E-mail
info@nicoloterminio.it
Telefono
Via Barbaroux, 9
10122 Torino
L’atto della scrittura può illuminarci sull’azione psichica e corporea che trasforma una traccia traumatica in un discorso.

Scrivere il trauma: brevi note su Billy Summers

Nell’ascolto della storia delle persone che incontriamo in analisi dobbiamo tener conto di quegli eventi che hanno scandito il loro percorso esistentivo segnando la presenza di un prima e un dopo.

Il trauma è rappresentato da un evento spartiacque che ha innestato un nuovo corso delle cose. In termini strutturali, possiamo dire che il trauma scaturisce da un evento che risulta traumatico perché non rinvia alla catena dei significanti. È questa l’eccezionalità dell’S1 del borderline, un significante che invece di rilanciare il senso mostra quella discontinuità che interrompe la presa del linguaggio sull’essere umano.

Anche nella vita dei soggetti nevrotici troviamo degli S1 traumatici, però la differenza rispetto ai borderline consiste nel fatto che nonostante il trauma il soggetto nevrotico riesce comunque a costruire una trama. Nella nevrosi non mancano dunque gli S1 traumatici, però questi S1 non impediscono al soggetto di istituire un discorso in grado di assegnare un destino fantasmatico al trauma. È infatti la logica del fantasma che consente al soggetto di costruire un “romanzo familiare” anche laddove il trauma ha sconquassato la sua esistenza.

Vediamo un esempio di questa possibilità di instaurare un discorso a partire dal trauma, nel romanzo Billy Summers di Stephen King (2021). La chance del discorso cambia la posizione soggettiva del protagonista, Billy Summers, non perché sia un borderline che si stabilizza nel discorso, anzi si tratta di un personaggio che non mostra nulla di instabile, all’inizio della storia è molto regolato e non ha alcun sintomo di divisione soggettiva. Ma quando Billy Summers inizia a scrivere un romanzo, in cui parte da elementi autobiografici che riguardano l’S1 traumatico, allora si apre un varco che gli fa ricordare una serie di vissuti che sembravano solo in attesa di trovare una forma narrativa. “Quel paragrafo, per quanto breve, ha dischiuso una porta e aperto una finestra. Ricorda l’odore di zucchero bruciato, il fumo che filtrava fuori dal forno, la scheggiatura su un lato della stufa, i fiori in una tazza da tè sul tavolo e un bambino fuori che cantava una filastrocca: ‘Una mela, due mele, tre mele quattro’. Ricorda il suono degli stivali che salivano le scale. Gli stivali di quell’uomo, il fidanzato della mamma. E ora gli torna in mente anche il suo nome. Bob Raines. Quasi come rain, pioggia. Ricorda di aver pensato, quando l’ha sentito per la prima volta prendere a pugni la mamma: Bob sta piovendo. Piove sulla testa di mamma. E ricorda sua madre che sorrideva e diceva: ‘Non l’ha fatto apposta’. E poi: ‘È stata tutta colpa mia’ (King, 2021, p. 61)”.

Dopo aver iniziato a scrivere, Billy Summers fa diverse esperienze che rievocano dei ricordi che erano chiusi a chiave in una stanza inaccessibile alla coscienza. Un giorno, dopo aver giocato piacevolmente con i figli dei vicini di casa, vive l’incursione nella sua mente dei ricordi del trauma: bastano i biscotti sfornati dalla mamma di quei bambini per sollecitare nella sua mente il collegamento con i biscotti bruciati della scena traumatica. “È solo una battuta, o, come direbbero i bambini, un modo di fare il pagliaccio, ma tutto d’un tratto Billy vede i biscotti bruciati sparsi sul pavimento della cucina, nella roulotte, e il braccio ingessato di Bob Raines che centra la faccia di Cathy, e il divertimento svanisce. I bambini ridono perché per loro è ancora tutto molto divertente. Nessuno dei tre ha visto la sorellina calpestata da un orco ubriaco con il tatuaggio scolorito di una sirena su un braccio (King, 2021, p. 92)”.

