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Nella clinica borderline la dimensione dialettica non può essere data per scontata, anzi va considerata come un primo obiettivo terapeutico.

Dialettica nevrotica e dissociazione borderline

Il modello lacaniano della nevrosi si basa su una concezione dialettica del funzionamento psichico.

In particolare, Lacan considera la dialettica hegeliana che trova il suo fondamento logico nella contraddizione.

La dialettica hegeliana

Hegel è convinto che qualsiasi processo, sia esso di tipo naturale oppure sociale, si svolga attraverso contraddizioni. La contraddizione quindi, non appartiene come è avvenuto nella tradizione filosofica occidentale, da Aristotele in poi, al campo del linguaggio o del pensiero, ma riguarda direttamente gli enti e i processi del mondo reale.

Nella Scienza della logica Hegel sostiene che “la contraddizione non è poi da prender semplicemente come un’anomalia che si mostri solo qua e là, ma è il negativo nella sua determinazione essenziale, il principio di ogni muoversi, muoversi che non consiste se non in un esplicarsi e mostrarsi della contraddizione” [G.W.F. Hegel (1813), La scienza della logica, vol. II, trad. it. di A. Moni, Laterza, Bari 1974, p. 491].

Nella prospettiva hegeliana l’analisi dei fenomeni alla superficie permette di cogliere l’essenza, ciò che si cela dietro di essi. La logica hegeliana cerca di essere dinamica perché osserva e descrive il modo in cui si evolvono i processi mossi dalle contraddizioni.

Secondo Hegel, sia a livello del pensiero sia a livello della realtà, tutto ciò che si evolve lo fa sulla base di conflitti interni che sono espressione di contraddizioni.

Hegel chiama “dialettico” il processo dinamico che si sviluppa e viene spinto in avanti da contraddizioni.

A questo proposito Hegel afferma che “ciò che fa progredire il concetto è il già menzionato negativo, che esso possiede in sé: è questo a costituire il fattore autenticamente dialettico” [G.W.F. Hegel (1813), La scienza della logica, cit., p. 34].

La dialettica, così come viene intesa da Hegel, si traduce nel cogliere gli opposti nella loro unità, ossia scorgendo il negativo nel positivo.

Nella logica hegeliana, che permea anche l’approccio strutturalista di Lacan, il mondo dei fenomeni superficiali, quando viene raggiunto il fondamento che sta al di là delle apparenze, si rivela come un mondo rovesciato rispetto al mondo dell’essenza.

 

Dialettica e dissociazione: nevrosi e borderline

Seguendo questa linea di pensiero possiamo cogliere la specificità di un approccio strutturalista in psicopatologia: un sintomo viene osservato e descritto come un fenomeno superficiale che è espressione di un conflitto interno al soggetto, un conflitto che è mosso dalla contraddizione tra un positivo e un negativo.

Questo approccio però risulta valido nel momento in cui ci occupiamo di una struttura psicopatologica che ha una base dialettica, come per esempio la nevrosi.

Il funzionamento borderline non può essere letto secondo una logica dialettica perché i fenomeni clinici che presenta non sono l’espressione di una contraddizione tra un positivo e un negativo, un positivo e un negativo che sebbene siano contrapposti sarebbero comunque in un rapporto dialettico.

La clinica borderline è una clinica anti-dialettica perché i sintomi non sono l’espressione di una conflittualità interna tra un positivo o negativo, anzi nel borderline osserviamo in maniera eclatante la dissociazione tra parti di sé che vengono segregate come isole separate.

I fenomeni borderline non sono spinti in avanti dal tipico conflitto nevrotico, un conflitto che ripete la contraddizione tra la dimensione ideale e la vibrazione pulsionale.

A differenza della nevrosi, la clinica borderline non trova fondamento nella rimozione di un desiderio inammissibile per le istanze morali del soggetto.

Il sintomo nevrotico esprime la contraddizione tra ciò si manifesta in superficie e il negativo di ciò che appare. Nella dialettica nevrotica ciò che si presenta sul piano della coscienza è un positivo che viene rovesciato da un negativo. La superficie del fenomeno borderline invece non mostra la contraddizione tra ciò che appare e l’essenza soggiacente, tra apparenza ed essenza c’è semmai una dissociazione.

Il funzionamento borderline non può essere considerato come l’esito di una contraddizione tra esigenze contrapposte e conflittuali. Il conflitto esige infatti la condizione preliminare di un rapporto dialettico tra parti contrapposte, e nel borderline manca proprio la dimensione dialettica.

Non è un caso se Marsha Linehan ha deciso di definire il suo trattamento per i pazienti borderline una “terapia dialettico-comportamentale”.

Nella cura del borderline bisogna istituire le condizioni di una dialettica soggettiva e il metodo per realizzarle passa attraverso un cambiamento nella regolazione delle emozioni.

La Linehan ricorda spesso che bisogna prima agire in modo nuovo per pensare in modo nuovo. Questo approccio è radicalmente diverso da quello che abitualmente viene praticato nella cura delle nevrosi dove si suppone che solo dopo l’elaborazione del conflitto può esserci una nuova apertura al desiderio.

Nella clinica borderline invece la dimensione dialettica non può essere data per scontata, anzi va considerata come un primo obiettivo terapeutico. È solo a partire dall’instaurazione di una dialettica tra le parti dissociate che il soggetto potrà iniziare a interrogarsi sull’enigma del desiderio.

  

Psicoterapeuta Torino
Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.
La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.
I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

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