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Psicoanalisi lacaniana

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Lacan si chiede che cosa ci sia di comune tra l’oggetto fobico e il feticcio. È questo uno dei fili conduttori che troviamo in tutto il Seminario IV.

Jacques Lacan e la relazione oggettuale

Il tema del Seminario IV di Lacan è la relazione oggettuale e le strutture freudiane. Lacan arriva ad occuparsi della relazione d’oggetto dopo un percorso in cui ha trattato gli elementi della condotta tecnica della cura, nel Seminario I, concentrandosi soprattutto sulla nozione di transfert e di resistenza.

Poi nel Seminario II si è dedicato al nucleo dell’esperienza e della scoperta freudiana, cioè la nozione di inconscio, e ha messo in luce la dialettica letteralmente paradossale tra il principio di realtà e il principio di piacere considerando questa dialettica alla luce della concezione di Freud formulata in Al di là del principio di piacere.

Nel terzo anno del suo Seminario che è stato dedicato alla psicosi Lacan ha approfondito la questione del funzionamento del Simbolico mettendo in luce le proprietà della catena significante, soprattutto quando si struttura un campo paranoico.

Indice

Soggetto e oggetto

Vediamo come i due registri centrali di questo primo tragitto lacaniano siano quello del Simbolico e quello dell’Immaginario che vengono ripresi anche all’inizio dal Seminario IV quando Lacan si occupa del suo schema, il cosiddetto schema L, dove viene illustrata la relazione simbolica tra il soggetto e l’Altro e la relazione immaginaria tra l’io e l’altro con la a minuscola.

La relazione sul piano immaginario si interpone e distorce il messaggio essenziale che il soggetto ricava dal proprio grande Altro.

La relazione immaginaria viene descritta come una relazione essenzialmente alienata che interrompe, inibisce e il più delle volte inverte e misconosce profondamente il rapporto di parola tra il soggetto e l’Altro, il grande Altro.

Nella cornice topologica di questo schema – che viene definito topologico perché non si tratta di localizzazioni ma di rapporti di luoghi, di interposizioni, di successioni e di sequenze – Lacan affronta la questione del rapporto tra il soggetto l’Altro sostenendo che nell’analisi è in gioco una rettifica, una trasformazione del rapporto tra il soggetto e l’oggetto.

Lacan è preso da una preoccupazione epistemologica e si chiede come articolare in modo soddisfacente un insieme di fenomeni che possono permettere un’osservazione dell'esperienza analitica, un’osservazione che permetta alla teoria e alla pratica di non essere dissociate.

Lacan sottolinea quanto il modo in cui si concepisce l’analisi ha inevitabilmente un’implicazione sul modo in cui l’analisi verrà condotta.

Lacan continua anche in questo quarto Seminario il suo percorso di ricerca partendo da alcuni concetti fondamentali di Freud, sebbene a proposito della relazione d’oggetto Freud non abbia insistito così tanto come hanno invece fatto i suoi seguaci e una certa "psicologia dell’Io" che Lacan contesta con toni a dir poco canzonatori.

Per qualche spunto in più guarda questo video su parola piena e parola vuota.

 

Il rinvenimento dell'oggetto 
 

Lacan riprende i Tre saggi sulla teoria sessuale di Freud e in particolare si concentra sulla terza parte dedicata al rinvenimento dell’oggetto.

Per Lacan questo riferimento è centrale perché fa vedere che Freud insiste sul fatto che per l’uomo qualunque modo di trovare l’oggetto è e non è mai altro che un ritorno a un oggetto perduto. E si tratta di un oggetto perduto, di un oggetto da ritrovare.

Lacan dice che Freud ci indica che l’oggetto viene colto attraverso una ricerca dell’oggetto perduto, l’oggetto ritrovato del primo svezzamento, cioè l’oggetto che è stato anzitutto il punto di aggancio dei primi soddisfacimenti del bambino.

È chiaro che per il solo fatto che esista questa ripetizione si instaura una discordanza, cioè la nostalgia che lega il soggetto all’oggetto perduto caratterizza il ritrovamento dell’oggetto nel segno di una ripetizione impossibile visto che per l’appunto non è lo stesso oggetto, non potrebbe esserlo.

In questa relazione tra soggetto e oggetto troviamo quindi un’attenzione fondamentale che fa sì che ciò che è ricercato non è equivalente a ciò che sarà ritrovato.

Ed è attraverso la ricerca di un soddisfacimento passato e superato che il nuovo oggetto viene cercato e che viene trovato e colto diversamente da quello che veniva cercato. C’è qui una distanza fondamentale che sfocia in una tensione conflittuale che è collegata a qualsiasi ricerca dell’oggetto di soddisfacimento.

