E-mail
info@nicoloterminio.it
Telefono
Via Barbaroux, 9
10122 Torino

Psicoterapia psicodinamica

Nella clinica del vuoto bisogna muoversi per costruire i presupposti di una domanda rivolta all’Altro.

Clinica del vuoto e struttura del soggetto

Nella psicoanalisi lacaniana il fantasma inconscio è l’interpretazione che il soggetto – sin da bambino, in modo inconscio e non esplicito – si è costruito del desiderio dell’Altro. Nel caso della clinica borderline l’inaffidabilità dell’Altro non ha permesso al soggetto di decifrare le coordinate del suo rapporto con il desiderio dell’Altro.

Per il paziente borderline il desiderio dell’Altro non si presenta come un enigma che è suscettibile di interpretazione, si presenta piuttosto come un fatto che non lascia spazio ad alcuna interpretazione.

 

Indice

Un fatto non è un enigma

Un fatto e non un enigma perché la relazione con l’Altro è stata fonte di una stimolazione eccessiva che ha sovrastato l’attività simbolica del soggetto. In alcuni casi, soprattutto nelle situazioni di abuso, il soggetto si è difeso da questa stimolazione eccessiva inibendo la sua stessa capacità simbolica. Come avrebbe potuto fare diversamente?

La dimensione simbolica fa ingresso nella vita del soggetto attraverso la relazione con l’Altro: è l’Altro il primo a tradurre il grido in domanda, il Reale in Simbolico. È l’Altro del linguaggio che traduce il Reale che incalza nella vita del soggetto in una forma significante e condivisibile.

Ma se è questo stesso Altro a introdurre qualcosa di irrappresentabile nella relazione, il soggetto a chi potrà appellarsi per dare una trama al trauma?

Alcuni colleghi lacaniani potranno farci notare che ad ogni modo l’Altro introduce sempre nella vita del soggetto qualcosa che è refrattario all’ordine del Simbolico. Certo, ma le chance che il soggetto ha per far fronte al Reale dell’Altro possono essere davvero diverse. Le differenti strutture del soggetto sono in effetti un esito di queste chance.

Per qualche spunto in più guarda questo video su clinica del vuoto e trattamento della famiglia:


 

Trauma senza fantasma

Nel caso della nevrosi ciò che dell’Altro si presenta come asemantico diventa comunque il motore di un regime di significazione. Ecco perché il desiderio dell’Altro, che è fuori dall’orbita relazionale che contraddistingue il piano della domanda, nella nevrosi può essere avvolto dall’atmosfera dell’enigma, un enigma perturbante ma in qualche modo connesso (punzonato?) alla significazione.

Invece nella clinica borderline il desiderio dell’Altro rimane come un trauma, un fatto a partire da cui non è possibile costruire alcuna trama fantasmatica.

Nell’esperienza del trauma il soggetto è in posizione di oggetto dell’Altro, ma la condizione di essere assoggettato all’Altro è comune a quella del nevrotico o dello psicotico. Se l’esistenza del soggetto dipende dalla relazione con l’Altro, allora il suo assoggettamento relazionale sarà una condizione di partenza.

La specificità della clinica del vuoto consiste però nel fatto che l’Altro del soggetto è talmente sregolato da non poter essere simbolizzato. È innanzitutto l’Altro a funzionare come una scarica anziché come un messaggio.

I nuovi sintomi sono espressione del rapporto del soggetto con un Altro non simbolizzabile. Da questo trauma senza fantasma scaturisce la necessità clinica di una rettifica dell’Altro, una rettifica che dovrà toccare contemporaneamente il piano della significazione e della regolazione pulsionale.

Per qualche spunto in più guarda questo video su soggetto e rettifica dell'Altro:


 

Dare struttura all'Altro

Nella clinica del vuoto, dato che non esiste ancora un Altro strutturato, è importante introdurre il piano della domanda, ossia la fiducia del soggetto nel fatto che possa rivolgere la sua domanda all’Altro, che possa cioè appoggiarsi all’Altro per fare i conti con la turbolenza del Reale o con l’aspirazione siderale della pulsione di morte.

Di fronte alla frantumazione del discorso del soggetto bisogna muoversi per costruire i presupposti di una domanda rivolta all’Altro.

Perché se la clinica del vuoto è una clinica della scarica, allora vuol dire che non esiste l’Altro; se è una clinica del rifiuto dell’Altro (e di difesa dall'Uno), non esiste l’Altro; se è una clinica senza testo, è una clinica senza l’Altro.

L’orizzonte è molto diverso dal lavoro clinico con la nevrosi dove si tratta invece di rendere inaggirabile l’inesistenza dell’Altro dell’Altro. Nella clinica del vuoto siamo nella fase aurorale della comparsa di un discorso Altro attraverso cui il soggetto può fare esperienza di una possibile traduzione del suo vissuto. Se avverrà questa prima traduzione del trauma in una trama, allora poi il soggetto potrà fare esperienza del fatto che ogni traduzione lascia sempre un resto, un resto di solitudine che può farsi causa di desiderio.

Per qualche spunto in più guarda questo video su trauma ed evento nella cura:


nicolo-terminio-psicologo-psicoterapeuta-torino.png
Contatti
Via Barbaroux, 9
10122 Torino

info@nicoloterminio.it

+39 011 0437843

Continuando la navigazione accetti l’utilizzo dei cookies.

Approvo
© 2021 Nicolò Terminio
P. Iva 01754780854
home  sitemap  privacy  cookie  seo