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Psicoanalisi lacaniana

Nel tempo del trattamento della domanda può sorgere il discorso dell’inconscio del soggetto.

Il lavoro intellettuale tra architettura e psicoanalisi

Il cammino psicoanalitico di Recalcati non è caratterizzato soltanto dalla formulazione di nuovi concetti. Il lavoro teorico-clinico di Recalcati mostra una vocazione intellettuale che ci consente di comprendere ancor di più il ruolo della psicoanalisi nella cultura e nella vita della città.

Per cogliere la complessità della posizione intellettuale di Recalcati mi sono appoggiato a diverse letture e tra queste ho trovato molti stimoli in un libro di Marco Biraghi sul ruolo dell’architetto come intellettuale. Forse, anche in questo caso, il riferimento può sembrare troppo lontano dal campo della psicoanalisi, però nelle pagine de L’architetto come intellettuale ho rintracciato le stesse questioni che attraversano il lavoro dello psicoanalista nell’epoca contemporanea.

Indice

Lo spazio e la vita

Essenzialmente la preoccupazione e il proposito che anima il percorso di Biraghi è quello di ricavare per l’architetto una posizione progettuale che sia al contempo dentro e contro la società. Da un lato si tratta infatti di trovare i modi per essere rilevanti nella costruzione di una visione sociale che sappia tradurre “la relazione concreta tra lo spazio e la vita” (M. Biraghi, L’architetto come intellettuale, Einaudi, Torino 2019, p. 202).

Questo primo lato individuerebbe l’aspetto pragmatico e progettuale che in modo operativo rende il lavoro dell’architetto come realmente incisivo nella vita della città.

Sono veramente affascinanti le pagine in cui Biraghi ci fa ripercorrere la storia dell’architettura dove vediamo all’opera il genio e l’intraprendenza di Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Palladio per arrivare a Piranesi e poi passando per Le Corbusier fino ai giorni nostri. In ambito psicodinamico ho ritrovato lo stesso sapore per la storia soltanto nella Scoperta dell’inconscio di Ellenberger e nel più recente Isteria e campo della dissociazione di Ferro e Riefolo.

Dentro e contro la società

Ma ritorniamo al ruolo dell’architetto che per definire la propria posizione intellettuale non può confinare il suo lavoro soltanto al ruolo di esecutore, seppur di progetti prestigiosi o alla moda.

C’è infatti il rischio di ridurre la progettualità dell’architetto a mera risposta alle richieste della committenza e del discorso sociale.

In termini psicoanalitici, siamo portati a individuare qui la questione che attraversa la clinica dei nuovi sintomi che viene elettivamente trattata nei Centri Jonas: la cura psicoanalitica può iniziare solo se si passa attraverso un “trattamento della domanda”, non può esserci avvio di una cura psicoanalitica se un clinico si sofferma soltanto sulla necessità di dare una risposta alla richiesta d’aiuto.

È fondamentale introdurre del tempo (logico) tra il momento della richiesta e il momento della risposta: è il tempo in cui il trattamento della domanda può far sorgere il “discorso dell’inconscio” del soggetto.

Su questa stessa linea di pensiero troviamo le osservazioni di Biraghi quando sottolinea l’importanza di non essere soltanto dentro la società ma anche contro. Quel “contro” va visto come uno iato, uno spazio di pensiero che consente all’intellettuale di non essere soltanto un esecutore assoggettato alla domanda della committenza e di essere semmai un soggetto capace di riformulare la domanda del discorso sociale per far emergere quel sapere che sfugge alla collettività.

Realtà e Reale 

All’inizio del suo libro Biraghi faceva cenno alla funzione del tempio, del teatro e persino degli edifici sportivi nella polis greca, così come nella città romana ed anche nella città rinascimentale dove si trattava innanzitutto di dare spazio alla vita sociale affinché ciascun soggetto potesse riconnettersi con quegli elementi che erano abitualmente rimossi.

Gli edifici “ben al di là dall’essere semplici contenitori di funzioni sociali, svolgevano il ruolo di riattivatori rituali di un fondamento rimosso da cui l’intera comunità originava” (M. Biraghi, L’architetto come intellettuale, cit., p. 10).

Da un punto di vista psicoanalitico potremmo dire che gli edifici e la struttura dello spazio della città non sono soltanto i contenitori della realtà sociale ma sono anche degli organizzatori della relazione tra lo spazio e il Reale che fa da fondamento rimosso e originario della vita collettiva.

Architetto e psicoanalista

Vorrei aggiungere ancora un’altra osservazione basandomi sul testo di Biraghi. Trovo infatti rilevante l’accento anti-capitalistico del suo discorso e in tal senso possiamo considerarlo come uno stimolo prezioso per riflettere anche sul ruolo intellettuale dello psicoanalista.

In entrambi i casi, architetto e psicoanalista, puntano a realizzare possibilità alternative alla seduzione generalizzata del discorso del capitalista, che come ha ben evidenziato Recalcati, riprendendo Lacan, è un discorso che distrugge la stessa possibilità di esistenza del discorso.

Come l’architetto intellettuale che ha l’intento di preservare la relazione concreta e creativa tra spazio e vita, anche lo psicoanalista intellettuale è impegnato nella costruzione di uno spazio: uno spazio di parola che possa custodire la possibilità di vita per la parola, per la parola che esprime la voce dell’inconscio.

 

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