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Passaggio all'atto e acting out come dimensioni transcliniche

Il libro Passaggio all’atto e acting out di Marcel Czermak permette di approfondire una dimensione transclinica che risulta centrale anche nella psicopatologia contemporanea.

L’edizione italiana del testo è stata curata da Gaetano Romagnuolo, psichiatra e psicoanalista dell’Associazione Lacaniana Internazionale di Napoli. Nel corso della presentazione del libro, avvenuta nel ciclo “Discutere la psicoanalisi” organizzato dall’Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata (IRPA), Gaetano Romagnuolo ha ricordato il suo incontro con Czermak, che è stato allievo di Jacques Lacan e che in Francia è diventato una figura centrale della psichiatria di orientamento lacaniano.

In particolare, Czermak è stato importante per il suo lavoro all’ospedale Sainte-Anne, per la pratica della presentazione dei malati e per il dispositivo di formazione denominato “il tratto del caso”. Il lavoro sul “tratto del caso” è fondato su un approccio etico e metodologico ben preciso: nella discussione del caso clinico non bisogna muoversi applicando i concetti in modo predefinito, ma occorre riscrivere continuamente la teoria a partire dalla singolarità del soggetto.

Nella presentazione del libro, insieme a Gaetano Romagnuolo, è intervenuta anche Cristiana Fanelli (psicoanalista dell’Associazione Lacaniana Internazionale di Roma e docente dell'IRPA) che ha sottolineato quanto la dimensione dell’atto, messa in luce da Czermak seguendo la prospettiva di Lacan, risulti decisiva nella pratica clinica perché mette in gioco il rapporto del soggetto con il Reale.

Nella fervida discussione animata da Romagnuolo e Fanelli sono stati evidenziati diversi concetti clinici che sono fondamentali per riprendere l’insegnamento di Lacan e attualizzarlo nella pratica psicoanalitica contemporanea.

In primo luogo, è stato messo in luce quanto acting out e passaggio all'atto siano due forme di agito che hanno alla base questioni cliniche differenti.

Le forme di autolesionismo, gli agiti aggressivi o i tentativi di suicidio sono dei comportamenti che possono esprimere logiche soggettive eterogenee. La causa e la questione messa in atto dagli agiti può essere colta grazie un ascolto clinico che oltre alla superficie dei fenomeni prova a esplorare la struttura non immediatamente evidente del soggetto dell’inconscio.

Nell’acting out il soggetto va in scena mettendo in mostra un’azione che assume la valenza di un messaggio rivolto all’Altro. Per tale ragione l’acting out si configura come un’agito che riguarda la dinamica del transfert tra paziente e analista: l’acting out chiede all’analista di cogliere il valore di verità e la tensione libidica insite in una “mostr-azione”.

Nel passaggio all’atto invece il soggetto esce dalla scena e si lascia cadere interrompendo la dialettica simbolica con l’Altro. Il passaggio all’atto non è dunque un gesto che viene indirizzato all’Altro per trasmettere un messaggio che attende un’interpretazione o un’accoglienza intersoggettiva.

Un altro aspetto centrale messo in luce dalla discussione di Romagnuolo e Fanelli sul testo di Czermak riguarda la portata transclinica di queste forme di atto: acting out e passaggio all’atto non definiscono automaticamente una struttura psicopatologica (per es. psicosi o nevrosi). La riflessione di Czermak risulta quindi ancor più attuale per la clinica contemporanea perché permette di non catalogare in modo standard tutta una serie di condotte giovanili come mere forme di violenza e di interrogarle invece come forme di sofferenza che interrogano la posizione dell’Altro mettendo in tensione la questione del godimento e anche l’iscrizione simbolica del soggetto. Secondo questa prospettiva il compito dell’analista, come hanno puntualmente sottolineato Fanelli e Romagnuolo, consiste innanzitutto nel non lasciar cadere il soggetto, offrendo un luogo (relazionale) in cui ciò che viene mostrato possa essere accolto e simbolizzato.

La questione clinica della costruzione del luogo dell’Altro diventa allora un presupposto fondamentale per non ricondurre il passaggio all’atto e l’acting out in modo automatico a strutture psicopatologiche già stabilite. Occorre un tempo preliminare della cura – e a questo proposito Cristiana Fanelli ha portato all’attenzione la “rettifica dell’Altro” concettualizzata da Recalcati – affinché un soggetto possa trovare un punto di iscrizione e di riconoscimento nel luogo dell’Altro. In questo senso il testo di Czermak si presenta come una proposta teorico-clinica attuale perché ripone l’attenzione sulla singolarità del soggetto, sulla possibilità che questa singolarità possa essere riconosciuta e talvolta addirittura iscritta grazie alle potenzialità generative dei limiti del Simbolico.

 

Psicoterapeuta Torino
Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.
La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.
I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

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