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La scansione della seduta ha un effetto su ciò che l’analizzante dirà nella seduta successiva.

La variabilità del tempo della seduta e la logica della punteggiatura

Se il tempo della seduta segue il principio della scansione dei significanti, secondo unità semantiche, allora la seduta può fermarsi su un significante o una serie di significanti che appaiono molto significativi.

Secondo la logica della punteggiatura l’interruzione della seduta intende focalizzare l’attenzione su alcuni significanti che sembrano custodire una valenza emotiva e relazionale molto significativa. Ci si ferma proprio su alcune parole o frasi perché le si vogliono “fotografare” senza farle defluire insieme alle parole seguenti, parole che magari potrebbero spiegare meglio il senso di ciò che il paziente stava dicendo, ma proprio a causa della spiegazione diluirebbero la pregnanza e la vivacità di quei significanti. Se invece alcuni significanti vengono istantaneamente colti e isolati prima di essere spiegati, allora possono assumere una valenza semantica molto più incisiva. Ecco a cosa serve l’interruzione della seduta. Si tratta di un modo per stimolare e orientare l’attenzione dell’analizzante sul suo discorso.

Dopo i primi incontri, alcuni pazienti (nevrotici) iniziano a cogliere la logica della scansione-punteggiatura della seduta e commentano: “Lei mi interrompe sempre sul più bello”. Altri aggiungono: “Sembra quasi come nelle serie tv o come l’intervallo tra il primo e il secondo tempo di un film”. E nel momento in cui un analizzante si accorge di questa logica, inizia a prevedere, se lo aspetta quasi, il momento in cui ci si fermerà, perché sarà un momento in cui, insieme, analizzante e analista capiscono che quelle parole pronunciate stanno esprimendo in forma condensata una verità attorno a cui il discorso stava girando da un po’. È un momento aurorale e, al tempo stesso, il culmine di un processo di elaborazione.

La scansione della seduta ha un effetto su ciò che l’analizzante dirà nella seduta successiva, perché molto spesso saranno proprio le ultime parole dette a stimolare le associazioni, le riflessioni o i sogni che avvengono tra una seduta e l’altra. Alcune volte le ultime parole dette fanno venire in mente al paziente, quando si trova appena fuori dallo studio, delle associazioni inedite che gli aprono nuovi punti di vista su ciò che sembrava sempre uguale a sé stesso. Oppure, dopo la seduta, riemergono dei ricordi a cui il paziente non pensava da tempo perché erano troppo dolorosi o al contrario perché gli sembravano irrilevanti, ma dopo le ultime parole compaiono con una luce (o un’ombra) differente.  

Ovviamente, la scansione dei significanti e tutto ciò che si attiva tra una seduta e l’altra accade con grande frequenza anche all’interno della singola seduta.

La logica della punteggiatura entra in azione non solo attraverso la scansione del tempo della seduta.

Oltre all’interruzione della seduta su un certo significante, l’analista può avvalersi – ed è ciò che succede molto spesso – della possibilità di sottolineare le parole del paziente.

Troviamo una funzione analoga alla sottolineatura, in quella che Bollas chiama la “celebrazione dell’analizzando”, che consiste in un tipo di intervento che non vuole cogliere il significato latente delle parole del paziente, ma intende piuttosto celebrare il gioco simbolico-pulsionale che il paziente sta realizzando nel lavoro analitico: “Sono convinto che il falso Sé del paziente possa essere analizzato. Al contrario, non penso che sia possibile né desiderabile analizzare il vero Sé, che può soltanto essere celebrato. Questo è il punto in cui mi caccio nei guai con alcuni dei miei colleghi psicoanalisti, secondo i quali starei compiacendo il paziente o abbandonando l’analisi. Non credo di star facendo questo. Penso invece che, in certi momenti, sia molto importante supportare e celebrare la visione che il paziente ha dell’analista e della situazione analitica come un oggetto” (Bollas, Solitudine essenziale, 2023, p. 42).

Se analista e analizzante si alleano per lavorare insieme seguendo la logica della punteggiatura, allora l’interruzione della seduta non viene percepita, dai pazienti, come un atto arbitrario dell’analista. Nel corso del tempo sono proprio i pazienti che sanno quasi prevedere il momento in cui la seduta si fermerà, perché mentre parlano si accorgono che quel significante che sta emergendo è diverso da tutti gli altri e si sta presentando quasi inavvertitamente, come una sorpresa o un insight che viene prodotto dal discorso delle libere associazioni.

Per qualche spunto in più guarda questo video sull'inconscio tra parola piena e parola vuota.

Psicoterapeuta Torino
Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.
La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.
I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

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