E-mail
info@nicoloterminio.it
Telefono
Via Barbaroux, 9
10122 Torino
Il delirio transitorio di tipo paranoico del borderline mira a far rivivere al terapeuta la condizione in cui si era ritrovato nell’infanzia.

Di cosa parlano i deliri del borderline?

In alcuni studi il deficit di comprensione delle intenzioni dell’Altro che manifesta il soggetto borderline viene accomunato alle difficoltà dei soggetti psicotici nel decodificare i segnali relazionali dell’Altro.

Il paragone viene sollecitato dal fatto che anche nella clinica borderline possono essere osservati dei fenomeni deliranti: sotto stress il borderline può presentare un’ideazione paranoica. La comunanza che viene registrata sul piano fenomenico deve però essere accompagnata da un ragionamento sulla differenza strutturale tra borderline e psicosi. È a livello strutturale che si può cogliere la logica clinica che differenzia fenomeni psicopatologici in apparenza simili. 

Indice

 

Common sense e trauma

Le ragioni per differenziare il meccanismo psicopatologico alla base del deficit di mentalizzazione del borderline risiedono nel diverso rapporto con la dimensione del linguaggio.

Nel borderline è in atto un meccanismo che riguarda la logica della dissociazione, mentre nella psicosi osserviamo le conseguenze della forclusione.

Nel borderline a differenza della psicosi schizofrenica (o paranoica) non riscontriamo una compromissione della dimensione semantica che fonda il rapporto con il mondo, viene invece bloccata la possibilità di una costruzione degli eventi traumatici in una trama narrativa coerente.

Nella psicosi viene compromesso l’ancoraggio al senso comune (common sense), che si configura come il presupposto della capacità di interpretazione dei segnali che vengono trasmessi e scambiati nelle interazioni umane. Nell’esperienza psicotica il delirio e altre forme di sintomi positivi, come per esempio le allucinazioni, sono l’effetto di questo mancato ancoraggio: il soggetto delira, si muove cioè fuori dal solco del senso comune, perché prova a costruire un’interpretazione del suo essere nel mondo e nelle relazioni senza potersi però appoggiare a un bacino semantico comune.

Anche il borderline può delirare e questa osservazione spinge molti clinici e ricercatori a sovrapporre borderline e psicosi.

Nel caso del borderline però le cause dell’andare fuori dal solco comune nell’interpretazione delle intenzioni dell’Altro non sono riconducibili a una mancata partecipazione alla dimensione condivisa del senso. Nel borderline il delirio si configura piuttosto come l’esito del non essere mai stato ascoltato riguardo alle condizioni traumatiche a cui è stato sottoposto nel corso del suo sviluppo.

Inoltre, il borderline manifesta la sua difficoltà a costruire una trama anche quando delira: i suoi deliri non durano, sono transitori, volatili, inconsistenti; sono contingenti a certi momenti in cui il soggetto si paranoicizza rispetto alle intenzioni dell’Altro, ma si tratta comunque di momenti che scompaiono come un brutto temporale e una volta svanita l’intensità emotiva le costruzioni deliranti si rivelano come un castello di sabbia invece che come un edificio in grado di dare ospitalità all’erranza semantica che rileviamo nelle esistenze psicotiche.

 

Un'accusa transitoria rivolta all'Altro

Nella psicosi il delirio paranoico vuole diventare, e in alcuni casi diventa, un edificio che dà un posto al soggetto mettendolo al riparo dalla volontà maligna dell’Altro. Differentemente, nel borderline il delirio si presenta come un’accusa transitoria verso l’Altro, un’accusa che sicuramente scuote l’Altro provocandogli delle sensazioni estreme, ma il fine del borderline non è quello di mettere una distanza tra sé e l’Altro, stabilendo chi ha ragione e chi ha torto, chi è cattivo e chi è puro.

Alla base del delirio del borderline non c’è il “postulato di innocenza” (Recalcati, 2016) che invece troviamo nella psicosi paranoica.

Il borderline quando accusa l’Altro sta cercando di trasferirgli le sensazioni di colpevolezza che ha provato nella relazione con il suo caregiver durante l’infanzia.

Il delirio transitorio di tipo paranoico del borderline mira a far rivivere al terapeuta la condizione in cui si era ritrovato nell’infanzia.

L'Altro del borderline è stato traumatico anche perché nei momenti di agitazione e disregolazione emotiva ha attribuito la colpa al soggetto. Durante l’infanzia e nel corso dello sviluppo, il borderline si è sentito attribuire la responsabilità dello stato emotivo dell’Altro: per esempio, un genitore agitato e nervoso o addirittura in uno stato alterato di coscienza dovuto all’uso di sostanze stupefacenti, invece di calmarsi autoregolandosi, può scatenare la propria furia sul figlio (o figlia) dicendo che è proprio il figlio ad aver causato quell’impeto emotivo. È questa la confusione in cui si è trovato il borderline e che inconsciamente cerca di far rivivere al terapeuta nel corso di una seduta.

