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Psicoanalisi e fenomenologia

Nell’incontro con una donna – come dice Lacan – un uomo trova l’ora della sua verità.

Panico e verità

La differenza tra l’erranza del borderline e l’erranza del godimento assoluto ci permette di capire che la clinica dei nuovi sintomi si caratterizza come una difesa dal Reale, sebbene ponga in primo piano il ricorso all’agito per mitigare le intemperanze del Reale.

Da questo punto di vista possiamo comprendere perché l’autolesionismo non sia una pratica di godimento dove l’Uno prevale sull’Altro, ma esprima piuttosto un trattamento non-Simbolico del godimento del corpo.

Nella clinica del vuoto il soggetto è senza un Altro strutturato e allora il nostro primo compito terapeutico consiste nella riabilitazione della trama dell’Altro.

Indice

La deviazione del panico

Una volta ristabilita la trama dell’Altro anche gli attacchi di panico – che solitamente vengono compresi tra i nuovi sintomi – possono apparire come uno scudo che protegge il soggetto dalla vita del corpo. Sicuramente non è un’evidenza a cui un soggetto può accedere subito e intuitivamente perché proprio gli attacchi di panico traumatizzano la stabilità della vita.

Nelle crisi di panico la vita del corpo disattiva ogni capacità di simbolizzazione e diventa talmente ingovernabile da far sentire le persone in procinto di morire. In analisi un paziente può avvertire che l’attacco di panico fissa un limite all’esposizione di sé di fronte all’ignoto.

L’attacco di panico diventa il fedele antidoto all’incontro con la vita perché anticipa l’approssimarsi del godimento assoluto del corpo. Se infatti si contestualizza il momento in cui emerge l’attacco di panico, si può comprendere quanto quella crisi sia innanzitutto un appello all’Altro, un modo di chiedergli aiuto per domare e capire un eccesso inspiegabile della vita del corpo. L’attacco di panico si configura allora come una deviazione dal tragitto che porterebbe verso il godimento assoluto del corpo.

Prendere il volo da solo

Un paziente parlava della paura di prendere il volo da solo. Prendere il volo da solo significava non aver più bisogno del parere degli altri e non farsene più schiacciare. Per descrivere la sua situazione aveva utilizzato l’immagine del nido, della difficoltà a fare il primo volo, del voler lasciare il nido e del volervi rimanere allo stesso tempo.

Tradire la sua ragazza – che era vissuta più come una madre che come una donna – era il modo che aveva trovato per non rinunciare all’eccitazione del proibito mantenendo comunque la possibilità di ritornare indietro.

Tradire era un modo per uscire dal nido ma assicurandosi di poterci ritornare. Ed è stato proprio in questo frangente che il paziente aveva collegato la sua dipendenza dal nido con la dipendenza dal parere degli altri: in entrambi i casi viene messo in gioco lo stesso bisogno di trasferire nel campo dell’Altro l’esperienza del Reale che si prova nell’incontro con una donna.

E se nell’incontro con una donna – come dice Lacan – un uomo trova l’ora della sua verità, sappiamo anche che si tratta di una verità muta perché riguarda una piega dell’esistenza che non aspetta nessuna spiegazione, dato che l’ultima parola sul godimento confluisce nel silenzio.

 

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