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Psicoanalisi lacaniana

Il desiderio non è un bisogno

Il desiderio è legato alla qualità della relazione con l’Altro e la soddisfazione del desiderio non si ferma al piano dei bisogni. Il valore del legame con l’Altro è infatti caratterizzato dal riconoscimento e dall’attenzione che l’Altro ci rivolge. Sin dalle prime esperienze di vita, dipendiamo dal modo in cui siamo pensati e accuditi dall’Altro.
L’analista si fa sembiante dell’oggetto a

Nel transfert il desiderio dell’analista non implica soltanto il passaggio dal Reale al Simbolico. Il desiderio dell’analista introduce anche la dimensione pulsionale dell’inconscio nello scorrere della catena significante. La presenza dell’analista deve mostrare quell’aspetto di interferenza che si insinua nell’autómaton significante per via della tuché del reale. L’analista deve cioè assumere le sembianze di quella parte non simbolizzata che viene indicata dal concetto di godimento.
L’Uno e l'Altro in psicoanalisi

Nella psicoanalisi lacaniana l’Uno è ciò che non si rapporta a niente e rispetto a cui il soggetto si costituisce come risposta che inventa l’Altro. È a tal proposito che diventa più opportuno riferirsi non al concetto di soggetto ma a quello di parlessere, termine che Lacan introduce per pensare non al vivente fatto dal rinvio dell’articolazione significante, quanto al vivente fatto dalle incisioni di uno "sciame di significanti" che rappresentano l’irruzione di un godimento non collegato alla trama dell'Altro. Il parlessere non è in rapporto con il linguaggio ma con "lalingua”, altro neologismo lacaniano per indicare lo spostamento dal paradigma Tutto-Eccezione.

L’analista fa rispettare la regola fondamentale

Il desiderio è il resto che non si può soddisfare sul piano della domanda, è ciò che del bisogno rimane non metabolizzato dall’effetto del significante. Nella metaforizzazione che la domanda opera sul bisogno rimane qualcosa di inassimilabile, questo resto è ciò che Lacan chiama desiderio, il desiderio è il cogito che Freud colloca nell’inconscio.
Nel primo Lacan il significante fallico è stato lo strumento concettuale per render conto dei rapporti tra la dimensione del desiderio e il linguaggio.

Il Nome-del-Padre non coincide con il padre reale, corrisponde piuttosto alla funzione paterna. Nell’orientamento lacania­no il Nome-del-Padre è un operatore psichico che consente al soggetto di accedere alla fun­zio­­­ne simbolica, alla possibilità cioè di dare un senso all’esperienza. A rigore, il Nome-del-Padre è la condizione di possibilità perché un soggetto diventi soggetto d’esperienza, di un’esperienza propriamente umana, che per Lacan significa avere una trama significante.

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