E-mail
info@nicoloterminio.it
Telefono
Via Barbaroux, 9
10122 Torino

Psicoterapia psicodinamica

Jacques Lacan e la psicoterapia psicodinamica, significante, significato

Jacques Lacan e la psicoterapia psicodinamica

Possiamo compiere una panoramica sui principi della psicoanalisi lacaniana riconducendola nell’alveo della psicoterapia psicodinamica. Si tratta ovviamente di un’operazione di riduzione che  permette però di mettere in evidenza alcuni punti di sovrapposizione epistemologica tra la psicoanalisi lacaniana e l’insieme più ampio delle psicoterapie psicodinamiche.[1] Proviamo a prendere come spunto argomentativo un interessante articolo di Jonathan Shedler sull’efficacia della psicoterapia psicodinamica[2] dove viene mostrato che la cornice psicoanalitica è determinante nel definire le condizioni di possibilità dell’efficacia delle psicoterapie, comprese quelle di stampo cognitivista. Nell’introduzione a quel lavoro l’autore mette in risalto sette caratteristiche distintive della psicoterapia psicodinamica: 1) Focus sull’espressione degli affetti e dell’esperienza emotiva; 2) Esplorazione dei meccanismi di evitamento dei pensieri e dei vissuti di disagio; 3) Identificazione dei temi e dei patterns ricorrenti; 4) Discussione sull’esperienza passata; 5) Focus sulle relazioni interpersonali; 6) Focus sulla relazione terapeutica; 7) Focus sui desideri e sulle fantasie di vita.

Ebbene, queste sette caratteristiche sono comuni anche alla psicoanalisi lacaniana, anche se vengono espresse con altri termini. Nei brevi paragrafi di Jacques Lacan e la psicoterapia psicodinamica vi propongo un assaggio di questa possibile traduzione psicodinamica dell’insegnamento di Lacan.[3] Non è un sacrilegio, si tratta di un’operazione di pensiero critico che si fonda su questo presupposto: “Si può dimostrare con un ragionamento valido (ma chiediamo al lettore di crederci sulla parola) che se abbiamo due enunciati, A e B, con lo stesso valore di verità e se A compare come parte di un altro enunciato S, allora, se in S sostituiamo A con B, otteniamo un enunciato S’ che ha lo stesso valore di verità di S”.[4]

Questo presupposto potrà permetterci di orientarci meglio nella teoria e nella pratica perché ci consente di vedere in maniera più chiara che non esiste un metalinguaggio, neanche la psicoanalisi lacaniana è la lingua delle lingue “psi”. I vari orientamenti teorici sono forme dialettali di una lingua universale che non esiste: il reale farà sempre buco nella dimensione del linguaggio. I nostri dialetti di appartenenza sono una coperta sempre troppo corta rispetto al continente del reale. Le nostre mappe teoriche saranno sempre una riduzione in scala rispetto al territorio che intendiamo esplorare. Adesso però riprendiamo il nostro percorso in Jacques Lacan e la psicoterapia psicodinamica provando a servirci delle mappe che abbiamo a disposizione.

Indice

Parlare è un’esperienza relazionale

Se seguiamo la traccia del testo di Shedler possiamo notare che il lavoro psicoterapeutico è finalizzato innanzitutto a trasformare in parole l’esperienza del soggetto, consentendo in tal modo al paziente di simbolizzare e quindi di cambiare la fisionomia del proprio percorso esistentivo. Nella prospettiva psicodinamica il lavoro psicoterapeutico consiste innanzitutto nel tradurre l’esperienza del soggetto in parole.
La parola non è solo veicolo di un messaggio, la dimensione della parola mostra la struttura relazionale che lega soggetto e Altro. La funzione della parola è dialetticamente fondata sulla risposta che il soggetto riceve dall’Altro.

