Leggere "Clinica del vuoto" con Jonas
Clinica del vuoto è un libro di Massimo Recalcati che è stato pubblicato nel 2002, appena prima della nascita di Jonas.
Clinica del vuoto è il testo su cui è stata fondata la clinica dei Centri Jonas e contiene la matrice teorico-clinica che consente di muoversi in una pratica terapeutica che contempla l’accoglienza, l’ascolto e la cura di soggetti che sembrano refrattari alla psicoanalisi.
La sfida clinica che viene lanciata da Clinica del vuoto riguarda la possibilità di applicare la psicoanalisi a un campo psicopatologico nuovo, perché prima la psicoanalisi veniva considerata prevalentemente come una pratica ermeneutica della parola.
Nel momento in cui si incontrano dei pazienti che, invece dell’apertura del discorso dell’inconscio, mostrano la chiusura del senso, si presentano delle questioni cliniche a cui bisogna rispondere, provando a trasformare ed estendere le abituali concettualizzazioni della psicoanalisi. A questa esigenza Clinica del vuoto ha risposto sviluppando le teorizzazioni della psicoanalisi ad orientamento lacaniano, ma aprendo anche un confronto con le prospettive più significative del mondo psicoanalitico extra-lacaniano.
Inoltre, Clinica del vuoto presenta un modo di procedere che Recalcati ha sempre attuato collegando la dimensione singolare dell’incontro clinico con i temi e i problemi strutturali che riguardano il discorso sociale. Alla riflessione sulla struttura del soggetto si accompagna sempre una riflessione sulla struttura del legame sociale. È questo uno dei nodi teorico-clinici che istituiscono l’impronta etica di Jonas, il modo in cui Jonas ascolta il soggetto aprendosi alla vita della città.
Leggere la nuova edizione di Clinica del vuoto (Raffaello Cortina editore, 2025) implica diversi livelli di esperienza, che vanno dai più commoventi a quelli più intellettualmente stimolanti. Questa nuova edizione porta una luce su un testo che credevamo di conoscere, avendolo studiato diverse volte in più tornanti della nostra formazione.
È importante accorgersi di alcune varianti che Recalcati ha introdotto riscrivendo il testo, si tratta di dettagli che racchiudono un universo concettuale che è ancora in trasformazione.
Per esempio, c’è un passaggio in cui Recalcati scriveva che l’anoressica rovescia la forza pulsionale nella forza dell’Io, adesso nella nuova edizione troviamo che l’anoressica converte la forza della pulsione nella forza dell’Io (p. 76). Cambia solo il verbo: convertire anziché rovesciare. Può sembrare solo una sfumatura lessicale, però se ripercorriamo il cammino psicoanalitico di Recalcati possiamo notare che questa sostituzione di parola scaturisce da una ripresa singolare dell’insegnamento di Lacan.
Oltre a scorgere le variazioni del testo e le stratificazioni della ricerca recalcatiana, troviamo diversi spunti teorico-clinici che non hanno ancora finito di dire ciò che Clinica del vuoto può dire sul Reale della clinica di Jonas. È per tale ragione che ho pensato di leggere la nuova edizione di Clinica del vuoto insieme a Jonas, insieme alle équipe dei Centri Jonas. Ho pensato che la pratica clinica che viene effettuata oggi nei Centri Jonas possa configurarsi come il vertice di osservazione privilegiato per cogliere la dimensione istituente del testo fondativo di Jonas. Quindi non si tratta di elencare tutte quelle frasi e quei concetti che sono diventati il substrato culturale di Jonas fino a plasmare i modi di pensare e di praticare la psicoanalisi nella cura dei nuovi sintomi. Una lettura del genere assomiglierebbe a una sorta di retrospettiva narcisistica in cui contempliamo quello che siamo diventati grazie alle coordinate teorico-cliniche che il testo recalcatiano ci ha consegnato in eredità.
Certo, non bisogna sminuire i concetti con cui continuiamo a costruire le figure cliniche che attraversano la vita dei Centri Jonas, Telemaco e Gianburrasca. Però, credo che lo spirito di Jonas sia quello di non trovare mai riposo negli allori:
c’è un perenne andirivieni tra l’inizio e l’avvenire che non permette di saturare la matrice istituente della fondazione in un tutto istituito.
Seguendo questa via ho contattato allora ciascun responsabile dei Centri Jonas, Telemaco e Gianburrasca chiedendo di indicarmi alcuni elementi molto semplici che riguardano l’attività clinica dell’équipe. Allo stesso tempo ho chiesto di raccogliere alcuni degli interrogativi più pressanti e urgenti che vengono sollevati dall’incontro con i pazienti di oggi: assomigliano ai pazienti su cui è stato costruito l’edificio concettuale di Clinica del vuoto? Oppure, sono cambiati? E in che modo? E cosa possiamo trovare in Clinica del vuoto al fine di orientarci nelle sfide della clinica contemporanea?
Partendo da queste domande semplici, gli amici e i colleghi di Jonas hanno iniziato a tratteggiare un nuovo orizzonte che ci conduce verso una lettura più accurata di Clinica del vuoto, esplorando aspetti che forse avevamo trascurato, non per mancanza di attenzione ma per assenza di un’urgenza clinica in grado di stimolare il nostro spirito di ricerca.
Pian piano mi sono fatto l’idea che per Clinica del vuoto possono essere applicate alcune formulazioni che ho sentito affermare ai biologi evoluzionisti, che considerano la teoria dell’evoluzione non come un edificio concettuale fatto e finito, o eventualmente da aggiornare o ristrutturare, quanto piuttosto come un programma di ricerca che presenta diversi aspetti su cui occorre continuare a lavorare. Ecco perché Clinica del vuoto è un classico della psicoanalisi, non solo perché – come faceva notare Italo Calvino – un classico non ha mai finito di dire ciò che ha da dire[1], ma anche perché – come scriveva Giuseppe Pontiggia – di fronte ai classici, che sono “contemporanei del futuro”[2], dobbiamo chiederci se riusciamo a sintonizzarci con quanto prefigurano.
Quindi possiamo leggere Clinica del vuoto in tre modi. Il primo consiste nello studio di un libro di psicoanalisi. Il secondo modo riguarda la traiettoria di ricerca di Recalcati e allora possiamo scorgere in Clinica del vuoto i nuclei teorici che l’autore ha sviluppato nelle sue opere successive (per esempio, nelle pagine 201-203 troviamo una serie di riflessioni su Joyce che esprimono il battito concettuale che anima la riflessione recalcatiana sull’arte e sul miracolo della forma).
Infine, nella terza modalità di lettura siamo guidati dalle questioni della clinica di oggi e ci rivolgiamo verso quegli aspetti di Clinica del vuoto che continuano a interrogarci perché non si lasciano integrare nel quadro teorico a cui ci siamo abituati. In questo terzo modo ci troviamo di fronte al Reale della clinica e di fronte al Reale del testo recalcatiano. E così il vuoto centrale, che abbiamo ereditato in Jonas, diventa l’occasione per aver fiducia nella nostra ricerca, che è una ricerca dove ciascun socio può anche scoprire il suo taglio psicoanalitico.
[1] I. Calvino, Perché leggere i classici, Mondadori, Milano 1991.
[2] G. Pontiggia, I contemporanei del futuro. Viaggio nei classici, Mondadori, Milano 1998.











