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Psicoanalisi e fenomenologia

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Il trauma può essere un'esperienza sconvolgente da cui il soggetto può difendersi costruendosi dei rifugi mentali.

Il trauma evidenzia l’impatto che gli avvenimenti della vita possono svolgere nello sviluppo dell’identità e nell’origine dei fenomeni psicopatologici. Il trauma rappresenta l’alterazione e la disarmonia sempre possibile tra il soggetto e il suo mondo (affettivo, relazionale, fisico, ecc.).

 La perdita dell’evidenza naturale

Studiare i classici della psicopatologia fenomenologica è ancora oggi un esercizio ineludibile tanto per ogni apprendista in psicoterapia quanto per ogni clinico di lunga esperienza.
Tra le pietre miliari della letteratura antropo-fenomenologica spicca La perdita dell’evidenza naturale di Wolfgang Blankenburg, un testo che ci permette, ancora oggi, di confrontarci con la questione clinica della psicosi.
 
Nella psicopatologia classica il sentimento di estraneità (BEfremdung) che lo psichiatra prova di fronte all’“estraneazione” (ENTfremdung) del suo paziente è stato il criterio con cui definire l’incomprensibilità della psicosi.

Nella psicopatologia classica il “sentimento di estraneità” (BEfremdung) che un clinico prova di fronte all’“estraneazione” (ENTfremdung) del paziente è stato il criterio con cui definire l’incomprensibilità della psicosi. Tale atteggiamento però ha relegato lo psicotico in un mondo a noi estraneo, inaccessibile.

La filosofia è un esercizio da praticare in una relazione.

Il libro Cosa si fa quando si fa filosofia? di Rossella Fabbrichesi è scritto “per tutti e per nessuno” e così anche chi non ha dedicato la propria vita alla vocazione filosofica può rintracciarvi alcuni elementi decisivi per la propria pratica. La filosofia viene infatti presentata come un sapere vivente che trova la propria specificità nel suo farsi, nel suo prendere corpo in una serie di pratiche che trasformano il sapere in opera viva.

La coscienza riflessiva è il livello più sofisticato e presuppone uno stato di vigilanza adeguato e un ancoraggio nel sentimento di sé.

Nella prospettiva fenomenologico-dinamica la coscienza può essere definita come una “vulnerabile regia dell’esserci” (G. Stanghellini, M. Rossi Monti, Psicologia del patologico. Una prospettiva fenomenologico-dinamica, p. 316). Certamente questa definizione coglie quegli aspetti dell’identità narrativa collegati ai nostri vissuti e in particolar modo al sapore emotivo-affettivo che permea il significato dell’esistenza

Il campo relazionale della scrittura clinica è lo stesso campo dell’esperienza psicoanalitica. La scrittura clinica come la psicoanalisi giocano sullo stesso campo.

Perché si scrive? La domanda così formulata mette subito in risalto la questione del soggetto coinvolto nella scrittura. Se facciamo attenzione alla particella si del “si scrive” siamo condotti di fronte a un secondo interrogativo racchiuso nel primo: chi o cosa si scrive?

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