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Adolescenza, educazione e famiglia

La funzione riflessiva consente al bambino, così come all’adulto, di sperimentare gli stati affettivi dell’Altro su un piano simbolico.

I filosofi della mente indicano con il concetto di posizione intenzionale la facoltà di attribuire credenze, aspettative e motivazioni a sé stessi e agli altri. L’acquisizione di una teoria della mente (mentalizzazione), secondo gli psicologi dello sviluppo, avviene intorno al secondo-terzo anno di vita, richiedendo al bambino la consapevolezza di sé, la capacità di far finta (ben evidenziata nel gioco) e la capacità di distinguere la realtà materiale da quella psichica.

La ripetizione dei modelli di attaccamento è il punto focale di una psicoterapia e la dimensione che può essere cambiata attraverso una nuova narrazione.

La storia di ciascuno di noi è caratterizzata dalla ripetizione di modelli passati che abbiamo appreso in un’epoca precoce della nostra vita: è questa la versione dell’inconscio inteso come ripetizione dei modelli operativi interni.

La psicoterapia si focalizza sulla ripetizione dell’inconscio per aprire la possibilità di un nuovo corso della storia soggettiva. Il fine di una cura psicoanalitica consiste infatti nell’introduzione di uno iato tra le generazioni, per permettere al soggetto di dare un nuovo destino al marchio lasciato dalla relazione di attaccamento con l’Altro.

La relazione d’attaccamento rimanda al ruolo imprescindibile che l’Altro svolge nello sviluppo del Sé e nella trasmissione di una trama intergenerazionale.

La teoria dell’attaccamento nasce agli inizi della seconda metà del Novecento con l’opera di uno psicoanalista londinese: John Bowlby. Quest’ultimo formula le linee principali del suo percorso teorico tentando di superare i limiti che ritrova nel pensiero psicoanalitico del suo tempo, che appare dominato dalle concettualizzazioni di Anna Freud e Melanie Klein [Cfr. J. Holmes (1993), La teoria dell’attaccamento, Cortina, Milano 1994].

 Uno dei compiti evolutivi dell’adolescenza è allora quello di integrare l’immagine di sé con il corpo che cambia.

In adolescenza, la relazione con l’Altro va incontro a delle notevoli perturbazioni, che esprimono delle esigenze ambivalenti: il soggetto oscilla infatti tra la spinta verso la separazione e la necessità del vincolo. L’esigenza di separarsi dal vincolo che lo lega alle aspettative dell’Altro è concomitante alla necessità di sentirsi ancora integrato nel contesto familiare. L’adolescente vuole scoprire attivamente il significato di ciò che assomiglia alla felicità.

Come motivare e far lavorare efficacemente gli studenti?

Sappiamo che nei libri di Daniel Pennac l’attenzione viene puntata sul piacere e il desiderio della lettura [cfr. Come un romanzo (1992) e Diario di scuola (2007)]. Nel libro La scuola raccontata al mio cane (2004) di Paola Mastrocola possiamo invece cogliere delle annotazioni che ci dicono quanto sia importante il senso del dovere. La Mastrocola è contraria a «un eccesso di pennacchismo» che oggi sembra attraversare la scuola, inducendo una prevalenza del piacere sul dovere di leggere.

La famiglia è una struttura complessa che vincola il soggetto.

Il bambino rappresenta la verità del legame che unisce i due genitori. Nella psicoanalisi lacaniana la famiglia è una struttura complessa per opera della quale ogni soggetto si trova vincolato ad una costellazione originaria i cui elementi si ripetono di generazione in generazione, come il testo di una storia genealogica [cfr. Lacan (1938), I complessi familiari nella formazione dell'individuo].
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