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Psicoanalisi lacaniana


L’analista fa rispettare la regola fondamentale

L’analista fa rispettare la regola fondamentale

Il desiderio è il resto che non si può soddisfare sul piano della domanda, è ciò che del bisogno rimane non metabolizzato dall’effetto del significante. Nella metaforizzazione che la domanda opera sul bisogno rimane qualcosa di inassimilabile, questo resto è ciò che Lacan chiama desiderio, il desiderio è il cogito che Freud colloca nell’inconscio. In tale dimensione Lacan riconosce un funzionamento che non segue il principio di realtà, vi reperisce piuttosto la priorità del principio di piacere, principio di una traiettoria libidica che porta con sé il peso della realtà sessuale.

Lacan afferma che le due dimensioni separate (significante e realtà sessuale) trovano la loro via di congiunzione attraverso il desiderio. In altre parole, il piano del linguaggio si congiunge con quello della realtà sessuale: il desiderio – in quanto effetto del significante sul soggetto e in quanto residuo inassimilabile alla domanda – segna infatti questo punto di giunzione[1].

Lacan si chiede da dove venga questo desiderio che fa entrare la realtà sessuale nel campo costituito dalle parole e dice che il desiderio in questione è quello dell’analista[2]. Se il transfert è indipendente dalla psicoanalisi[3], non è invece così per l’inconscio. L’esistenza dell’inconscio dipende dalla presenza dell’analista, è la funzione svolta dall’analista a provocarne la nascita[4]. La presenza dell’analista è quindi inclusa nella manifestazione dell’inconscio[5].

A tal proposito possiamo riprendere l’affermazione che Lacan proponeva già nelle Direzione della cura, quando rispetto al maneggiamento del transfert avvertiva che il ruolo dell’analista consiste nel far rispettare la regola fondamentale. Ebbene, la posizione dello psicoanalista è correlativa a un desiderio che intende preservare la possibilità di un’articolazione significante proprio laddove la catena associativa si interrompe. Il desiderio dell’analista è quella funzione che nella cura istituisce la possibilità di un sapere inconscio.

Se prendiamo come riferimento il triangolo del transfert, allora sull’asse analista-inconscio entra in azione il desiderio dell’analista come funzione che sostiene l’ipotesi di un sapere nel punto di inciampo del testo dell’analizzante. Il desiderio dell’analista è il nesso tra la realtà sessuale dell’inconscio e l’inconscio strutturato come un linguaggio, perché si fa garante del posto del soggetto supposto sapere. Il soggetto supposto sapere occupa lo iato tra l’emersione dell’esperienza del reale e un suo possibile effetto di significazione. È in questo momento che in una cura il movimento transferale transita dalla chiusura dell’inconscio verso l’apertura dell’inconscio.

 
 
 

[1] Lacan raffigura «il desiderio come luogo di congiunzione del campo della domanda, nel quale si presentificano le sincopi dell’inconscio, con la realtà sessuale» [J. Lacan, Il seminario, Libro XI, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (1964), cit., p. 152].
[2] «Qual è questo desiderio? Pensate forse che io voglia indicare qui l’istanza del transfert? Sì e no. Vedrete che la cosa non va da sé, se vi dico che il desiderio di cui si tratta è il desiderio dell’analista» [J. Lacan, Il seminario, Libro XI, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (1964), cit., p. 152].
[3] «Il transfert è un fenomeno essenziale, legato al desiderio come fenomeno nodale dell’essere umano, che è stato scoperto prima di Freud. Esso è stato perfettamente articolato – ho impiegato gran parte di un anno consacrato al transfert per dimostrarlo – con il più estremo rigore, in un testo in cui si dibatte dell’amore, parlo del Simposio di Platone» [J. Lacan, Il seminario, Libro XI, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (1964), cit., p. 227].
[4] «Il desiderio dello psicoanalista è la sua enunciazione, la quale può effettuarsi soltanto a condizione che esso intervenga nella posizione della x» [J. Lacan, Proposta del 9 ottobre 1967 sullo psicoanalista della Scuola, in Altri scritti, cit., p. 249].
[5] «La presenza dell’analista è essa stessa una manifestazione dell’inconscio […] anche questo deve essere integrato nel concetto di inconscio» [J. Lacan, Il seminario, Libro XI, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (1964), cit., p. 123].

Per approfondimenti si rimanda al libro Teoria e tecnica della psicoanalisi lacaniana

 

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