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Psicoterapia psicodinamica

Gli psicoterapeuti psicodinamici del futuro dovranno saper connettere i diversi orientamenti proposti dalle varie scuole.

La forma e il gusto del linguaggio

Considero i tanti orientamenti della psicoanalisi come tanti dialetti di una stessa lingua. E bisogna precisare che si tratta di una lingua che non esiste. Mi immagino le tante scuole psicoanalitiche come tante sedie disposte in cerchio, tante postazioni da cui osservare e prendere posizione rispetto a un vuoto centrale.

Gli psicoterapeuti psicodinamici del futuro dovranno saper connettere i diversi orientamenti proposti dalle varie scuole perché non esiste la possibilità di trovare un metalinguaggio. Il sapere degli “psi” è sempre una coperta troppo corta rispetto al Reale della clinica e della vita.

Indice

Il sapere da giovani

Da giovani si è spesso tentati da quegli orientamenti onniscienti che hanno una parola per tutto. Poi per fortuna l’esperienza fa presto capire a ogni apprendista in psicoterapia che la clinica non si adatta mai del tutto ai nostri modelli e anzi quel discostamento dalle nostre preconcezioni permette la realizzazione dell’incontro con la singolarità del paziente, che oltre a essere un caso particolare previsto dalla teoria ha un volto unico.

Lo scrittore Giuseppe Pontiggia era davvero formidabile quando prendeva di mira i gerghi specialistici e molte sue considerazioni rimangono un monito per ogni scuola che si presume più scuola delle altre.

 Un punto di vista sull'inconscio

Con questo discorso non vorrei però far pensare che ogni orientamento è equivalente, scegliere un certo punto di vista sull’inconscio cambia notevolmente le possibilità di una cura.

Voglio sottolineare che bisogna allenarsi a non innamorarsi mai di una sola teoria. A volte l’amore per una teoria non ci fa amare l’inconscio.

Per metterci in ascolto dell’inconscio del paziente è necessaria quella “epochè” (sospensione del giudizio, messa tra parentesi) di cui ci parlano gli psicopatologici di scuola fenomenologica. Anche Elvio Fachinelli aveva parlato di un’epochè psicoanalitica riferendosi all’atteggiamento “senza memoria e senza desiderio” di Bion.

Una teoria del soggetto

Per fare epochè però qualcosa da mettere tra parentesi ci vuole. Bisogna infatti assimilare una teoria del soggetto.

  • Ogni direzione della cura richiede
  • una prospettiva diagnostica che si basa su
  • un sapere psicopatologico che deriva da
  • una teoria del soggetto.

In conclusione, direi che la presenza di tante scuole aiuta a non considerare il proprio approccio come l’unico o il migliore in circolazione. Però se non si parte da una prospettiva chiara e definita ci si confonde e si tentenna nell’assumersi la responsabilità della scelta clinica.

Secondo me, e in questa direzione mi muovo come un nano sulle spalle dei giganti, ogni scuola dovrebbe coltivare non parole per definire confini concettuali che garantiscono l’illusione di avere un proprio orticello, ma parole scelte per far emergere il modo in cui ciascun analista trasforma il sapere concettuale in sapere incarnato, soggettivato, singolare. È questa l’unica forma di sapere che viene in soccorso in quei frangenti della cura in cui l’inciampo dell’inconscio sollecita analista e paziente verso la scoperta di nuove strade da percorrere.

 

Per approfondimenti su questi temi rimando ai libri La generatività del desiderio, A ciascuno la sua relazione e L'intervallo della vita.

 

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