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Psicoanalisi e fenomenologia

I nuovi sintomi pongono la questione clinica del trattamento della domanda.

Attraversare il conflitto e accedere al desiderio

L'esperienza del conflitto interiore è il segnale di una divisione interna alla nostra volontà. Di per sé il conflitto non è l'indicatore di un'esperienza patologica, anzi va considerato come il segnale di qualcosa di prezioso che ci sfugge e che riaffiora in modo enigmatico nella nostra coscienza.

Il conflitto è il segnale del desiderio inconscio che non abbiamo ascoltato fino in fondo. Da questo punto di vista il conflitto può essere risolto soltanto se accogliamo il messaggio dell'inconscio, anche se è un messaggio che si esprime con la voce della sofferenza.

 

Indice

Conflitto e divisione soggettiva

Le radici del concetto di conflitto risalgono alle fasi iniziali dell’elaborazione della teoria psicoanalitica. Tale concetto è stato via via trasformato in seguito alle evoluzioni della stessa psicoanalisi.

Il conflitto evidenzia tre antinomie fondamentali che dividono il soggetto.

In primo luogo, il conflitto segnala il farsi strada nella vita della persona di una disarmonia tra la volontà cosciente e qualcosa che segnala invece una “volontà involontaria”.

La prima declinazione del conflitto si realizza quindi nell’opposizione tra ciò che il soggetto ritiene volontario e ciò che, sebbene gli appartenga, ritiene involontario.

Il conflitto mette in discussione la coincidenza della volontà del soggetto con la volontà di cui è cosciente.

Da qui deriva la seconda antinomia messa in luce dall'esperienza del conflitto: l’identità del soggetto non è riassumibile nella coscienza, rimane un resto involontario che segnala che la partita dell’esistenza non si gioca tutta nell’auto-coscienza.

La terza implicazione prodotta dall’esperienza del conflitto riguarda il rapporto tra il versante pulsionale e la dimensione ideale.

Il conflitto realizza infatti l’antinomia fondamentale che attraversa la psicoanalisi:

la pulsione non si lascia del tutto assorbire e sublimare nell’ideale.

C’è un resto pulsionale che travalica la capacità di inibire e sublimare, rappresentando ciò che nella vita sfugge al governo di sé. La coscienza è così abitata da un’alterità radicale che rende il soggetto straniero a se stesso.

Per qualche spunto in più guarda questo video su coscienza e inconscio:


Sintomo e identità

In ambito clinico il sintomo nevrotico può configurarsi come una delle modalità elettive attraverso cui si realizza il conflitto.

Il sintomo si fa veicolo di una sofferenza che esprime una frattura interna al soggetto.

L’esperienza del sintomo incrina le identificazioni e mette in discussione l’adattamento alla realtà esterna.

Quando le identificazioni vacillano cadono anche i punti di riferimento attraverso cui reperire una bussola per il proprio progetto esistentivo.

Il sintomo non è allora soltanto un disturbo, ma svolge anche una funzione, alimenta un conflitto che apre una crepa nell’identità personale e scioglie quel sigillo identitario che aveva cristallizzato il legame tra ideale e pulsione.

Per qualche spunto in più guarda questo video sul diventare Reale:


Dal conflitto e al desiderio

Comprendere la funzione conflittuale svolta dal sintomo diventa cruciale per l’impostazione del percorso terapeutico.
 
Ricondurre il disturbo mentale alla sua dimensione conflittuale può permettere di problematizzare e interrogare l’esperienza del sintomo come occasione preziosa per accogliere quella parte di sé che sembrava esser stata esiliata dalla coscienza.
 

Il sintomo come espressione del conflitto diventa un richiamo da ascoltare e far parlare.

In una cura bisogna individuare innanzitutto la matrice antropologica del conflitto di cui il sintomo si fa testimone.

Se il paziente si rivolgerà al sintomo come a un messaggio da decodificare, allora potrà incamminarsi nel percorso di elaborazione di una nuova posizione soggettiva.

L’esperienza del conflitto è tipica della clinica della nevrosi. Nella vita di un nevrotico il sintomo segnala infatti un conflitto tra la volontà dell’io cosciente e il desiderio inconscio.

In seduta il paziente giungerà a dire che c’è qualcosa che desidera tantissimo ma allo stesso tempo, senza accorgersene, ha fatto di tutto per evitare che si realizzasse.

Nella nevrosi il conflitto mette in crisi le proprie identificazioni.

Il sintomo compromette l’idea che una persona aveva di se stessa. Giunge così quasi a non riconoscersi più o, meglio, a dover riconoscere la presenza di una parte straniera del proprio sé.

Ciò che la persona credeva di essere non esaurisce chi è realmente. L’esperienza del conflitto evidenzia la discrepanza tra l’ideale che cerchiamo di incarnare e la vera soggettività che sentiamo di essere.

Il conflitto apre il divario soggettivo tra quello che desideriamo essere per l’Altro e ciò che vogliamo essere al di là delle attese dell’Altro.

Possiamo allora comprendere perché il conflitto condizioni il tempo della scelta del proprio desiderio.

La scelta del desiderio scaturisce dall’attraversamento del conflitto tra volontà cosciente e desiderio inconscio, tra ideale e pulsione.

E la vulnerabilità psicopatologica del conflitto traduce il tentennamento nevrotico nel tempo della scelta, una scelta che è senza le garanzie dell’Altro e implica sempre l’assunzione della responsabilità del proprio desiderio.

Per qualche spunto in più guarda questo video su conflitto, scelta del desiderio e responsabilità:


 

Per approfondire, tra i libri di Nicolò Terminio, si rimanda a:

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