Nevrosi e oggetto causa del desiderio
L’oggetto piccolo a è la causa/predisposizione del nostro desiderio e si configura come una matrice multisensoriale.
Possiamo dire che l’oggetto piccolo a è la molla che fa scattare lo slancio desiderante: è l’elemento irrinunciabile affinché si attivi il desiderio singolare del soggetto.
Per tradurre operativamente il concetto di “oggetto causa del desiderio” nella pratica clinica, occorre considerare l’oggetto piccolo a come “causa” del desiderio: a piccolo non va infatti confuso con l’obiettivo a cui tende il nostro desiderio.
È importante sottolineare che l’oggetto causa del desiderio non è l’oggetto a cui mira il nostro desiderio, questo è un aspetto dirimente nell’ascolto delle esperienze raccontate dai pazienti.
Possiamo riscontrare la differenza tra l’oggetto causa e l’oggetto mira soprattutto in quelle situazioni in cui un paziente vive una contrapposizione tra l’attivazione pulsionale e gli obiettivi che ritiene più idonei per la propria realizzazione personale.
Un paziente può raccontarci la discrepanza che sperimenta tra ciò che causa il suo plusgodere e ciò a cui mirano le proprie intenzioni. Per esempio, un partner può provocare una grande eccitazione per il modo in cui guarda, tocca o parla, ma allo stesso tempo può non trasmettere la sensazione di sicurezza relazionale che è necessaria per fidarsi e immaginare una vita insieme.
Nell’esperienza dei nevrotici possiamo riscontrare spesso la dicotomia tra ciò che suscita interesse ed eccitazione e ciò che trasmette la tranquillità necessaria per costruire una relazione duratura.
Nella clinica della nevrosi osserviamo che il soggetto disgiunge ciò che gli procura eccitazione sul piano della fantasia dalla sua condotta pratica. In alcuni casi il nevrotico può comportarsi in modo concorde con gli ideali e i valori dichiarati, ma solo in apparenza, perché poi in modo clandestino può coltivare delle esperienze che invece realizzano le sue fantasie eccitatorie.
Il nevrotico si vergogna dello scenario eccitatorio che alberga nelle sue fantasie e non sa conciliarlo con l’idea di sé che vorrebbe rappresentare.
Per il nevrotico il rapporto soggettivo con l’oggetto piccolo a deve rimanere segreto perfino a sé stesso, perché l’oggetto che causa il desiderio mette in scena una versione di sé che lo disidentifica dalle rappresentazioni in cui abitualmente si riconosce.
Lo scenario privato in cui è inserito il rapporto con l’oggetto piccolo a, gli procura vergogna perché fa emergere quella parte di godimento che non è riassorbibile nell’identificazione, anzi lo scenario fantasmatico spoglia il soggetto delle sue identificazioni. In modo sintomatico può verificarsi che un soggetto nevrotico viva una forma di sessualità “moderata” con il coniuge, mentre parallelamente si concede di tanto in tanto una vita sessuale “smisurata” con l’amante. In questi casi la sessualità è attraversata dal conflitto tra l’identificazione e l’oggetto causa del desiderio. Nella credenza patologica che affligge il nevrotico non sembra esserci la possibilità di conciliare queste due dimensioni (identificazione e plusgodere; significante e godimento) nella medesima relazione intersoggettiva. Ecco allora l’esternalizzazione della divisione conflittuale che riguarda il desiderio del soggetto nella apparente inconciliabilità tra un Altro che ispira fiducia e tenerezza e un Altro che chiama in causa il mistero e l’erotismo.
Dunque, nella nevrosi l’oggetto causa del desiderio e l’oggetto a cui mirano le intenzioni del soggetto possono essere disgiunti invece che collegati: la tensione pulsionale che anima l’apertura desiderante del soggetto può essere percepita come una minaccia o per il bisogno di sicurezza relazionale o per il bisogno di autoaffermazione nella vita sociale.
È in questa conflittualità che si annida la sorgente dei sintomi nevrotici, sintomi che parlano di una scelta incompiuta, la scelta di tenere insieme la parte vibrante del proprio desiderio e il desiderio di conservare la relazione con l’Altro.
In alcuni casi i pazienti nevrotici riferiscono di aver scelto di sposare un certo tipo di partner proprio con l’intenzione di tenersi a distanza dalle perturbazioni del desiderio. Sebbene questa scelta sia risultata estremamente funzionale per la costruzione di un legame stabile, non ha risolto la questione della vibrazione pulsionale dell’oggetto causa del desiderio, che è rimasto ai margini della relazione matrimoniale. Dopo alcuni anni di matrimonio per alcuni soggetti nevrotici può diventare cruciale l’incontro con un’altra persona che, avendo alcune caratteristiche soggettive, è in grado di evocare un’antica forma di eccitazione mai provata con il coniuge. In queste situazioni la divisione soggettiva che riguarda il desiderio viene alla luce e pone il problema di conciliare il progetto di vita costruito con la dimensione pulsionale che genera il senso di partecipazione autentica alla vita.
Quando entra in gioco l’attivazione dell’oggetto piccolo a, il soggetto fa esperienza di uno slancio desiderante che non è soltanto orientato dalle aspettative e dai desideri di tutti gli altri che costituiscono i riferimenti interpersonali della sua vita. Sebbene la genesi dell’oggetto piccola a è scaturita dai marchi della primissima relazione con l’Altro, grazie all’oggetto piccolo a, il soggetto prova la sensazione di vivere un movimento desiderante che non è condizionato dal desiderio degli altri.
L’attivazione dell’oggetto piccolo a fa percepire la parte più vibrante e singolare del godimento pulsionale e consente di partecipare autenticamente alla relazione con l’Altro.
Quando l’oggetto piccolo a non viene chiamato in causa, il soggetto sente di muoversi nel campo del desiderio soltanto a partire dalle aspettative degli altri. Senza l’oggetto piccolo a il soggetto vive la sua esperienza desiderante come eterodiretta o estremamente dipendente dal desiderio dell’Altro. Nel corso di una cura psicoanalitica risulta quindi cruciale poter rintracciare qual è l’esperienza singolare che fa da causa all’apertura verso il desiderio.
Nella nevrosi il soggetto si convince che per essere desiderato dall’Altro deve in qualche modo sacrificare e abdicare all’esperienza dell’oggetto piccolo a. Però, l’oggetto piccolo a, essendo ritagliato sull’esperienza del corpo, non può essere evitato e quindi, ogni qualvolta il soggetto lo evita o lo sacrifica, sta tentando di rimuovere qualcosa che poi ritornerà attraverso una manifestazione sintomatica.
Da questo punto di vista, il sintomo nevrotico pone al soggetto il compito di assumersi la responsabilità della causa del suo desiderio. Nella nevrosi il sintomo è il frutto della rimozione della causa del desiderio e, allo stesso tempo, si manifesta come il ritorno di ciò che era stato rimosso.
Non dobbiamo pensare che l’azione del linguaggio sul vissuto corporeo del soggetto avvenga in un singolo istante, sebbene durante il corso di una cura il soggetto possa riportare una scena particolare come paradigma del condizionamento del suo modo di vivere il desiderio. Occorre piuttosto concepire l’azione del linguaggio come una serie successiva di incontri tra il soggetto e l’Altro, un Altro che in qualche modo avrà disciplinato, valorizzato, promosso o proibito certe forme di godimento del soggetto.