L'inconscio è un'altra logica

L'essenza della terapia psicodinamica consiste nell’esplorare quegli aspetti del soggetto che non sono pienamente conosciuti o decifrati.
Il sintomo è così espressione di un’altra dimensione soggettiva che disabilita ciascuno di noi dalla possibilità di essere padrone di se stesso.
La logica dell’inconscio non si riduce soltanto all’articolazione di una trama, ma contempla anche la presenza di una dimensione emotiva e pulsionale che anima e traumatizza ogni trama simbolico-relazionale.

Non è facile voler cambiare

Le persone fanno molte cose, in modo consapevole o inconsapevole, per evitare aspetti problematici della propria esperienza soggettiva.
Queste strategie di evitamento (in termini teorici, difese e resistenze) possono realizzarsi anche nei confronti della cura, manifestandosi in forma velata, per esempio come sedute saltate, ritardi all’appuntamento e altri inciampi in apparenza accidentali.

Significante e significato non coincidono

Il significante, cioè l’immagine acustica di una parola, è in rapporto con il significato solo per il principio di arbitrarietà.
Già Freud osservava che gli elementi del sogno vanno intesi nella loro dimensione significante, prima ancora cioè che venga attribuito loro alcun significato.
Il significante non corrisponde mai in modo univoco al significato e da qui deriva la polisemia del significante.
Lo stesso evento-significante può avere effetti e risonanze opposte in soggetti diversi.

Le catene significanti sono dei temi ricorrenti

I significanti acquistano significato nel loro inanellarsi, come se fossero anelli di una catena. Nella genesi del significato ciò che risulta determinante è la concatenazione dei singoli significanti.
La catena dei significanti va intesa come una trama che raccoglie e ripropone i temi e le questioni che attraversano la vita di una persona. Dire che bisogna individuare nel discorso dei pazienti  “i significanti maître” vuol dire che bisogna prestare attenzione ai temi ricorrenti e alle configurazioni tipiche che tali temi assumono.
È un aspetto che diventa fondamentale sin dal primo colloquio e che consente al clinico di iniziare a formulare una prima ipotesi diagnostica. Lo psicoterapeuta psicodinamico lavora dunque per identificare ed esplorare i temi ricorrenti e i patterns delle modalità di pensiero, delle dimensioni affettive, dell’idea di sé, dell’apertura alle relazioni e delle esperienze di vita del paziente.

Agganciarsi al passato verso l'avvenire

Insieme all’identificazione dei temi ricorrenti e dei patterns, va inserita la narrazione delle esperienze passate, con particolare riferimento alle esperienze infantili e alle vicissitudini legate alle figure di attaccamento che si presume mantengano un’influenza sulle esperienze del presente.
Il discorso non viene centrato sul passato in quanto tale, ma piuttosto sulle vie attraverso le quali il passato tende a vivere nel presente e quindi sul modo in cui il passato può illuminare le difficoltà psicologiche attuali.

Non esiste un soggetto senza l'Altro

Senza il rapporto con l’Altro non esiste il rapporto con se stessi. I sintomi di cui ciascun paziente può patire vanno in primo luogo inseriti in una cornice relazionale.
La comprensione del sintomo è possibile solo partendo dall’analisi del mondo relazionale dei pazienti.

Di cosa parlano i sintomi

I sintomi non sono disturbi da aggiustare o da eliminare, sono semmai degli indicatori preziosi per scoprire la dimensione più intima e soggettiva dei pazienti.
Nel processo diagnostico e nel percorso di cura si tratterà di capire in che modo il sintomo sia il condensato da un lato del mondo relazionale del paziente e dall’altro delle sue modalità di soddisfazione.
Va inoltre considerato considerato il modo in cui ciascun soggetto, attraverso il sintomo, ha messo (e continua a mettere) in gioco la propria soddisfazione nella relazione con gli altri.

La prima fase della cura

Durante la prima fase di una cura psicoanalitica il paziente avrà  modo per scoprirsi responsabile del proprio sintomo: non si lamenterà di un qualcosa che gli si impone, ma si accorgerà di un suo coinvolgimento attivo nella ripetizione del sintomo.
La rettifica soggettiva è un aspetto del processo terapeutico che si riferisce all’implicazione del paziente nel proprio sintomo: il soggetto si riconosce coinvolto nella causa della propria sofferenza.