Man mano che procede nella scrittura, Billy Summers si accorge che non sta scrivendo indirizzandosi a sé stesso, scopre che desidera essere letto dall’Altro: vuole rendere visibile per l’Altro ciò che prima teneva chiuso con un lucchetto. Viene dunque sovvertito il paradigma della chiusura e della negazione silenziosa del trauma, perché l’atto della scrittura, dando voce al soggetto traumatizzato, dischiude anche il desiderio di riconoscimento dell’Altro.

Inoltre, Billy Summers comprende che la possibilità di scrivere è diventata non solo l’occasione per raccontare o venire a patti con il trauma, per fare un diario o una specie di confessione, ma è innanzitutto un modo per esercitare un potere, un potere diverso da quello che lui, che è stato prima cecchino dell’esercito e poi un sicario, aveva sperimentato fino a quel momento.  “Aspetta di potersi rimettere all’opera. E ha una gran voglia di farlo. Significa qualcosa, per lui. Non è come tenere un diario, e non è uno sforzo per venire a patti con una vita che è stata per molti versi traumatica e infelice; non è neppure una confessione, anche se potrebbe sembrarlo per più di un verso. È una questione di potere. Finalmente sta attingendo a un potere che non deriva dalla canna di un fucile (King, 2021, p. 101)”.

Questa osservazione di Billy Summers tocca un aspetto decisivo: il discorso, il romanzo, la forma narrativa offrono un destino diverso rispetto a quello dell’agito freddo e psicopatico. Possiamo distinguere da un lato il Billy Summers scrittore e dall’altro il Billy Summers sicario: in questa differenza possiamo cogliere il divario tra il discorso aperto dal romanzo e la freddezza agita della psicopatia. Questa differenza risulta decisiva per comprendere i due destini possibili dello sciame borderline: i pazienti borderline possono infatti affrontare la questione traumatica virando in primo luogo verso una soluzione perversa-psicopatica, dove viene ribaltato l’esercizio di potere nella relazione con l’Altro, passando dalla posizione di vittima a quella di carnefice. Oppure può aprirsi l’altra possibilità, quella offerta da un discorso che dà trama e struttura a una voce inascoltata. È la possibilità che viene sostenuta da ogni percorso terapeutico e che Billy Summers sperimenta attraverso la scrittura. “È la voce del bambino. Billy non aveva intenzione di usarla – non consciamente, almeno –, tuttavia è quello che ha fatto. È come se, attraverso l’ipnosi, fosse regredito nel tempo. Forse è in questo che consiste la scrittura, quando conta davvero qualcosa. […] Quella voce non ha mai avuto la possibilità di esprimersi, […] e lasciare che quella voce finalmente parlasse è stato un sollievo incredibile (King, 2021, pp. 123-124)”.

La questione che possiamo dedurre da questi frammenti riportati da Billy Summers non riguarda tanto i vissuti specifici causati dalle esperienze traumatiche, ciò che possiamo imparare dai maestri della narrativa non deriva dalla descrizione raffinata dei vissuti soggettivi.

Forse l’insegnamento più efficace riguarda la funzione della scrittura: è l’atto della scrittura che può illuminarci sull’azione psichica e corporea che trasforma una traccia traumatica in un discorso. Ma possiamo anche sostenere che la psicoanalisi può indicare quali sono gli aspetti che vanno toccati per rendere la scrittura un atto veramente trasformativo. Forse psicoanalisi e scrittura sono due rive dello stesso mare da cui emerge la voce del soggetto, soprattutto quando la voce non è mai stata ascoltata. In entrambi i casi è in gioco la possibilità di dare alla voce la forma di un discorso, anche quando si tratta di affrontare una verità che può fare orrore; sarà comunque la verità, l’unica base affidabile per ripartire in modo nuovo.

Psicoterapeuta Torino
Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.
La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.
I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

PROFILO SCIENTIFICO ››
CONTATTI ››

Nuove pubblicazioni

Video

nicolo-terminio-psicologo-psicoterapeuta-torino.png
Contatti
Via Barbaroux, 9
10122 Torino

info@nicoloterminio.it

+39 011 0437843

© 2026 Dott. Nicolò Terminio
Psicoterapeuta Psicologo Torino
P. IVA 01754780854

sitemap  privacy  cookie  seo

__Nuovo libro

Lo sciame borderline Nicolò Terminio

__Video sullo sciame borderline