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Psicoanalisi e fenomenologia

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Secondo Corrado Pontalti ogni persona è tale in quanto è in relazione.

Persona, psicopatologia e gruppoanalisi

Nel suo pensiero clinico Corrado Pontalti utilizza il costrutto di “persona” con lo sforzo di superare le concezioni solipsistiche dell’individuo e della psicopatologia.

La riflessione sullo sfondo antropologico della psicopatologia richiama infatti la necessità di riprendere la nozione di persona che – come scrive Resnik – “è in relazione con il processo attraverso il quale l’individuo prende coscienza della propria esistenza, sempre in rapporto alla esistenza di un altro” [Resnik (1972), Persona e psicosi. Il linguaggio del corpo, p. 8].

 

Indice

Persona e appartenenze

La persona si costituisce quindi come un essere in relazione che trova il fondamento del proprio esserci nell’appartenenza al campo familiare e gruppale.

Come scrive Pontalti: "Siamo sicuramente d‘accordo che ogni persona è tale in quanto è in relazione. Dobbiamo ribadire che ogni relazione è relazione con persone entro un campo accomunante costituito non da atti comunicativi ma da matrici di senso che organizzano lo psichismo della relazione stessa. Le matrici di senso rimandano continuamente a simbolismi personali, storici, culturali quali si sono venuti configurando nel corso della vita a partire dai lunghi anni di permanenza nella famiglia. La famiglia, in questa prospettiva, è quindi un campo gruppale che connette vari articolati, tra loro comunque coerenti anche se a volte disfunzionali" (Cfr. C. Pontalti, “Campo familiare-campo gruppale: dalla psicopatologia all’etica dell’incontro”, 2000).

La prospettiva di Pontalti entra in sintonia con la tesi di Freud, per il quale il mentale è sempre già sociale, e con quanto sostiene Lacan già nel suo scritto dedicato al tempo logico: “il collettivo non è altro che il soggetto dell’individuale” [Lacan (1946), “Il tempo logico e l’asserzione di certezza anticipata. Un nuovo sofisma”, in Scritti, p. 207].

Per qualche spunto in più guarda questo video sull'ascolto dell'Altro del soggetto:


Codice familiare e codice sociale

Tale concezione ha una notevole influenza anche nell’uso che il clinico può fare dei vari sistemi nosografici. Se si parte infatti dal considerare il paziente come persona, allora appare evidente l’insufficienza delle etichette e delle convenzioni nosografiche nell’orientare il progetto terapeutico.

Per Pontalti “non ha senso definire le indicazioni o controindicazioni ad un trattamento riferendosi alla nosografia” (Cfr. C. Pontalti, “Disturbi di personalità e campi mentali familiari”, 1999).

Né tantomeno il setting della cura può essere concepito senza inserire le valutazioni cliniche in un pensiero che contempli l’articolazione tra la sofferenza mentale e i codici familiari e sociali.

Pontalti valorizza inoltre la differenza tra il codice familiare e quello sociale: "Il sociale è esattamente quell’insieme, quel campo psichico, quel campo organizzato di trame anche mentali e di regole, di leggi che non è trattabile dai codici familiari. Il sociale è quindi quello che non è familiare. Un’esemplificazione paradigmatica è che se non si paga la bolletta del telefono la Telecom interrompe la linea; non si possono addurre giustificazioni quali la zia malata o la depressione. Il sociale è ciò che non è contrattabile dai campi emozionali" (Cfr. C. Pontalti, I. Pontalti, “L’adolescenza tra codici familiari e codici sociali”, 1999).

Nella prospettiva clinica di Pontalti gli “accadimenti psicopatologici” vanno dunque collocati in un orizzonte metodologico che permetta di esplorare e connettere i diversi codici simbolici con cui il soggetto si è confrontato nel corso della sua storia personale e familiare.

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Per un quadro ragionato del pensiero clinico di Corrado Pontalti si veda il capitolo "Il simbolico e l'azione terapeutica" del libro La generatività del desiderio di Nicolò Terminio.

Per approfondire l'intreccio tra psicoanalisi e fenomenologia vedi anche altri due testi di Nicolò:

borderline
 
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