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Adolescenza, educazione e famiglia

La relazione con l’Altro è il luogo principale dove un soggetto costruisce il senso di appartenenza e il desiderio di esplorare il mondo.

Il Sé tra relazione e separazione

In questo spunto presento una breve panoramica sul tema della relazione e della separazione nella costituzione del Sé attraversando il pensiero di alcuni importanti psicoanalisti del dopo Freud.

Nelle loro riflessioni troviamo diverse analogie con la teoria dell’attaccamento e con le ricerche più attuali sul funzionamento borderline.

Indice

Edith Jacobson 

Il lavoro di Edith Jacobson, svolto all’interno della cornice teorica della psicoanalisi dell’Io, anticipa alcuni concetti chiave per la prospettiva evolutiva della teoria dell’attaccamento. Secondo la Jacobson il Sé è una struttura rappresentazionale che trova le sue radici nella qualità della relazione madre-bambino: la formazione di un Sé buono o cattivo dipende dalle gratificazioni o dalle frustrazioni che il bambino riceve.

L’influenza delle cure materne avviene prima che siano stabiliti i confini Sé-altro: il soggetto, infatti, vive ancora in uno stato di fusione e indifferenziazione dall’oggetto e nella strutturazione dell’esperienza di Sé assimila l’immagine dell’altro come se fosse la propria (Cfr. Jacobson E. (1964), Il Sé e il mondo oggettuale, Martinelli, Firenze 1974).

Eric Erikson

Il concetto di rappresentazione del Sé proposto da Edith Jacobson ha delle chiare analogie con l’idea bowlbiana di modello operativo interno e consente una lettura dell’attaccamento sicuro (fiducia di base) nei termini eriksoniani.

Nel panorama della psicoanalisi dell’Io Eric Erikson è una figura di primo piano. Erikson indica con il concetto di fiducia di base (basic trust) la precoce modalità di funzionamento del bambino e la definisce come una capacità “di ricevere e accettare ciò che viene dato” [Cfr. Erikson E.H. (1950), Infanzia e società, Armando, Roma 1966]. Egli sostiene che le precoci microinterazioni madre-bambino si aggreghino in una “stabile costruzione di pattern durevoli di bilanciamento di fiducia di base e di sfiducia di base”. Il senso di fiducia si costruisce attraverso “un certo rapporto tra il positivo e il negativo” in cui madre e bambino stabiliscono una “regolazione reciproca o mutua” (Cfr. Erikson E.H., Identity and the Life Cycle, International Universities Press, New York 1959).

La teoria di Erikson stabilisce una relazione proporzionale tra la fiducia di base e il consolidamento dell’identità dell’Io e, sottolineando l’influenza duratura della sensibilità materna, propone un modello di sviluppo della personalità che si estende lungo tutto l’arco vitale. Il senso di fiducia creato nelle primissime relazioni accompagna l’individuo in tutto il corso della vita. Erikson parla inoltre della trans-generazionalità della fiducia di base che viene trasmessa “dallo sperimentare la persona che si prende cura del bambino come essere coerente, che soddisfa i suoi bisogni fisici ed emotivi e merita perciò di essere oggetto della sua fiducia, l’essere il cui volto riconosce ed è riconosciuto” [Erikson E.H. (1964), Introspezione e responsabilità, Armando, Roma 1972].

Anna Freud

“Anna Freud è stata una delle prime psicoanaliste ad adottare una coerente prospettiva evolutiva della psicopatologia” [Cfr. Fonagy P. (2001), Psicoanalisi e teoria dell’attaccamento, Cortina, Milano 2002]. Il suo è un modello sia cumulativo che epigenetico: le conquiste evolutive di un certo stadio sono un gradino su cui poggiano i successivi progressi e la manifestazione di irregolarità lungo le diverse linee evolutive costituisce un fattore di rischio.

La concettualizzazione dei “meccanismi di difesa dell’Io” [Freud A. (1936), “L’io e i meccanismi di difesa”, in Opere, vol. I, Bollati Boringhieri, Torino 1978, pp. 152-194] consente di adottare una cornice teorica in cui il pattern di attaccamento disorganizzato è collegato alla psicopatologia adulta dalla presenza di strategie di attaccamento non integrate e mutualmente escludentisi. Il disturbo mentale grave è quindi caratterizzato da un’evoluzione disadattativa dei modelli operativi interni che danno origine a modalità difensive non unitarie e incoerenti. Nonostante queste convergenze con la teoria dell’attaccamento, Anna Freud non considerava valida la prospettiva bowlbiana.

Margareth Mahler

Nel suo modello evolutivo Margareth Mahler offre una visione illuminante sulle esperienze compiute dal bambino nei primi due anni di vita [Cfr. Mahler M. S., Pine F., Bergman A. (1975), La nascita psicologica del bambino, Bollati Boringhieri, Torino 2000]. Nei primi due mesi la Mahler descrive una fase iniziale che chiama autismo normale in cui il bambino è protetto da una “barriera praticamente compatta nei confronti degli stimoli”. Segue la fase simbiotica (va dai 2 ai 4-5 mesi) che è caratterizzata da una fusione allucinatoria del bambino con la madre. La terza fase è contraddistinta dal passaggio progressivo da una relazione simbiotica a una relazione oggettuale: si tratta del processo di separazione-individuazione.

Il processo di separazione-individuazione prevede quattro sottofasi: nella sottofase di schiusa comincia la differenziazione del Sé dal non-Sé; la seconda sottofase, quella di sperimentazione, copre un periodo che va dai 9 ai 15 mesi: il bambino durante i suoi giochi aumenta gradualmente la distanza dal suo caregiver; nella sottofase di riavvicinamento (va dai 15-18 mesi ai 24 mesi) il bambino acquista maggiore consapevolezza della sua separatezza, della sua angoscia di separazione e, al contempo, manifesta il desiderio di autonomia: il comportamento del bambino esprime una certa ambivalenza tra l’allontanamento e il riavvicinamento alla madre; la sottofase di consolidamento segna il raggiungimento della costanza d’oggetto e di una propria individualità.

La teoria della Mahler ha contribuito a una migliore comprensione dei disturbi gravi di personalità (organizzazione borderline). Masterson e Rinsley hanno ipotizzato che la patologia borderline sia strettamente collegata alle problematiche tipiche della sottofase di riavvicinamento: tali pazienti, infatti, vivono il loro desiderio di indipendenza come una minaccia ai legami di attaccamento, ma, contemporaneamente, vedono nel rapporto con l’Altro un pericolo per la sicurezza del Sé (Cfr. Masterson J. F., Rinsley D., “The borderline syndrome: the role of the mother in the genesis and psychic structure of the borderline personality”, International Journal of Psycho-Analysis, 56, 1975, pp. 63-177.). 

 

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