Le compromissioni del trauma dissociativo
Il libro Teoria e clinica del trauma dissociativo di Giuseppe Craparo offre innumerevoli indicazioni per la comprensione e il trattamento del trauma.
Allo stesso tempo questo libro offre anche dei percorsi di lettura che con parole semplici e profonde permettono di comprendere la specifica compromissione soggettiva dei pazienti traumatizzati.
In un capitolo dedicato alla prospettiva polivagale sul trauma, Craparo ci offre quattro chiavi di lettura, quattro parole chiave per leggere l’esperienza dei pazienti traumatizzati:
- tenerezza,
- compassione,
- sorpresa
- e gioia.
Sono quattro parole che nella vita dei pazienti traumatizzati sembrano non avere diritto di cittadinanza perché la confusione tra tenerezza ed erotismo, introdotta dall’esperienza del trauma, non ha permesso ai pazienti di vivere una connessione emotiva con l’Altro sentendosi al sicuro.
La compassione deriva dall’attivazione di una connessione relazionale con l’Altro e comporta una sollecitudine, un atteggiamento di cura. L’esperienza del trauma sconvolge il livello empatico della relazione, cioè il livello della risonanza emotiva autentica con l’Altro, e preclude la possibilità della compassione perché inchioda il soggetto a un grido di aiuto che l’Altro non ascolta. I soggetti traumatizzati hanno vissuto una condizione in cui i loro bisogni di cura non sono stati accolti e riconosciuti dall’Altro.
Oltre alla tenerezza e alla compassione, nel trauma viene scompaginata la possibilità di fare un’esperienza positiva della sorpresa. In seguito al trauma la sorpresa viene confusa con l’intrusione di un evento che procura una rottura dell’equilibrio emotivo e psicofisico che provoca vergogna e senso di annichilimento soggettivo. L’impatto traumatico con la volontà abusante o con la grave trascuratezza dell’Altro non permette di varcare la soglia che apre le possibilità della scoperta. Il trauma riduce la sorpresa a un imprevisto intollerabile che non lascia scampo al soggetto. Ecco perché in seguito al trauma il soggetto evita di esporsi agli imprevisti e preferisce rifugiarsi nella chiusura alla vita.
Il trauma condiziona inoltre la possibilità di aprirsi con gioia alla vita. La gioia non è solo un’esperienza di benessere, ma è caratterizzata dall’apertura alla relazione con l’Altro. La gioia richiede di attraversare una mancanza, la mancanza dell’Altro che il soggetto avverte perché sente di non bastare a sé stesso. La gioia nasce dal non bastare a sé stessi perché, come sottolinea Craparo, è collegata al desiderio, alla mancanza, a quella necessità di connettersi all’Altro che il trauma sovverte e travisa fino al punto da non lasciare al soggetto nessun’altra via di fuga se non quella della dissociazione.












