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Supervisione nella clinica delle dipendenze patologiche

Il focus della supervisione nella clinica delle dipendenze patologiche

CAMPO ISTITUZIONALE E LAVORO D'ÉQUIPE

Struttura e flessibilità sono due parole chiave che definiscono il campo istituzionale e il lavoro di équipe nei servizi di cura.

In particolare, in un Servizio Territoriale per le Dipendenze Patologiche il rapporto tra struttura e flessibilità diventa estremamente rilevante, perché il tipo di fenomeni clinici che vengono affrontati richiedono una cornice istituzionale ben definita e, allo stesso tempo, una predisposizione all’incontro con i pazienti che sappia particolareggiare le cure, rispondendo a ciò che c’è di più peculiare in ogni singola situazione.

Nel lavoro d’équipe è importante seguire dei principi chiari e verificabili nella loro efficacia perché un’istituzione deve avere un carattere ben definito, ma deve anche saper mantenere una flessibilità e un’apertura relazionale in grado di accogliere la singolarità di ogni situazione clinica.

La struttura di un’istituzione di cura non dipende soltanto dalle procedure burocratiche, ma dalla dimensione gruppale che le anima. La struttura si rivela nel modo particolare in cui gli operatori fanno legame tra di loro quando svolgono il lavoro clinico, educativo e sociale.

Un Servizio Territoriale per le Dipendenze Patologiche mostra la sua vera struttura nel momento in cui è chiamato a tradurre in prassi i principi che lo orientano. Ecco la ragione per cui la discussione e la supervisione sui singoli casi clinici può configurarsi come il campo operativo attraverso cui osservare la dimensione istituzionale e gruppale che anima un’équipe.

 

PSICOPATOLOGIA E DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Le varie forme di dipendenza patologica si configurano come degli “espedienti” che un paziente trova per affrontare delle questioni e delle problematiche soggettive. In tal senso, le dipendenze patologiche possono essere intese come un tentativo di “autoterapia”, un tentativo che però, invece di risolvere, aggiunge nuovi problemi.

Nella diagnosi dei fenomeni clinici occorre saper distinguere le problematiche che conseguono ai comportamenti patologici e all’abuso di sostanze dalle problematiche che hanno in qualche modo indotto il soggetto a rifugiarsi in una o più forme di addiction.

La diagnosi clinica delle forme di dipendenza deve dunque occuparsi non solo della descrizione psicopatologica di sintomi e vissuti del soggetto, ma deve anche concentrarsi nell’indagine della funzione “autoterapeutica” del sintomo.

Inoltre, i vari fenomeni clinici devono essere interpretati come indicatori di differenti strutture di personalità. La diagnosi deve infatti considerare la specificità delle problematiche soggettive attraverso una differenziazione delle strutture di personalità. Nella discussione e nella supervisione dei casi clinici diventa quindi fondamentale tener presente la pluralità dei livelli diagnostici e articolarli tra di loro.

 

ALLEANZA TERAPEUTICA E DIREZIONE DELLA CURA

La diagnosi differenziale costituisce un prerequisito indispensabile per la costruzione del progetto terapeutico. Il progetto terapeutico deve partire dalle coordinate psicopatologiche che caratterizzano la soggettività del paziente: le differenti strategie di intervento devono infatti rispondere alla specificità della questione psicopatologica che vive il paziente.

In particolare, nel lavoro svolto in un Servizio Territoriale per le Dipendenze Patologiche diventa cruciale poter costruire un’alleanza terapeutica con il paziente, un paziente che spesso si presenta senza un’evidente o un’autentica domanda di cambiamento.

L’alleanza terapeutica pone in risalto la necessità di intrecciare tre aspetti che caratterizzano l’intervento clinico: relazione, compiti e obiettivi. Questi tre aspetti si configurano infatti – come mostrano gli studi empirici su questo argomento – come le coordinate che orientano ogni intervento clinico. Oltre a stabilire la relazione con il paziente, è necessario chiarire quali obiettivi raggiungere con la cura, e quali compiti, terapeuta e paziente, dovranno compiere per raggiungerli.

Nella supervisione sui casi clinici diventa allora fondamentale cogliere i punti nevralgici della struttura psicopatologica del caso e sulla base di questi discutere sulle strategie di intervento più opportune per instaurare l’alleanza terapeutica e per orientare la cura verso un orizzonte generativo.


Per qualche spunto in più guarda questo video sullo sciame borderline.

 

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Psicoterapeuta Torino
Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.
La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.
I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

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