Per qualche spunto in più guarda questo video sul Seminario XVII di Jacques Lacan.

Ripetizione e reminescenza

Un altro aspetto che Lacan mette in luce riguarda la differenza tra la ripetizione e la reminiscenza.

La ripetizione si contrappone alla reminiscenza perché la ripetizione è sempre impossibile da appagare e la corrispondenza tra l’oggetto ritrovato e l’oggetto perduto non si potrà mai realizzare.

Invece nella reminescenza si tratta di ricollegarsi a ciò che resta di una forma, si tratta di ricordare.

In questa ottica il ricordo e la ripetizione non esprimono la medesima logica.

Ed è proprio rispetto alla ricerca di soddisfacimento che Lacan riprende il rapporto tra il principio di piacere e il principio di realtà mostrando quanto il principio di piacere, sempre latente e sempre sotteso a qualunque costruzione della realtà e del mondo, in verità tende sempre a realizzarsi in una forma più o meno allucinata, perché manifesta la possibilità di soddisfarsi fondamentalmente attraverso una realizzazione irreale, allucinatoria. Qui Lacan fa riferimento alla lezione freudiana della Traumdeutung.

 

Sviluppo?

Lacan critica fondamentalmente il fatto di ordinare lo sviluppo della relazione tra soggetto e oggetto opponendo o collegando dialetticamente il principio di realtà con il principio di piacere.

Lacan non riscontra nell’esperienza psicoanalitica che lo sviluppo soggettivo possa essere concepito come un progressivo superamento del principio di piacere a favore del principio di realtà, come se si trattasse di adattare le esigenze di soddisfacimento di tipo infantile a qualcosa di più compiuto e adulto.

Queste sono le tematiche più dibattute nel panorama psicoanalitico mentre Lacan svolgeva il suo insegnamento. Nella letteratura psicoanalitica della metà degli anni Cinquanta del secolo scorso era largamente condivisa l’idea che lo sviluppo psichico fosse scandito dall’adeguamento del principio di piacere al principio di realtà. Questo passaggio veniva raffigurato come la transizione da alcune tappe di sviluppo definite pregenitali a una tappa più matura dove finalmente il soggetto accedeva a una genitalità adulta.

Per qualche spunto in più guarda questo video sul Seminario XI di Jacques Lacan.

Pregenitale e genitale

Le relazioni pregenitali sembrano caratterizzate da una relazione tra soggetto e oggetto in cui c’è una reciprocità speculare tra il vedere e l’essere visto, tra l’attaccare e l’essere attaccato, tra il passivo e l’attivo.

In tutte queste situazioni il soggetto vive le relazioni come una modalità che implica sempre, in modo più o meno implicito o più o meno manifesto, la sua identificazione con il partner.

Queste relazioni sono vissute in una reciprocità tra la posizione del soggetto e quella del partner: tra soggetto e oggetto ritroviamo un’equivalenza tra l’uno e l’altro, c’è un’equivalenza che rimanda a quello che Lacan aveva detto a proposito dello stadio dello specchio.

Lacan dice che lo stadio dello specchio è il momento in cui il bambino riconosce la propria immagine.

Ma lo stadio dello specchio non connota soltanto un fenomeno che si presenta nello sviluppo del bambino perché esso illustra il carattere conflittuale di ogni relazione duale. Il bambino infatti in questa cattura da parte della propria immagine non scopre altro che la distanza esistente tra le proprie tensioni interne e l’identificazione con questa immagine.

Nello stadio dello specchio il bambino scopre la discordanza tra il proprio vissuto e la rappresentazione immaginaria della sua identità.

Lacan non pensa che il completamento e il superamento della fase pregenitale possa essere raggiunto attraverso un cosiddetto oggetto ideale, terminale, perfetto, adeguato che contrassegnerà il raggiungimento della normalizzazione del soggetto.

Per Lacan l’oggetto genitale si configura come un miraggio speculare, come il miraggio offerto da un’immagine ideale che si presume non patisca della discordanza.

Il concetto di genitalità non convince Lacan perché rimanda a una sorta di completezza o di autosussistenza di tipo immaginario-speculare.

Inoltre il rapporto tra il soggetto e l’oggetto non può essere concepito come un’armonizzazione dell’individuo con l’ambiente. Sebbene alcuni autori abbiano preso spunto per una simile concezione dal caso del piccolo Hans, Lacan rimane in disaccordo con questa tesi e anzi liquida questi autori come degli scorreggiatori di perle.

Secondo questi autori esisterebbe una tipologia in cui ci sono dei soggetti che non superando lo stadio pregenitale hanno un Io debole.

