. Cfr. J.-A. Miller (1998), L’osso di un’analisi, trad. it. di C. Menghi e V. Carnelutti Leone, Angeli, Milano 2001, p. 22.
[6] Cfr. J. Lacan, Proposta del 9 ottobre 1967 sullo psicoanalista della Scuola, in Altri scritti, cit., p. 248.

Per approfondimenti si rimanda al libro Teoria e tecnica della psicoanalisi lacaniana

 

 
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