Il paziente è analizzante

Il paziente è attivamente impegnato nell’elaborazione e per questo viene chiamato analizzante e non analizzando.
Si tratta di una precisazione semantica con cui in ambito lacaniano si vuole sottolineare che il paziente non è oggetto della cura ma soggetto della cura.

Le associazioni libere

Con l’associazione libera da rappresentazioni finalizzate[5] il paziente viene invitato a parlare liberamente senza pensare al fatto che ciò che dice sia coerente, logico o sensato.
 Quando i pazienti si affidano alla “regola delle associazioni libere” (e molti pazienti richiedono un aiuto considerevole affinché possano giungere a parlare “libera-mente”), i loro pensieri si aprono e si dirigono verso molte aree della vita mentale, includendo desideri, paure, fantasie, sogni ecc. di cui, in molti casi, non hanno mai avuto occasione di poterne parlare con qualcun altro.

La psicoanalisi è una “clinica sotto transfert”

In ambito lacaniano la clinica psicoanalitica viene definita innanzitutto come una clinica sotto transfert.[6]
L’avvio del transfert indica quel processo in cui la domanda di cura si trasforma in una domanda di sapere.
Il transfert indica sia il processo di elaborazione di un sapere che non si sa di sapere (“che vuol dire?”, “perché?”), sia una relazione dove si mette in gioco la questione relazionale da elaborare (“chi sono io per te?”, “cosa vuoi da me?”).

Elaborare un sapere non saputo

La cifra dell’inconscio è una trama che si costruisce innanzitutto in prima persona: il soggetto traccia con i propri significanti ciò che nella sua esperienza si presenta come l’eclissi del potere rappresentativo della parola.
L’analista mette il soggetto al lavoro affinché possa separarsi dal già saputo e lo induce a elaborare quel sapere (e quel saperci-fare) non precostituito che tra le maglie del suo sintomo emerge come enigma, come paradosso soggettivo da cui può nascere il nuovo.
 
 
 
 

[1] Gabbard G.O., Introduzione alla psicoterapia psicodinamica (2010), ed. it. a cura di Madeddu F., Cortina, Milano 2011; Safran J.D. (2012), Psicoanalisi e terapie psicodinamiche, pref. di Lingiardi V. e Talia A., Cortina, Milano 2013.
[2] Shedler J., “The Efficacy of Psychodynamic Psychotherapy”, American Psychologist, 2010, vol. 65, n. 2, pp. 98-109. La traduzione italiana di questo articolo, a cura di P. Migone, è pubblicata in Psicoterapia e Scienze Umane, 2010, 1, pp. 9-34.
[3] Per un approfondimento sulle connessioni tra psicoanalisi lacaniana e psicoterapia psicodinamica mi permetto di rimandare a Terminio N., A ciascuno la sua relazione. Psicoanalisi e modelli fenomenologico-dinamici, pref. di Rossi Monti M., Antigone, Torino, in press.
[4] Santambrogio M., Manuale di scrittura (non creativa), Laterza, Roma-Bari 2006, p. 104.
[5] Freud S. (1899), L’interpretazione dei sogni, in Opere, vol. 3, a cura di Musatti C.L., Bollati Boringhieri, Torino 1967, p. 484.
[6] Cfr. Miller J.-A. (1987), C.S.T., in Maiocchi M.T. (a cura), Il lavoro di apertura. Per una strategia dei preliminari, Angeli, Milano 1999, pp. 95-99.

 
nicolo-terminio-psicologo-psicoterapeuta-torino.png
Contatti
Via Barbaroux, 9
10122 Torino

info@nicoloterminio.it

+39 011 0437843

Continuando la navigazione accetti l’utilizzo dei cookies.

Approvo
© 2019 Nicolò Terminio
P. Iva 01754780854
home  sitemap  privacy  cookie  seo