Si tratta di individui nei quali la coerenza dell’Io dipende strettamente dal mantenimento di relazioni oggettuali con un oggetto significativo. La perdita di queste relazioni e del loro oggetto farebbe sfociare il soggetto in una situazione di grave disordine dell’attività dell’Io, come mostrano per esempio i fenomeni di depersonalizzazione o i disturbi psicotici.

Per tale ragione i soggetti pregenitali cercano di mantenere le loro relazioni oggettuali a ogni costo attraverso i più svariati accorgimenti oppure cambiando continuamente oggetto.

Sono tutti aspetti che invece non ritroveremmo nei soggetti genitali dove appunto la loro unità non è alla mercé della perdita di un contatto con un oggetto significativo.

Alla luce di questa concezione che Lacan si chiede in cosa consista l’esito di un’infanzia, di un'adolescenza e di una maturità normali.

Per qualche spunto in più guarda questo video sullo sciame borderline.

Realtà e oggetto

Lacan prende le distanze da una simile prospettiva e accentua la differenza tra il rapporto con la realtà e il rapporto con l’oggetto.

La realtà non è sovrapponibile all’oggettività.

Lacan sottolinea che l’analisi introduce una nozione funzionale dell’oggetto di tipo ben diverso da quella di puro e semplice corrispettivo del soggetto.

Nel rapporto con l’oggetto non si tratta di trovare il corrispettivo a una certa domanda del soggetto.

L’oggetto di cui si occupa l’esperienza psicoanalitica svolge tutt’altro ruolo ed è collocato su uno sfondo di angoscia.

Per Lacan l’oggetto è uno strumento per mascherare, per parare lo sfondo fondamentale di angoscia che permea le varie tappe dello sviluppo del soggetto e che caratterizza il suo rapporto con il mondo.

Fobia e angoscia

In questo passaggio Lacan riprende la concezione classica freudiana della fobia mostrando come non ci sia alcun rapporto diretto tra l’oggetto e la paura.

La funzione dell’oggetto non deriva dalle caratteristiche della paura. La paura in alcuni casi può anche essere una paura primitiva mentre in altri può non esserlo. Ad ogni modo l’oggetto è costituito essenzialmente per tenere a distanza questa paura.

L’oggetto mette il soggetto al riparo dalle proprie paure.

L’oggetto è essenzialmente legato all’esito di un segnale di allarme. L’oggetto è prima di tutto una postazione avanzata contro una paura già istituita.

Lacan vuole risalire dalla fobia alla nozione di un certo rapporto con l’angoscia e di stabilire la funzione di protezione che l’oggetto della fobia svolge rispetto all'angoscia.

Oggetto fobico e feticcio

Muovendosi sempre nella prospettiva della relazione oggettuale Lacan sposta l’attenzione sul feticcio che si trova anch'esso a svolgere una funzione di protezione contro l'angoscia, contro l’angoscia di castrazione.

L’angoscia di castrazione sembra legata alla percezione dell’assenza dell’organo fallico nel soggetto femminile e alla negazione di questa assenza.

In questo frangente il feticcio ha una certa funzione di complementarietà rispetto a qualcosa che si presenta come un buco o addirittura come un abisso nella realtà.

Lacan si chiede che cosa ci sia di comune tra l’oggetto fobico e il feticcio. È questo uno dei fili conduttori che troviamo in tutto il Seminario IV.

In questo seminario Lacan ritornerà all’esperienza analitica cercando di trovare nei fenomeni stessi l’occasione e il punto di partenza per una critica che non cerca spiegazioni uniformi per fenomeni diversi.

Lacan centra la questione su ciò che fa la differenza tra la funzione di una fobia e quella di un feticcio nella misura in cui l’uno e l’altra sono centrate sullo stesso fondo di angoscia fondamentale, uno sfondo su cui entrambe sarebbero chiamate come misura di protezione o di garanzia da parte del soggetto.

In questo modo Lacan sposta il focus della ricerca da una prospettiva che faceva invece della relazione con un oggetto la possibilità di regolarizzare le relazioni con tutti gli altri oggetti, come se giungere a una dimensione genitale bastasse a risolvere tutte le questioni.

La tesi con cui Lacan inizia questo seminario è basata sul fatto che una fobia e un feticcio sono due cose ben diverse.

Inoltre si pone anche un’altra domanda che riguarda il rapporto tra l’uso della parola feticcio e l’impiego specifico del termine per designare una perversione sessuale. Lacan dice che stabilendo la distinzione tra fobia e feticcio si potrà anche chiarire questo aspetto.

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Per qualche spunto in più guarda questo video sulle due anime del desiderio.

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