 

Controtransfert e richiesta di aiuto

Se nella clinica della nevrosi il soggetto può collocare il terapeuta nel posto dell’Altro suscitandogli un controtransfert che assomiglia ai vissuti che provano gli altri quando interagiscono con il paziente, nella clinica borderline invece il controtransfert del terapeuta – che viene sicuramente sollecitato quando viene preso di mira dal delirio transitorio del paziente – assomiglia al vissuto che il paziente ha provato di fronte a un Altro che lo ha traumatizzato rendendolo ostaggio di una furia emotiva di cui il paziente non aveva alcuna responsabilità.

Trauma e confusione sono due delle conseguenze dell’attaccamento traumatico che il borderline può cercare di risolvere attraverso la proiezione paranoica di cui investe il terapeuta nella transitorietà del suo delirio.

Da questo punto di vista nel delirio del borderline troviamo un tentativo di soluzione per un problema ben diverso da quello di un soggetto psicotico. Nella psicosi il delirio cerca di supplire alla mancata iscrizione della funzione del Terzo (lacanianamente lo definiamo come il significante del Nome del Padre), nella clinica borderline il delirio cerca invece di dar voce a una scena traumatica reclamando la presenza di un Terzo che finalmente possa accorgersi e validare il suo grido di aiuto, un grido che è rimasto fuori dal discorso dell’Altro perché l’Altro del borderline invece di offrire la traduzione dei bisogni del soggetto in un discorso, lo ha inondato con uno sciame emotivo traumatico.

 

Il Terzo della psicosi e il Terzo del borderline

Osserviamo dunque una compromissione della funzione del Terzo sia nel borderline sia nella psicosi, ma nel borderline si tratta del Terzo che avrebbe dovuto stabilire delle condizioni di sicurezza nella relazione tra il soggetto e l’Altro, introducendo, per esempio, la differenza tra il linguaggio della tenerezza e quello della passione (Ferenczi, 1932), tra la funzione dell’Altro come contenitore emotivo dei vissuti del bambino e la distorsione dell’Altro come fattore di disregolazione per il bambino.

Nella psicosi invece Il Terzo non è entrato in funzione in quanto presupposto implicito che fonda la possibilità di intendersi nelle relazioni umane.

Per lo psicotico le intenzioni degli altri, per esempio quando raccontano delle barzellette o quando fanno delle battute di spirito, risultano imperscrutabili perché manca l’ancoraggio a un common sense che consentirebbe di interpretare messaggi ambigui che non possono essere intesi attraverso una codifica letterale perché richiedono un’inferenza.

Il cosiddetto Nome del Padre – che nella psicosi è forcluso, cioè non si è iscritto – è quel punto di ancoraggio al common sense che permette al soggetto di interpretare le intenzioni degli altri facendo riferimento a una sorta di enciclopedia di significazioni possibili. Senza questo ancoraggio al common sense il soggetto è predisposto a formulare le sue inferenze andando oltre quella gamma di significazioni che all’interno di una certa cultura vengono considerate pertinenti o possibili. Sotto alcuni aspetti, la creatività del delirio può essere considerata come una conseguenza di questo disancoraggio: se mancano i vincoli comuni per le possibili significazioni con cui possono essere interpretate le intenzioni degli altri, allora possono essere formulate molte più spiegazioni intenzionali sui segnali che trasmettono gli altri, spiegazioni che, per chi è installato nel senso comune, appaiono eccessivamente fantasiose, bizzarre o sconclusionate.

Nella clinica borderline il soggetto pur essendo installato nel common sense non riesce a intendere le intenzioni degli altri perché nel corso del suo sviluppo l’iperattivazione emotiva indotta dall’Altro traumatico non gli ha consentito di sentirsi al sicuro per esplorare le intenzioni dell’Altro. Il deficit di mentalizzazione deriva dunque da un attaccamento traumatico a cui il soggetto ha fatto fronte attraverso meccanismi dissociativi che gli hanno consentito di estranearsi da un eccesso emotivo intollerabile e non simbolizzabile. La dissociazione, come via di fuga quando non si hanno vie di fuga, pur alleviando il Reale traumatico consegna però il soggetto a una logica di funzionamento che lo situa al di qua del discorso. E senza discorso, senza il discorso dell’Altro, il trauma rimane come un grido di aiuto inascoltato e a volte può trovare voce solo attraverso i balbettii semantici di un delirio transitorio.

*** ***

Per approfondire la diagnosi differenziale tra psicosi e borderline, tra i libri di Nicolò Terminio, si rimanda a Lo sciame borderline. Trauma, disforia e dissociazione, pref. di M. Recalcati, Raffaello Cortina editore, Milano 2024.
 
Per qualche spunto in più guarda questo video sul delirio come sasso in bocca del significante.

 

Delirio come sasso in bocca del significante, paranoia significato, paranoico significato

  

Psicoterapeuta Torino
Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.
La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.
I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

PROFILO SCIENTIFICO ››
CONTATTI ››

Nuove pubblicazioni

Video

nicolo-terminio-psicologo-psicoterapeuta-torino.png
Contatti
Via Barbaroux, 9
10122 Torino

info@nicoloterminio.it

+39 011 0437843

© 2026 Dott. Nicolò Terminio
Psicoterapeuta Psicologo Torino
P. IVA 01754780854

sitemap  privacy  cookie  seo

__Nuovo libro

Lo sciame borderline Nicolò Terminio

__Video sullo sciame borderline