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Con il taglio della seduta il soggetto dovrebbe essere riportato non al rimando dei significanti ma all’opacità asemantica del suo godimento.

Variazioni del ritmo e logica del taglio

In ambito psicoanalitico lacaniano la seduta a tempo variabile segue la logica della punteggiatura e anche la logica del taglio.

La punteggiatura alimenta la produzione del senso, il taglio invece vuole confrontare l’analizzante con quel residuo di non-senso che rimane sempre presente nel suo discorso.

La tuché dell’inconscio

Nella cura delle nevrosi è essenziale che l’interpretazione consenta l’avvento del soggetto dell’inconscio, ossia che l’analizzante possa vedere “a quale significante – non-senso, irriducibile, traumatico – egli sia, come soggetto, assoggettato” (Lacan, 1964, p. 246). Ecco perché l’interpretazione deve configurarsi più come un taglio che come una punteggiatura.

Nell’interpretazione come taglio l’analista focalizza l’attenzione sul ritmo del discorso del paziente, prima ancora che sulla sintassi e sulla semantica della catena significante. Nel taglio interpretativo la priorità non viene data a quanto è significativo ciò che dice l’analizzante, il taglio è un intervento finalizzato a mostrare la distanza tra la catena significante e la dimensione di non-senso che pertiene la tuché dell’inconscio.

Se la scansione del tempo della seduta segue la logica del taglio, allora cerca di ricalcare la pulsazione dell’inconscio e quindi cerca di sorprendere l’analizzante. Inoltre, il taglio della seduta è uno dei modi in cui l’analista può intervenire per introdurre una variazione del ritmo del discorso del paziente. Per esempio, si può anche interrompere la seduta in un punto aspecifico dal punto di vista del significato: ciò che orienta l’interpretazione come taglio non è la significatività della concatenazione dei significanti, ma il ritmo del discorso del paziente.

Il taglio punta a far emergere una variazione del ritmo anziché una nuova significazione.

In questo modo viene sollecitato il passaggio dal tempo dell’alienazione al tempo della separazione. La separazione del soggetto dall’Altro del linguaggio. Con il taglio della seduta si vuole far emergere e “toccare” il ritmo del soggetto e si vuole introdurre il passaggio dal meccanismo dell’alienazione a quello della separazione, cioè il passaggio dalla ricerca di senso alla comparsa di quel ritmo in cui è implicato l’oggetto causa del desiderio. Si tratta dell’apertura e della chiusura dell’inconscio, dell’alienazione e della separazione, della domanda di senso e del ritmo del desiderio.

Con il taglio della seduta il soggetto dovrebbe essere riportato non al rimando dei significanti ma all’opacità asemantica del suo godimento.

Quando il discorso dell’analizzante incontra l’apice del suo non-senso, lì la seduta deve trovare la sua scansione temporale. In altri casi sarà invece lo stesso imprevisto causato dall’interruzione della seduta a generare l’emersione del Reale.

La dimensione incarnata del tempo 

Dobbiamo considerare che, come abbiamo già osservato a proposito della punteggiatura, la logica del taglio non si realizza solo con l’interruzione della seduta. Sarebbe troppo limitato consegnare la funzione del taglio al momento della chiusura della seduta, ci sono interventi che mirano a intervallare o rintoccare il dire dell’analizzante, prima ancora di occuparsi dei significati veicolati dai suoi detti.

Nella comunicazione l’analizzante può trasmetterci la dinamica del suo inconscio non solo attraverso ciò che dice, ma anche nel modo e nel ritmo in cui lo dice.

Anche il ritmo è un modo di esprimere la dimensione relazionale che si instaura con l’Altro. Il ritmo mostra questa funzione relazionale e pulsionale al di là delle parole e dei significati trasmessi dal paziente. Durante una seduta l’analista può notare infatti una discrepanza tra il ritmo del dire e il senso delle parole.

Inoltre, il ritmo si configura come un aspetto molto importante perché mostra la dimensione incarnata del tempo.

Ciascuno ha il suo ritmo, ciascuno gode del tempo in modo singolare.

E poi ciascuno manifesta delle variazioni del ritmo che sono come dei messaggi incarnati e veicolati dal dire.

Il taglio va dunque inteso come un’occasione di sintonizzazione con la tuché dell’inconscio, con la pulsazione corporea dell’inconscio. Il taglio rappresenta una modalità di intervento attraverso cui analista e analizzante sintonizzano i loro ritmi nel discorso analitico. Il taglio presuppone la massima delicatezza da parte dell’analista che deve saper modulare questa possibilità della tecnica per invitare il paziente a “una danza che crea” (Ceruti, 1989), una danza che crea una variazione del ritmo.

È dalla variazione del ritmo che potranno sorgere nuove significazioni.

La logica del taglio implica una concezione dell’inconscio che non è solo fondata sulle chance di elaborazione della catena significante, ciò che il taglio presuppone come matrice dell’inconscio è il corpo, la vibrazione pulsionale del corpo. E si tratta di una vibrazione che si imprime nel dire del soggetto.

Con il taglio entra in gioco la vibrazione della lalangue, quella vibrazione che, per dirla con Bollas (1987), esprime l’ombra dell’oggetto, il marchio dell’Altro sul ritmo del soggetto. È qualcosa che si è scritto nel funzionamento implicito del soggetto prima che il soggetto iniziasse a muoversi nell’articolazione del linguaggio strutturato. Esiste una “sintassi motoria” che permea l’elaborazione riflessiva del paziente (Gallese, Morelli, 2024).

Se l’analista è capace di un “ascolto rispettoso” (Nissim Momigliano, 2001, pp. 37-124) potrà sintonizzarsi con questo sound che attraversa le parole del paziente e potrà cercare di intervenire entrando in risonanza con questa dimensione. Quando questa sintonizzazione avviene, il paziente non percepisce il taglio come una sottrazione di tempo o come un’interruzione assurda del suo discorso, anche se quell’interruzione lo confronta con il Reale fuori senso della sua vita. Anzi, in questi casi il paziente sente il taglio (o il rintocco) come l’occasione di una sintonizzazione relazionale profonda. Attraverso il taglio a fine seduta o, più spesso, attraverso il rintocco del suo ritmo, il paziente può notare qualcosa di sé che si rivela come il “conosciuto non pensato” (Bollas, 1987).

In fondo, la questione per cui diventa opportuna la strategia del taglio-rintocco del ritmo deriva dalla necessità di intervenire su quegli aspetti che non possono essere detti, sebbene vengano trasmessi attraverso il dire e l’azione comunicativa. Se i detti trasmettono i significati, il dire invece costruisce un’atmosfera relazionale. E man mano che la cura procede si crea un’atmosfera relazionale che analista e analizzante percepiscono anche quando non la nominano. È un’atmosfera che diventa lo sfondo relazionale da cui emerge la dimensione semantica delle libere associazioni, dei dialoghi o dei silenzi dell’analisi. Anche dopo la fine di un’analisi rimarrà traccia, nel terapeuta e nel paziente, di questo sfondo co-costruito insieme. Sarà la traccia del Noi che si è stati nel corso della cura, sarà quel di più che non coincide con l’io e il tu, ma consiste piuttosto nella relazione che l’io e il tu generano attraverso il movimento dei discorsi

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Per qualche spunto in più su ritmo e inconscio guarda questo video sullo sciame borderline.

 

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Per approfondire, tra i libri di Nicolò Terminio, si rimanda a Lo sciame borderline. Trauma, disforia e dissociazione, pref. di M. Recalcati, Raffaello Cortina editore, Milano 2024. 
 
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Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.
La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.
I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

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