Nei libri "Lo sciame borderline" e "Trauma e desiderio" ho associato il fenomeno dell’alessitimia alla logica dell’olofrase.

L'alessitimia tra sensazione e percezione

La distinzione tra sensazione e percezione può aiutarci a distinguere le razionalizzazioni nevrotiche dai racconti alessitimici.

Si tratta di un aspetto clinico che riguarda la possibilità di differenziare il conflitto nevrotico dal distacco dissociativo.


 

Sensazione e percezione

La percezione è un’esperienza in cui cogliamo attivamente le caratteristiche fenomeniche di un oggetto che è situato nel mondo esterno. Per esempio, quando prendiamo in mano la nostra borraccia percepiamo immediatamente la forma, capiamo quanto dobbiamo allargare la mano per afferrarla correttamente e quanta energia impiegare per sollevarla, perché può essere piena o quasi vuota; inoltre possiamo sentire se è calda o fredda o se la superficie è liscia o ruvida. E così tante altre caratteristiche.

Per cogliere la differenza tra la percezione e la sensazione possiamo distinguere il toccare dall’essere toccati. Se tocco un oggetto lo descrivo come qualcosa che sta fuori di me, mentre se vengo toccato sta succedendo qualcosa a me.

È possibile che ci sia una dissociazione tra queste due modalità che fanno entrare in rapporto con il mondo e con sé stessi. Nella pratica clinica può accadere che un paziente racconti di aver percepito la propria vita, ma senza la sensazione che sia accaduta a lui stesso. In questi casi i pazienti provano la sensazione di percepire la loro vita intima da fuori e si sentono anestetizzati perché mancano quelle emozioni che danno la sensazione di esserci in prima persona.

Viene mantenuta la coscienza di sé, ma è una forma di consapevolezza che fa sentire fuori dalla parte intima di sé.

In questa forma di dissociazione tra sensazione e percezione manca la possibilità di essere emotivamente coinvolti in un’esperienza e di poter allo stesso tempo osservarsi mentre si compie quell’esperienza. In questi casi il soggetto prova una sorta di estraneazione da sé che è riconducibile all’ambito della depersonalizzazione: ciò che sta vivendo non gli sembra reale, lo percepisce, ma è come se non gli stesse accadendo veramente.

Per qualche spunto in più guarda questo video sull'inconscio tra parola piena e parola vuota.

 

Alessitimia

 

L'alessitimia tra le je e le moi

Coloro che non hanno potuto intrecciare sensazione e percezione in una sorta di atteggiamento di base verso sé stessi e verso il mondo, mostrano quel fenomeno che viene definito alessitimia. L’alessitimia è non avere parole per gli affetti, cioè non avere parole che esprimono l’esperienza soggettiva che si fa nelle situazioni che si stanno vivendo. Non si tratta soltanto di esprimere la vita emotiva in modo più o meno evocativo, ciò che risulta centrale è il fatto che le parole del soggetto sembrano sganciate da quella matrice di enunciazione che proviene dal sentirsi immersi emotivamente nell’esperienza di cui si sta parlando.

In modo analogo possiamo osservare questo aspetto nella clinica della nevrosi ossessiva, dove possiamo anche riscontrare una eccessiva razionalizzazione, ma ciò che ci permette di distinguere la razionalizzazione dell’ossessivo dalla pseudo-mentalizzazione dall’alessitimia deriva dal fatto che il nevrotico ossessivo nel suo racconto trasmette comunque la sua ambivalenza, un’ambivalenza che è collegata a un conflitto relativo al suo desiderio.

L’iper-razionalizzazione del nevrotico è un modo per evitare un conflitto generato da una posizione affettiva ambivalente. Nella nevrosi la razionalizzazione esprime una posizione conflittuale tra affetti tra di loro contrastanti, invece la pseudo-razionalizzazione dei pazienti alessitimici non comunica l’impatto di un evento sull’emotività del soggetto.

Nella comunicazione alessitimica il soggetto descrive i fenomeni della sua vita senza darci la possibilità di “accedere” alle sensazioni che prova. Il soggetto alessitimico sembra congelato, le sue parole sembrano escludere la possibilità di un’enunciazione soggettiva, le sue parole fanno massa, è come se fosse una massa che esclude la dialettica tra il fenomeno che viene raccontato e l’impatto soggettivo che quel fenomeno ha provocato. Nella comunicazione alessitimica le parole del soggetto sembrano addirittura spegnere la dialettica tra l’enunciazione del je e i detti del moi. Ecco perché in due precedenti libri (Lo sciame borderline e Trauma e desiderio) ho associato il fenomeno dell’alessitimia alla logica dell’olofrase.

Nella clinica dell’olofrase alessitimica il congelamento soggettivo è testimoniato da un blocco discorsivo: il congelamento delle sensazioni si manifesta attraverso un discorso soggettivo che non trasmette dialettica tra l’enunciazione e gli enunciati, tra le je e le moi, tra l’esperienza che si sente e la rappresentazione che organizza la percezione.

Per qualche spunto in più guarda questo video sulle due anime del desiderio.

 

Alessitimia e olofrase

 

Psicoterapeuta Torino
Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.
La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.
I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

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