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Lo psicotico vive tutto ciò che sperimentiamo a livello del senso comune come non scontato.

Cosa impariamo dalla psicosi?

Il tema della psicosi mi riporta al secondo anno di Università a Urbino, quando per la prima volta, in occasione di un seminario organizzato dal Prof. Guido Sala (docente di Psicologia dinamica), sentii parlare Arnaldo Ballerini e Mario Rossi Monti della perdita dell’evidenza naturale.

Per me fu una folgorazione immediata e credo che tutto quello che ho poi compreso della psicosi, continuando a studiare e incontrando i pazienti, ruoti attorno a quel concetto messo in luce da Blankenburg nel libro La perdita dell’evidenza naturale.

Alla fine di quel seminario mi rivolsi al Prof. Sala e mentre eravamo già fuori dall’Aula magna gli chiesi ancora qualche spiegazione. E così per illustrarmi in cosa consistesse la perdita dell’evidenza naturale mi disse di provare a immaginare che in quel momento noi davamo per scontato di avere il pavimento sotto i piedi, invece per i pazienti psicotici non lo era affatto.

Lo psicotico vive tutto ciò che sperimentiamo a livello del senso comune come non scontato. Per lo psicotico le condizioni di possibilità della nostra esperienza di senso sono messe in discussione.

Ecco cos’è quel pavimento sotto i piedi che manca allo psicotico: il common sense. E tutto ciò ha delle ripercussioni non soltanto sul piano della significazione e dei rapporti intersoggettivi, ma anche sulla possibilità di sentirsi dei soggetti incarnati nella propria esperienza corporea. 

Negli anni successivi, dopo aver approfondito l’argomento, ho scelto di fare una tesi di laurea nella cattedra di Psicologia clinica di Rossi Monti, rivolgendo la mia attenzione a una questione lasciata ancora aperta dal lavoro di Blankenburg. Ne La perdita dell’evidenza naturale Blankenburg aveva lasciato in sospeso una questione che, seguendo il suo metodo fenomenologico, non poteva sviluppare. Si trattava del ruolo dell’Altro nel nucleo basale della psicosi. Qual è il ruolo dell’Altro? Nel suo libro Blankenburg fa un piccolo cenno al contributo di Eric Erikson riguardo alla fiducia di base.

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Erikson è un autore a cui possiamo riferirci non solo seguendo le riflessioni di Blankenburg, ma anche attraverso la prospettiva sul “famigliare” sviluppata da Eugenia Scabini e Vittorio Cigoli. Erickson è stato il primo a mettere in luce il concetto di “generatività”, un concetto che risulta fondamentale nel lavoro clinico di Corrado Pontalti. Inoltre Erikson è l’autore a cui fa riferimento Otto Kernberg quando illustra la condizione dei pazienti borderline specificando la caratteristica “diffusione dell’identità” che pervade la loro esperienza.

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Per qualche spunto in più guarda questo video su Sogno ed esistenza di Ludwig Binswanger.

 

Le parole e le cose di Michel Foucault

 

Psicoterapeuta Torino
Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, lavora come psicoanalista a Torino.
La pratica psicoanalitica di Nicolò è caratterizzata dal confronto costante con la ricerca scientifica più aggiornata.
Allo stesso tempo dedica una particolare attenzione alla dimensione creativa del soggetto.
I suoi ambiti clinici e di ricerca riguardano la cura dei nuovi sintomi (ansia, attacchi di panico e depressione; anoressia, bulimia e obesità; gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze) e in particolare la clinica borderline.

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